giovedì 27 giugno 2013

TESTAMENTUM PORCELLI IL TESTAMENTO DEL MAIALE


 
L'autore di questo scritto è ignoto e si pensa sia vissuto attorno all'anno 350 d. C. Lo cita San Gerolamo nella prefazione al commentario ad Isaia raccontando che veniva letto dagli studenti delle scuole, tra grandi risate, questo componimento viene citato anche da Erasmo da Rotterdam nell'introduzione all'Elogio della Follia.
Nulla vieta di ritenere che sia molto più antico, considerando quanto il linguaggio popolare divergesse dal latino dotto.


Ecco il testo originale



M. Grunnius Corocotta porcellus testamentum
fecit. Quoniam manu mea scribere non potui,
scribendum dictavi.

Magirus cocus dixit: "veni huc, eversor domi,
solivertiator, fugitive porcelle, et hodie tibi dirimo
vitam".

Corocotta porcellus dixit: "si qua feci, si qua
peccavi, si qua vascella pedibus meis confregi,
rogo, domine coce, vitam peto, concede
roganti".

Magirus cocus dixit: "transi, puer, affer mihi de
cocina cultrum, ut hunc porcellum faciam
cruentum".

Porcellus comprehenditur a famulis, ductus sub
die XVI Kal. Lucerninas, ubi abundant cymae,
Clibanato et Piperato consulibus. Et ut vidit se
moriturum esse, horae spatium petiit et cocum
rogavit, ut testamentum facere posset.




Clamavit ad se suos parentes, ut de cibariis suis
aliquid dimitteret eis. Qui ait:

""Patri meo Verrino Lardino do lego dari glandis
modios XXX, et matri meae Veturinae scrofae
do lego dari Laconicae siliginis modios XL, et
sorori meae Quirinae, in cuius votum interesse
non potui, do lego dari hordei modios XXX.



Et de meis visceribus dabo donabo sutoribus
saetas, rixoribus capitinas, surdis auriculas,
causidicis et verbosis linguam, bubulariis
intestina, isiciariis femora, mulieribus lumbulos,
pueris vesicam, puellis caudam, cinaedis
musculos, cursoribus et venatoribus talos,
latronibus ungulas. et nec nominando coco
legato dimitto popiam et pistillum, quae mecum
attuleram: de Thebeste usque ad Tergeste liget
sibi collum de reste.


Et volo mihi fieri monumentum ex litteris aureis
scriptum: "M. Grunnius Corocotta porcellus vixit
annis DCCCC . XC . VIIII . S . quod si semis
vixisset, mille annos implesset.


Optimi amatores mei vel consules vitae, rogo
vos ut cum corpore meo bene faciatis, bene
condiatis de bonis condimentis nuclei, piperis et
mellis, ut nomen meum in sempiternum
nominetur.
Mei domini vel consobrini mei, qui
testamento meo interfuistis, iubete signari"".


Lardio signavit.
Ofellicus signavit.
Cyminatus signavit.
Lucanicus signavit.
Tergillus signavit.
Celsinus signavit.
Nuptialicus signavit.

Explicit testamentum porcelli sub die XVI Kal.
Lucerninas Clibanato et Piperato consulibus
feliciter.
 
 
 Eccone di seguito una traduzione accettabile anche se non strettamente filologica alla quale in "coda" riportiamo le note redatte dalla "Confraternita del Salame di Varzi"
 
 
 
 Il sottoscritto M. Grugno Corocotta (1), maiale,
ha fatto testamento. E non potendolo scrivere di
mano sua, lo ha dettato affinché venisse scritto.

Il cuoco Cuciniere (2) mi disse "vieni qua, porco
che metti sottosopra tutta la casa, girovago e
sempre fuggiasco, oggi porrò fine alla tua vita".

E il maiale Corocotta disse "se ho fatto qualche
cosa di male, se ho peccato, so ho rotto dei vasi
con i miei piedi, o signor cuoco, ti chiedo di
avere salva la vita, fai questa grazia a chi ti
prega.

