mercoledì 30 gennaio 2019

La Misteriosa Cappelletta di via Trasimeno di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Scorcio di via Trasimeno in una foto del 1965 nella quale si riconoscono la Cascina Gatti e la cascina Cattabrega


In via Trasimeno, Crescenzago, più precisamente nel quartiere Adriano, di fronte al civico numero 84/7, all'interno di un gradevole piccolo parco, fa bella mostra di sè una curata cappelletta che rimanda alle architetture che contraddistinguono le sepolture di famiglia nei cimiteri dei sobborghi.
Non ci sono scritte o lapidi però che lascino intuire qualcosa di più sulla storia di questa architettura religiosa.


La cappelletta di via Trasimeno nel rigoglio della natura, foto di Matteo Grieco
All'interno, si scorge un altare sul quale spiccano una statuetta che riproduce la Madonna di Lourdes, la fotografia di una persona anziana e un cero sempre acceso.

Vista ravvicinata della fotografia appoggiata sull'altare, foto di Filomena Schiattone

Voci di quartiere identificano il personaggio della foto come signora Galimberti che qui riposa.
Era proprietaria dei terreni su cui sorge la cappelletta e alla sua morte lasciò in eredità denaro e terreni affinchè vi fosse costruito un asilo nido.
Probabilmente faceva parte della famiglia del Commendator Angelo Galimberti, costruttore edile che aveva eretto diversi palazzi in zona, e che, nel 1963 acquistò i terreni relativi alla cascina Faipò, via Magistretti, con l'obiettivo di rendere possibile la costruzione della chiesa di San Basilio.

2 immagini della Cappelletta di via Trasimeno, foto di Filomena Schiattone

A due passi dalla cappelletta, sempre lungo la via Trasimeno, troviamo ciò che resta della Cascina Cattabrega nei cui pressi, nel 1869 furono rinvenute alcune tombe di terracotta a forma di cono tronco, contenenti oggetti di bronzo e le ceneri dei defunti, probabilmente queste sepolture risalivano all'età del bronzo. Come sempre furono oggetto di furto da parte di ignoti profanatori e ciò che rimase fu donato all'accademia di Brera. 
Via Trasimeno e la Madonnina sulla fronte della Cascina Cattabrega, foto di Matteo Grieco
Ma torniamo alla nostra cappelletta, dovrebbe essere stata eretta negli anni 50, il terreno su cui sorgeva era stato successivamente venduto al gruppo Ligresti che pagò i dovuti oneri di urbanizzazione al comune di Milano ma non diede inizio a nessun tipo di lavoro.
Col passare degli anni il terreno divenne una vera e propria giungla e solo negli anni 80 fu messa in essere una seria bonifica durante la quale, fra lamiere ed amianto ricomparve la nostra Cappelletta.
Immagini relative al periodo della bonifica, gentilmente concesse dal signor Salvatore Gioia





Curiosando ed indagando, soprattutto perchè c'è chi funge da custode alla cappelletta e si occupa di sostituire i ceri, abbiamo incontrato quindi il signor Stancapiano ed un suo amico che lo sostituisce nelle funzioni di custode quando ha altri impegni, a loro si è aggiunto il signor Salvatore Gioia che ci ha gentilmente concesso alcune immagini, con questi affabili e disponibili signori abbiamo ricostruito, fra pareri discordi sul fatto che sia o non sia una tomba, due possibili versioni sull'origine della costruzione, beninteso senza alcuna certezza storica, semplicemente voce di popolo.

La prima racconta che la signora della fotografia stava diventando cieca e quindi chiese grazia alla Madonna per non perdere totalmente la vista, a grazia concessa, fece erigere la cappelletta ed espresse il desiderio che alla sua morte sul terreno circostante fosse costruito un asilo nido.

La seconda storia racconta di un figlio che aveva commesso qualcosa di grave e, in cerca di espiazione, fece erigere la cappelletta dedicandola alla Madonna e facendovi tumulare la madre.
Alcune immagini degli interni della cappelletta, foto di Filomena Schiattone



Al di là delle leggende metropolitane, che però un fondo di veridicità storica lo conservano sempre, va dato atto agli abitanti del quartiere per l'impegno costante con cui si occupano della piccola costruzione, tanto che il comune di Milano, dietro la loro spinta ha progettato e realizzato il parco che racchiude questa vera perla del quartiere, quando i cittadini si impegnano preservano i veri valori culturali ed ambientali del proprio territorio ed è proprio l'impegno degli abitanti a dare il valore aggiunto a questa nostra piccola storia.


lunedì 21 gennaio 2019

La linea filoviaria 90/91 "rischiò" di diventare una Metrotranvia di Gabriele dell'Oglio




