| Una sbiadita immagine, Archivio ACAdeMI, dei primi del Novecento, riprende uno scorcio di via Torino e la facciata della chiesa di San Giorgio al Palazzo |
Lungo la via Torino, a man destra sopraggiungendo da piazza del duomo, si apre un piccolo slargo in testa al quale ci accoglie la facciata settecentesca di San Giorgio al Palazzo, chiesa le cui origini vengono attestate all'anno 750, per interessamento del vescovo Natale che si avvalse di una donazione del Re Liutprando, intitolandola a San Giorgio di Cappadocia, santo molto caro alla popolazione Longobarda. Quanto al palazzo citato nel nome potrebbe essere riferito al fatto che la chiesa venne edificata sui resti del palazzo voluto da Diocleziano qual sede del Tetrarca che avrebbe dovuto governare quella parte di Impero avente Milano come capitale, altra ipotesi fa riferimento al vicino palazzo imperiale costruito da Massimiano nel III° secolo d.C.
Fra le tante opere che impreziosiscono San Giorgio al Palazzo, spicca un notevole ciclo di affreschi dedicati ad episodi della Passione di Cristo che fanno bella mostra di sè nella piccola cappella, poco più di una nicchia, dedicata al Santissimo Sacramento, con volta a botte ed un piccolo altare di marmo.
Fu il famoso pittore Bernardino Luini a ricevere l'incarico di realizzare questi affreschi sulla vita di Gesù per la chiesa, era il 1516 ed il nostro artista, poco più che trentenne, si diede al lavoro di buona lena e valente maestria. I lavori proseguivano a ritmo sostenuto tanto che il pittore chiamò l'arciprete per fargli ammirare da vicino i particolari della sua opera.
Il vecchio prete salì sopra un'impalcatura, raggiunse la zona degli affreschi, ma poco dopo precipitò nel vuoto, morendo sul colpo. Non si sa di preciso che cosa accadde: secondo alcuni il prelato aveva criticato il lavoro del pittore e questi, furioso, lo aveva scaraventato giù dall'impalcatura uccidendolo; per altri era stato il prete che un po' maldestramente aveva messo un piede in fallo ed era rovinato a terra. In città non si parlava d'altro e i milanesi si erano divisi fra innocentisti e colpevolisti. Bernardino Luini, stanco delle dicerie sul suo conto, decise di andarsene a Monza e di non fare più ritorno in città, cosa che però avvenne per nostra fortuna qualche anno dopo donandoci le meravigliose pitture del Monastero Femminile di San Maurizio Maggiore in corso Magenta.
Della fuga precipitosa di Bernardino Luini da Milano in direzione terre venete v'è citazione nelle cronache del tempo ma senza che siano riferiti i motivi di tale improvvisa decisione, il che parrebbe legittimare che il succitato episodio fosse realmente avvenuto.
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I lavori rimasero in sospeso per parecchio tempo, prima di venire conclusi da Achille Funi intorno agli anni Trenta del Novecento, pare che anche questo pittore ebbe ad invitar l'arciprete preposto alla chiesa a salire sull'impalcatura per ammirare la conclusione dell'opera da vicino.
Non fosse mai detto il prete espresse un fortissimo, e sentitissimo, diniego, si rifiutò perciò con rigorosa fermezza: "Grazie professore, disse, vedo benissimo anche da qui", e se ne stette con i piedi per terra, molto più al sicuro.