E il Cuciniere disse "vai garzone e portami un
coltello dalla cucina per scannare questo
maiale".

E il maiale viene afferrato dai servi il sedicesimo
giorno delle calende di Candelora (3), sotto il
consolato dei consoli Tegame (4) e Speziato
quando abbondano le verze. E quando egli vide
che doveva ormai morire, implorò un'ora di
tempo e chiese al cuoco di poter fare
testamento.

E così chiamò a sé i suoi parenti per poter
lasciar loro le sue cibarie. E così disse:

""A mio padre Verro de' Lardi do e lego che
siano dati trenta moggi di ghiande e a mia
madre Vetusta Troia (5) do e lego che siano dati
quaranta moggi di segale della Laconia e a mia
sorella Grugnetta (6) , alle cui nozze non potei
esser presente, do e lego che siano dati trenta
moggi di orzo.

Delle mia interiora do e donerò ai calzolai le
setole, ai litigiosi le testine (7), ai sordi le
orecchie, a chi fa continuamente cause e parla
troppo la lingua, ai bifolchi le budella, ai
salsicciai i femori, alle donne i lombi (8), ai
bambini la vescica (9), alle ragazze la coda (10),
ai finocchi i musculi (11), ai corridori ed ai
cacciatori i talloni, ai ladri le unghie ed infine al
qui nominato cuoco lascio in legato mortaio e
pestello (12) che mi ero portato: da Tebe fino
Trieste ci si leghi il collo usandolo come laccio.

E voglio che mi sia fatto un monumento con su
scritto in lettere d'oro: "Il maiale M. Grugno
Corocotta visse 999 anni e mezzo e, se fosse
campato ancora sei mesi, sarebbe arrivato a
mille anni". (13)

Carissimi miei estimatori e preparatori, chiedo
che con il mio corpo vi comportiate bene e che
lo condiate di buoni condimenti, di mandorle,
pepe e miele (14) in modo che il nome mio sia
lodato in eterno. E ordinate al mio padrone e a
mio cugino che sono stati presenti al
testamento, di firmarlo.""

Firmato da Lardone.
Firmato da Bisteccone.
Firmato da Comino.
Firmato da Salsiccio.
Firmato da Coppa. (15)
Firmato da Capocollo.
Firmato da Prosciutto.

Qui finisce in tutta regola il testamento del
maiale redatto il giorno 16° delle calende di
Candelora, consoli Tegame e Speziato


