martedì 19 febbraio 2019

Villa Carmen Emilia e il suo giardino di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Servizio fotografico 2019 di Filomena Schiattone


Particolare del cancello d'ingresso in ferro battuto e scorcio di via G.B. Monteggia


Nella fascia periferica a Nord Est della città esistono ancora scorci che ci sanno regalare profumi e visioni di quello che era il nostro Milanin d'un tempo, con le strade sterrate, le cascine operose, la rizzada a facilitare le ruote dei carri che componevano il traffico dell'epoca... Erano i tempi in cui el Trottapian collegava il cuore di Milano con la foresta città di Monza.
Nel borgo di Crescenzago, comune autonomo un tempo, ricco di scorci spettacolari, complice certo lo scorrer placido del Naviglio Martesana, sopravvivono testimonianze di ville nobiliari, ville di delizia, ove scorrer lieti e tranquilli giorni fra campagne ubertose e ricche di storia.

Cimiano raffigurato in una mappa del Catasto Lombardo Veneto con datazione 1855/1857

Una piccola parte di questo storico luogo è rappresentata dal borgo di Cimiano, storicamente annesso alla Pieve di Bruzzano, fu comune autonomo fino al 1757, quando a seguito di un'ordinanza di Maria Teresa d'Asburgo fu inglobato nel comune di Crescenzago e successivamente, 1923, annesso al comune di Milano.

Mappa del territorio di Cimiano risalente al 1897-1901; la strada diritta in alto a sinistra è l'odierna via Padova; si riconosce la località Corte Regina, corrispondente  all'angolo tra via Rottole e via Costantino Bresciani Turroni. ça Strada Comunale di Cimiano è l'attuale via Pusiano dalla quale si dirama la strada per Corte Regina che è l'attuale via G.B. Monteggia.
Percorrendo nella storica Cimiano la via G.B. Monteggia, al civico n° 11, ci imbattiamo in una costruzione accattivante, ricca di colore e di terrecotte sulle facciate dei muri che catturano inevitabilmente il nostro sguardo, costringendoci a posare gli occhi al di là delle sbarre di ferro battuto in cerca delle preziose meraviglie del fabbricato, a partire dalla corte con una deliziosa loggetta decorata.

L'ingresso in un'immagine anni 60

Particolare delle Terrecotte nella corte
La corte negli anni 20

Costruita sul finire dell'Ottocento su commissione di una coppia di appassionati di musica lirica, villa Carmen Emilia riflette il gusto eclettico dell'epoca ben rappresentato dall'uso massiccio dell'apparato decorativo: medaglioni in cotto con profili femminili e teste virili con corona di foglie e diverse sculture in marmo di gusto classico.

Stralcio della Planimetria originale (dal sito aziendale Teicos Group)
Sopra la porta d'ingresso è posta una tavola marmorea dove alcuni paffuti amorini giocano in plastica scioltezza.
La tavola con gli amorini sopra la porta d'ingresso
Notevoli i molteplici medaglioni in cotto che ornano la fronte dell'edificio principale e che si susseguino anche fino alla parete rivolta verso il delizioso giardino, raffigurano personaggi famosi, musicisti, artisti e letterati quali: Leonardo, Raffaello, Tasso, Manzoni, Garibaldi, Verdi ecc.

Terrecotte lungo le pareti




Altri, numerosi particolari decorativi, costituiti anche da pregevoli immagini di carattere religioso, si ripercorrono per ogni dove lungo le pareti di villa Carmen Emila, costituendo un grazioso museo all'aperto.

Alcuni particolari decorativi





Ai tempi della costruzione gli interni presentavano dei pregevoli affreschi, andati purtroppo perduti con lo scorrer degli anni e i diversi utitlizzi abitativi che si sono succeduti.
Ma la cosa ancor più spettacolare di questa insolita magione è il sontuoso giardino all'inglese, quasi di gusto romantico, che impreziosisce e caratterizza il luogo con un susseguirsi di vere sorprese: un canneto rigoglioso, una serie di statue disseminate lungo i vialetti, una fontana con la statua del dio Nettuno ed un'imponente struttura a ponte che racchiude un camminamento a forma di grotta.