Foto 1: Vettura Viberti 548

La linea filoviaria 90/91 (rispettivamente circonvallazione esterna destra e circonvallazione esterna sinistra) è una delle linee di forza del trasporto pubblico milanese.
Istituita il 1° ottobre 1951 (in sostituzione delle precedenti linee CE1, CE2 e CE2/), nel corso dei decenni ha visto poche modifiche di percorso; le più significative sono infatti sostanzialmente due:
- l’abbandono del periplo della Stazione di Porta Vittoria, a seguito dell’apertura del sottopasso di Viale Molise (a sua volta demolito per far posto alla stazione del passante Ferroviario);
- l’abbandono del transito da piazzale Loreto, per consentire i lavori di costruzione della metropolitana 1.
Per la sua natura di linea di forza, su tale linea hanno sempre circolato dei filobus articolati:

Foto 2: Vetture Van Hool e Cristalis
- Gli Isotta Fraschini- OMS* – TIBB** 501-520 del 1941/42;


 - Gli Alfa Romeo 140 AF – OMS* - Marelli, 521-533 del 1956;

- I Fiat 2472 – Viberti – CGE, 541-580, del 1958/59 [1];
- Gli Alfa Romeo 911 AF – OMS* - TIBB** 534-538 del 1959/60;

- I Fiat – Viberti – CGE***, 581-635 del 1964/65;

- I Socimi F8843, 921-970 del 1993/95;
- I Bredabus 4001.18, 200-232 del1991/94;

- I C.A.M. Busotto/MAN, 303-307 del 2000;

- Gli Irisibus Cristalis ETB 18, 400/409 del 2005/2007;
- I Van Hool New AG 300T, 700-744 del 2008/2012 [2].

(Legenda: * OMS = Officine Meccaniche della Stanga

               ** TIBB = Tecnomasio Italiano Brown Boveri
             *** CGE = Compagnia Generale di Elettricità)

Quello che pochi sanno è che negli anni ’70, l’ATM ipotizzò la costruzione di alcune linee di MLS (Metropolitana Leggera di Superficie), allo scopo di potenziare la rete tranviaria, senza ricorrere alle costose metropolitane interrate.

Nel 1971, la Breda presentò un primo prototipo di veicolo a due casse, a pianale parzialmente ribassato, che tuttavia non ebbe seguito.
L’ATM si orientò quindi su un progetto che prevedeva banchine rialzate (660 mm sul piano del ferro) e mezzi tradizionali, con pianale a 942 mm dal piano del ferro).
Il progetto, curato dagli architetti Koenig e Segoni, era caratterizzato da mezzi con la coda asimmetrica, in modo che tutte le porte fossero allineate e a filo delle banchine; parte delle banchine, poi sarebbero state a quota più alta, per consentire l’accesso a raso alla vettura.

Foto 3: Vista laterale delle banchine rialzate

Foto 4: Vista in sezione delle Banchine Rialzate
Infine le vetture, sarebbero state compatibili, sia con banchine alte, sia con banchine tradizionali, riprendendo l’esperienza già maturata con i convogli bloccati delle Celeri dell’Adda.

Foto 5: Prospetto con banchine alte e basse
La candidata “naturale” alla tranviarizzazione fu appunto la linea 90/91, che da filoviaria sarebbe diventata tranviaria, tramite un percorso in sede propria, con sovrappassi in corrispondenza degli incroci più importanti e semafori asserviti negli altri incroci.
Foto 6: Progetto della trasformazione
Allo scopo furono pertanto ordinati i 100 Tram della serie 4900 (da 4900 a 4999), costruiti da Fiat Ferroviaria-Marelli-Asgen (4900-4949) e da OMS-AEG-Telefunken (4950-4999) 
Foto 7: Vettura con coda originale
Tuttavia per le polemiche sorte all’epoca (si parlò di "una cintura di ferro che imprigionerà Milano"), il progetto non ebbe seguito. Ma i tram erano ormai stati ordinati e furono quindi impiegati sulle linee tranviarie ordinarie.
A seguito di un grave incidente, che costò la vita ad pedone, le vetture furono successivamente modificate, rastremando la coda, in modo da ridurne l’ingombro in curva.
Foto 8: Vettura con coda rastremata
Tale modifica richiese l’installazione di una telecamera affinché il manovratore potesse vedere l’ultima porta, non più allineata, e quindi non visibile dallo specchietto retrovisore esterno.
Recentemente, dopo 40 anni di onorato servizio, le vetture del gruppo 4900, sono state infine oggetto di un revamp, con l’adozione di una nuova livrea e con aggiornamenti tecnologici.

Foto 9: Vettura 4900 oggetto di Revamp

Le foto 1 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 provengono dal Forum Skyscrapercity
Le foto 2 - 8 - 9 provengono dalla Gallery Flickr Milanotrasporti