1) La traduzione non è facile perché non sempre si riesce a comprendere il gioco di parole. Ma se gli studenti di San Gerolamo ridevano
tanto, vuol dire che ogni parola richiamava loro alla mente cose spiritose.
Già la ragione del nome Corocotta non è chiara. In latino Corocotta era, secondo Plinio, il nome di un animale africano corrispondente ad un
tipo di iena e si ha notizia, in Dione Cassio, di un bandito spagnolo che si era dato, per l'appunto, il nome (o soprannome?) di Corocotta e su
cui Augusto aveva posto una taglia di un milione di sesterzi. Pare che questo eroe della resistenza spagnola abbia avuto l'ardire di andare a
chiedere ad Augusto la taglia su sé stesso, ottenendo taglia e perdono! Il cognome Corocotta è comunque attestato da iscrizioni in Spagna
ed a Roma.
È possibile che il cognome ricordasse la frase corium coctum, cuoio cotto e allora si potrebbe intendere il nome come "Pellaccia" visto che il
cuoio bollito si indurisce notevolmente; è possibile che si alluda anche alla cotenna.
2) Cocus Magirus: Il cuoco Magiro, ma la parola magirus indica anch'essa il cuoco.
3) Lucerninas: dovrebbe indicare il "giorno o festa della lucerne" di cui non di ha notizia. Qualcuno ipotizza che sia la festa pagana poi
divenuta la Candelora al tempo di Giustiniano e fissata al due febbraio. Sedici giorni prima fanno il 17 gennaio che corrisponde bene
all'epoca di macellazione dei maiali e alla presenza di "cymae" (propriamente le cime di rapa, ma anche verze, broccoli).
4) Clibanato: clibantus indicava un recipiente entro cui cuocere al forno. Piperatum vuol dire pepato, ma era anche il garum al pepe
5) Veturinae scrofae: non è chiaro il gioco di parole con "veturinae" che dovrebbe contenere un riferimento all'età.
6) Quirinae: altro riferimento oscuro; il termine quiritatio significava schiamazzi.
7) Capitinas : non riesco a individuare il significato della parola; qualcuni interpreta come "setole della testa".
8) Lumbulos: i piccoli lombi; il "lombo" maschile in relazione alla donna è nota allusione erotica.
9) Vescica: pare i che bambini medievali usassero la vescica per fare dei pallonicini
10) Caudam: l'utilità della "coda" per le ragazze e fin troppo chiara.
11) I cinedi erano i finocchi dell'epoca e non è chiaro se i muscoli dovessero servir loro per apparire meno effeminati o se vi è un altro gioco
di parole. Il nome di "finocchio" deriva, del resto, con tutta verosimiglianza, dai giochi di parole creati sul nome latino della verdura
"foeniculum", che poteva suonare come "prestito del culo".
12) Popiam è termine ignoto. Se collegato a pistillum, dovrebbe voler dire mortaio e la frase dovrebbe significare, più o meno, che il cuoco
doveva legarseli al collo e andare a morire affogato. Non si comprende l'espressione "che mi ero portato" e ogni ipotesi è valida (che
pistillum indichi il pene e popiam lo scroto?).
Da "Tebeste a Tergeste" dovrebbe essere un'espressione del tipo "dall'Alpi alle Piramidi".
13) Sfugge la battuta; probabilmente parodiava l'iscrizione di qualche personaggio noto.
14) Nuclei: indica i noccioli o semi; ma non si riesce a sistemare nella frase con il nominativo plurale.
15) Tergillus, Celsinus, Nuptialicus: sfugge il gioco di parole; siccome i primi termini indicano prodotti del maiale, viene scelta la strada di tradurre come se le parole si riferissero a parti destinate a far salumi.

domenica 23 giugno 2013

Attraverso la Branca di Lamberto Tassinari

Riproduciamo il volumetto, edito nel 1978, "Attraverso la Branca", voluto dalla stessa Azienda Fratelli Branca e che ai felici tempi veniva distribuito durante la Fiera Campionaria.

Come al solito cliccando con il tasto destro del mouse sulle foto e selezionando "apri in una nuova scheda" avrete una miglior visione delle immagini stesse.

























































































L'Aquila del Fernet di Roberto Bagnera





 In data 27 novembre 1905 al Ministero dell'Economia Nazionale viene depositato il marchio aquila-bottiglia-mondo, il deposito, che reca il numero 7108, è così descritto: “La figura di un globo terraqueo (sic) sormontato da un'aquila che stringe tra gli artigli una bottiglia con relativa etichetta. Sul globo vedesi spiegata una fascia nera coll'indicazione Fernet-Branca in lettere bianche ed in due righe sotto la scritta ‘dei F.lli Branca Milano'; inferiormente un contorno di nubi ed un'ancora inclinata, accompagnata dalle iniziali F.B.”, autore del marchio è il noto cartellonista del periodo Liberty Leopoldo Metlicovitz.

Cominciamo così a parlare brevemente di quell’avventura, iniziata a Milano nel 1845, da  Bernardino Branca e i suoi tre figli, Luigi, Giuseppe e Stefano, avventura, che continua da oltre un secolo e mezzo, e che porterà per il mondo prodotti  come l’ Acqua di Cedro Spiritosa,  il  Rhum Kingston,  l’Old Brandy, che sarebbe poi diventato il celberrimo Stravecchio, il Cherry Branca, l’Estratto di Tamarindo e soprattutto il Fernet Branca ed il fratellino minore Branca Menta. 
 