Il Canneto e alcune statue






Sotto: la fontana con il dio Nettuno


Sotto: Immagini della struttura a ponte e grotta




Servizio fotografico 2019 di Filomena Schiattone

Si ringrazia l'Ingegner Gabriele dell'Oglio per le mappe storiche

venerdì 15 febbraio 2019

Rock Around Milano: Gli Stormy Six di Massimo Gianneschi


La prima foto degli Stormy Six, nell’autunno del 1965. Da sinistra: Toto Zanuso, Alberto Santagostino, Maurizio Masla, Mario Geronazzo, Maurizio Cesana e – sopra – Giovanni Fabbri

Gli Stormy Six sono stati un gruppo musicale italiano, costituitosi a Milano nel 1965 e scioltosi nel 1983. Dopo essersi riuniti nel 1993 hanno suonato in concerti di diversa importanza per due-tre volte all'anno. Gli Stormy Six hanno attraversato numerose stagioni della musica italiana. Nati come gruppo r&b nell'epoca del beat, sono stati fra gli esponenti del primo rock italiano (con venature psichedeliche e country), si sono poi avvicinati alla canzone politica e hanno creato una fusione stilisticamente unica tra canzone politica e rock progressivo; negli ultimi tre album in studio, quando ormai la loro attività si svolgeva prevalentemente all'estero, hanno elaborato uno stile confrontabile con quello dell'avant-progressive rock europeo dell'epoca, collaborando alla fondazione e alle attività di Rock In Opposition.

Gli Stormy Six nel 1967, tra r&b e beat

Il gruppo è fondato nel 1965 da Giovanni Fabbri con Alberto e Giorgio Santagostino, Maurizio Cesana, Mario Geronazzo e Maurizio Masla. Già nell'anno successivo avviene il primo cambio di formazione, con l'arrivo di ex componenti del gruppo Gli Stregoni: Franco Fabbri, Antonio Zanuso e, nel 1967, Luca Piscicelli. Alla fine del 1966, dopo aver vinto il primo Festival studentesco di Milano al Palalido e dopo più serate nei locali importanti di allora (Piper, Voom Voom, Bang Bang), gli Stormy Six incidono il primo 45 giri, contenente Oggi piango (cover di All or Nothing degli Small Faces) e Il mondo è pieno di gente (una canzone di Franco Fabbri, dunque fra i primi brani originali registrati da gruppi italiani dell'epoca beat), con l'etichetta Bluebell.

1967 il pubblico del Palalido in occasione del concerto dei Rolling Stones

Nel 1967 gli Stormy Six vengono scelti come uno dei gruppi spalla dei Rolling Stones per la loro prima tournée italiana. Sempre per la Bluebell, negli stessi mesi, esce il nuovo 45 giri Lui verrà / L'amico e il fico (entrambe canzoni originali). Questa prima fase viene conclusa dal tentativo della Bluebell (la casa discografica di Fabrizio De André, ma anche dei New Dada e di Santo & Johnny) di lanciare Maurizio Masla come solista. 
Gli Stormy Six restano un quartetto. L'anno successivo (ma esce nei primi mesi del 1969), viene inciso il primo LP Le idee di oggi per la musica di domani, album dove si intrecciano riferimenti al rock psichedelico angloamericano ma anche alla nascente canzone d'autore. Le canzoni sono tutte di Franco Fabbri e di Claudio Rocchi; oltre a loro nel gruppo sono rimasti Luca Piscicelli e Antonio Zanuso, anche se le numerose tastiere (Hammond, clavicembalo, pianoforte) sono suonate da Fausto Martinetti, ormai uscito dalla formazione. Non completamente convinta dall'idea (per l'epoca piuttosto rara in Italia) di un gruppo che esegue esclusivamente proprio materiale, la nuova casa discografica (Ariston Records) non sostiene l'album: prima offre agli Stormy Six di registrare due cover dei Creedence Clearwater Revival (La luna è stanca e Lodi), poi offre a Rocchi un contratto come cantautore solista. Viene sostituito nel gruppo da Massimo Villa. Con la nuova formazione il gruppo incide due singoli di canzoni originali, Alice nel vento/Il venditore di fumo (1970) e Rossella/Leone (1971) che ottengono un certo successo radiofonico per l'atmosfera country-rock e i testi svagati e ironici. Leone diventa un tormentone estivo grazie alla trasmissione Alto gradimento, che gioca sull'omonimia tra il protagonista della canzone (un pendolare alla ricerca di avventure mercenarie) e l'allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. È così, in modo quasi casuale, che gli Stormy Six iniziano ad essere associati alla scena politica.

Da sinistra: Franco Fabbri e Giorgio Casani, al primo festival di Re Nudo a Ballabio, 1971

Rock, canzone politica, rock politico


Nel 1971 prendono parte al primo festival di Re Nudo a Ballabio e al primo Festival d'Avanguardia della Musica e Nuove Tendenze, presentando la loro prima canzone esplicitamente politica, La manifestazione. I loro amici Eugenio Finardi e Alberto Camerini partecipano all'incisione del provino, ed è la prima volta che entrano in uno studio di registrazione. Nell'autunno dello stesso anno viene registrato L'unità, concept album che rilegge in chiave storico-critica l'unità d'Italia. Uscito all'inizio del 1972, l'album ottiene un buon successo di critica (viene salutato come la migliore uscita dell'anno di un gruppo italiano, insieme a Storia di un minuto della Premiata Forneria Marconi), ma non viene trasmesso dalla RAI, la cui Commissione d'ascolto censura tutte le canzoni. Il riscontro commerciale dunque è minimo. Di nuovo, la casa discografica interpreta malamente le prospettive commerciali del gruppo, ed impone agli Stormy Six la partecipazione ad Un disco per l'estate con una canzone, Sotto il bam-bù, scritta dal cantautore Mario Barbaja insieme a Franco Fabbri. Gli Stormy Six cercano di rimediare modificando il testo, che viene però bocciato dalla RAI; a norma di contratto, la casa discografica impone al gruppo di incidere la canzone con un testo rimaneggiato (anche rispetto alla stesura originale). L'episodio di censura viene stigmatizzato dalla stampa di opposizione. Nel frattempo, gli Stormy Six (Franco Fabbri, Giorgio Casani, Massimo Villa, Luca Piscicelli, Antonio Zanuso) iniziano la loro attività di gruppo di agitazione e propaganda politica, partecipando alla campagna elettorale del PCI per le elezioni politiche del 1972 con un repertorio formato dalle canzoni de L'unità, da canzoni di lotta italiane e internazionali, da canzoni nate in quel periodo nel Movimento Studentesco.

Proprio all'interno della attività musicali del Movimento Studentesco milanese avviene l'incontro tra Franco Fabbri e Umberto Fiori, Carlo De Martini e Tommaso Leddi. Insieme a Luca Piscicelli ed Antonio Zanuso (già presenti nel gruppo dagli anni del beat) costituiscono a partire dal 1973 il nucleo di base attorno al quale gireranno le formazioni degli Stormy Six negli anni successivi. Sono questi sei musicisti a incidere alla fine del 1973 Guarda giù dalla pianura, una raccolta di canzoni di protesta di vari Paesi che comprende, tra gli altri, brani di Mikis Theodorakis, Woody Guthrie, Ewan MacColl, Fausto Amodei. Nelle note di copertina dell'album, che esce all'inizio del 1974, gli Stormy Six annunciano il loro prossimo progetto, un album dedicato alla Resistenza partigiana: in effetti, alcune delle canzoni che diventeranno poi più note all'interno di quel nuovo progetto, come Stalingrado, La fabbrica, Dante Di Nanni, sono già state scritte (dalla terna di autori del gruppo, Umberto Fiori, Tommaso Leddi, Franco Fabbri) ed eseguite in concerto prima ancora che il gruppo abbia iniziato a registrare Guarda giù dalla pianura.