Ritratto di Bernardino Branca conservato nello stabilimento di via Resegone

In quell’anno Bernardino Branca mise a punto una sua ricetta, ancora oggi rigorosamente segreta, che miscelando più di trenta erbe officinali a dell’alcool e facendola invecchiare in botti di rovere per almeno 12 mesi, diede origine al mirabolante Fernet che fu subito uno strepitoso successo, e altrettanto subito, il suo inventore ne stabilì un’efficace campagna pubblicitaria.
Il primo annuncio pubblicitario, conservato nell'archivio della Fratelli Branca è del 14 febbraio 1865 ed è pubblicato su “La Perseveranza” , un quotidiano di tendenza moderata e assai influente nella vita politica nei primi decenni dello Stato unitario, pubblicato a Milano dal 1859 al 1922.
In questo annuncio, formato cm 10x10 circa, si leggono molte cose curiose.
Intanto che il Fernet-Branca si chiamava soltanto “Fernet” e che era un “rinomato liquore”; era inoltre “febbrifugo, vermifugo, tonico, corroborante, calefacente e anti-colerico”, tra le sue altre qualità “è sorprendente nel guarire in poche ore quel malessere prodotto dal SPLEAN (sic), patema d'animo”.
Poi si passa alla fantasiosa citazione di un presunto inventore: “La longevità della famiglia dell'inventore Dottor Fernet, Svedese, vi prova l'utilità dell'uso di questo liquore.
Il Dottor FERNET visse 104 anni, suo padre 130 e sua madre 112”. 


Al di  là dell’invenzione, ma molti la danno per vera, nell’opificio attuale, in via Resegone, sede dell’Azienda dal 1911,una parte degli uffici è adibita a museo aziendale, curato e creato da un dipendente, Tacito Pederzoli,dove sono conservate bottiglie storiche, alambicchi e manifesti pubblicitari: Alchermes, Chartreuse, Menta Verde, Elisir China, Fiori Alpini, Tamarindo, Crema Moka, Vermouth, Prunella, Anisetta, Maraschino, Vieux Cognac Supérieur, eccetera, tutte di straordinario livello grafico.
Il più importante di questi prodotti, il Vieux Cognac Supérieur, è l'unico ancora oggi in produzione con la denominazione di Stravecchio Branca; per un accordo con la Francia, dopo la Seconda guerra mondiale, si dovette infatti rinunciare all'appellativo di “cognac”.
   Ma la storia della F.lli Branca prescinde e trascende dalla pura attività liquoristica e si fonde armoniosamente con l’etica ed estetica cittadina, oltre al pregevole e meritorio museo infatti ci preme ricordare che nel 1913 Bernardino Branca, detto Dino, finanziò, insieme ad un gruppo di notabili milanesi, la costituzione del Museo Teatrale alla Scala.
Uguale prova di mecenatismo illuminato l’azienda riservò alla ristrutturazione della torre del parco: sita all'interno del Parco Sempione, è una slanciata struttura metallica alta 108.6 metri, che sorge accanto alla Triennale, denominata Littoria, fu costruita in occasione della quinta Mostra Triennale delle Arti Decorative su progetto dell’architetto Giò Ponti e venne inaugurata il 10 agosto 1933.


La torre era rimasta chiusa sin dal 1972, ma a partire dal 1985 è stata fatta restaurare a spese della notissima distilleria di liquori Fratelli Branca E' stata riaperta al pubblico per la prima volta nell’estate del 1997.Dalla torre, la cui saletta di vertice, 97 metri sopra la città, non può più essere per ragioni di sicurezza il ristorante che era alle origini, è possibile avere una visione panoramica sui principali monumenti della città: l'Arco della Pace, il Castello Sforzesco e il Duomo, un luogo unico per ammirare i panorami su Milano.
L’ascensore panoramico consente di salire lungo i 99 metri in circa 90 secondi sino al locale belvedere. Dal 9 febbraio ad aprile la Torre Branca è aperta al pubblico due giorni alla settimana, il mercoledì e il sabato, dalle 9 alle 16.