L'Orchestra, Un biglietto del tram, il teatro e Cliché, Pinocchio Bazaar



Tuttavia, l'Ariston Records è ancora una volta scettica sulle prospettive commerciali dei progetti degli Stormy Six, e la realizzazione del nuovo album viene continuamente rinviata. Ma nell'autunno del 1974 molti gruppi musicali dell'area milanese si riuniscono per dare vita a una cooperativa, l'Orchestra, che agisca da agenzia di concerti indipendente, e in prospettiva anche da etichetta discografica. Ne fanno parte, oltre agli Stormy Six, il Gruppo Folk Internazionale, fondato da Moni Ovadia, gli Yu Kung, Quarto Stato, i Tecun Uman, e molti degli esponenti del nuovo jazz italiano, da Gaetano Liguori a Guido Mazzon e Toni Rusconi; in anni successivi diventeranno soci de l'Orchestra anche gruppi e musicisti stranieri, come gli Henry Cow o Heiner Goebbels, e la cooperativa sarà coinvolta nell'organizzazione dei festival e delle tournée italiane dei gruppi di Rock In Opposition. Nel giro di pochi mesi l'attività de l'Orchestra come etichetta indipendente si concretizza, e la prima uscita è proprio quella di Un biglietto del tram, l'album degli Stormy Six a lungo rimandato. Se ne venderanno, nei canali tradizionali ma anche ai concerti, nelle manifestazioni, nelle librerie, numerose decine di migliaia. Tutti gli album in studio degli Stormy Six, fino al 1982, usciranno con l'Orchestra, il cui catalogo supererà (con gli album di tutti i musicisti aderenti) i cinquanta titoli.


La copertina del LP Un Biglietto del Tram
Alcune canzoni di Un biglietto del tram diventano notissime, intonate come inni di piazza o eseguite da altri musicisti. Nel 1975 e 1976 gli Stormy Six sono presenti a festival e manifestazioni, suonano in scuole e fabbriche occupate, in decine di Feste de l'Unità. Stalingrado risuona continuamente anche nelle scalette delle prime radio libere. Il pubblico rimane dunque spiazzato a scoprire che il quinto album degli Stormy Six (il secondo per l'Orchestra) è una raccolta di brani strumentali, scritti per il teatro. Cliché, registrato nel 1976 insieme al trombettista Guido Mazzon e al batterista Toni Rusconi (Antonio Zanuso sta lasciando il gruppo) ottiene ottime critiche su riviste di jazz internazionali, ma lascia freddo il pubblico militante, nonostante lo stile musicale dell'album sia chiaramente imparentato con quello di alcune canzoni dell'album precedente. Ancora all'inizio del 1977 gli Stormy Six, che hanno già composto gran parte del loro sesto album, stanno lavorando per il teatro: creano la parte musicale di Pinocchio Bazaar, un musical diretto da Gabriele Salvatores e interpretato dalla compagnia del Teatro dell'Elfo, che ottiene un successo notevole (le musiche di Pinocchio Bazaar, senza le voci degli attori, saranno incluse nella riedizione su cd di Cliché).



L'apprendista, il progressive rock, l'attività internazionale, Rock In Opposition


Il "vero" successore di Un biglietto del tram è L'apprendista (1977), un album con un carattere decisamente più progressive, dove gli Stormy Six tornano a usare strumenti elettrici (abbandonati dopo L'unità) e prendono atto del cambiamento di funzione delle loro canzoni, ora che la controinformazione ha strumenti molto più potenti, come le emittenti radiofoniche. L'album esce per l'Orchestra ma porta anche il marchio del Consorzio Comunicazione Sonora, una struttura di collegamento tra le cinque principali etichette indipendenti dell'epoca: Cramps, L'Orchestra, Ultima Spiaggia, Divergo, Zoo Records. Il 1977 è, per gli Stormy Six, un anno di grandi cambiamenti: si consolida una nuova formazione, con la sezione ritmica formata dai sardi Salvatore Garau (batteria) e Pino Martini (basso), entrambi provenienti dai Salis; il gruppo ottiene un grande successo al Festival di Tübingen, in Germania, dando inizio a una lunga serie di tournée in quel Paese; verso la fine dell'anno viene convocata una riunione nella quale viene fondato Rock In Opposition. La "lega" di gruppi europei (tra i cui fondatori ci sono anche i belgi Univers Zero, i francesi Etron Fou Leloublan e gli svedesi Samla Mammas Manna) è promossa dagli Henry Cow, con i quali gli Stormy Six hanno rapporti di amicizia e scambio fin dal 1976: al suo interno gli Stormy Six costituiranno, insieme agli Henry Cow, l'ala più militante e più favorevole a forme di organizzazione concrete e stabili.

Inizia dunque il periodo dell'intensa attività internazionale degli Stormy Six, con significativi apprezzamenti da parte della critica e del pubblico di vari Paesi: Germania (Ovest ed Est, all'epoca), Inghilterra, Svezia, Francia, Spagna, Svizzera, Austria. Dopo il Festival di Rock In Opposition di Londra (1978) il critico del Melody Maker definisce gli Stormy Six "the 'stars' of the evening" e "one of Europe's major bands, unquestionably"; recensioni estremamente favorevoli da parte della critica internazionale sono oggi facilmente accessibili, mentre in quegli anni l'eco dell'attività internazionale degli Stormy Six faceva fatica ad arrivare in Italia, dove il pubblico restava affettivamente legato alle canzoni di Un biglietto del tram.



Gli Stormy Six nel 1974, alfieri della canzone politica, in una delle loro foto più  emblematiche


Un gruppo europeo. Macchina Maccheronica e il volo 



Il settimo album, Macchina maccheronica (1980), vince il premio della critica discografica tedesca come miglior album rock dell'anno, relegando al secondo posto i Police. Ancora oggi è considerato uno dei prodotti più rappresentativi del Rock In Opposition inteso come genere. La partecipazione alla registrazione e ad alcuni concerti di Georgie Born, violoncellista degli Henry Cow, è un altro segno dell'internazionalizzazione degli Stormy Six, che porta anche all'adozione temporanea del nome Macchina Maccheronica per lo stesso gruppo. La presenza degli Stormy Six/Macchina Maccheronica al Festival della canzone politica di Berlino Est, nel 1979 e nel 1980, crea anche un "caso" politico in Germania Est: i musicisti e gli intellettuali dell'opposizione al governo della RDT vedono con favore il successo del gruppo italiano, così diverso dalla canzone politica "ufficiale" sostenuta dal governo e considerato espressione della posizione critica della sinistra italiana. Il titolo dell'album antologico Alternative, pubblicato dalla casa discografica di stato Amiga, è indicativo di questa polemica interna al potere musicale e politico della Repubblica Democratica Tedesca.
L'ultimo album prodotto in studio durante gli anni dell'attività professionale e continuativa degli Stormy Six è Al volo (1982), nel quale il gruppo lavora in quintetto dopo aver rinunciato (almeno in quell'occasione) al ruolo del solista virtuoso, in varie formazioni precedenti interpretato da Carlo De Martini, Renato Rivolta, Leonardo Schiavone, Stefano Barbaglia. Nel settembre del 1982, dopo aver partecipato per la quarta volta alla Rassegna del Club Tenco, e dopo il fallimento di un'iniziativa volta alla creazione di una rete distributiva comune per le etichette indipendenti, gli Stormy Six decidono di rinunciare all'attività professionale.
Tra il 25 e il 30 luglio del 1983 tre membri del gruppo (Franco Fabbri, Umberto Fiori e Pino Martini) collaborano con tre membri del quartetto avant-rock tedesco Cassiber (l'ex Henry Cow Chris Cutler, Heiner Goebbels e Alfred Harth) nell'ambito del Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano, realizzando brani a partire da basi o improvvisazioni eseguite da ciascuna delle quindici coppie possibili all'interno del sestetto, registrate da uno studio mobile della RAI. I brani vengono eseguiti anche dal vivo in un concerto finale. Le registrazioni vengono poi trasmesse da Radio3 e sette brani tra quelli realizzati con lo studio mobile appaiono sotto il nome collettivo Cassix (Cassiber/Stormy Six) nell'album allegato alla rivista Recommended Records Quarterly Vol.1 No.3 (1986), edita dalla Recommended Records, etichetta indipendente fondata da Chris Cutler.

La copertina dell'Album dal vivo Un Concerto del 1995


La reunion



Si riuniscono nel 1993 per un'esibizione in seguito documentata dal cd live Un concerto (1995). A quella occasione ne sono seguite altre in un arco di quindici anni, con alcuni concerti particolarmente significativi: Settembre Musica, Torino (1997); Mittelfest, Cividale del Friuli (2005), con la partecipazione di Moni Ovadia; Quarant'anni dopo, nell'ambito di Suoni & Visioni, Sesto San Giovanni (2008), insieme a Ivan Della Mea e Donovan e con la partecipazione di molti ex-componenti e collaboratori degli Stormy Six, tra i quali Claudio Rocchi, Massimo Villa, Giorgio Casani, Eugenio Finardi, Ricky Belloni. L'ultimo concerto della serie è stato il 12 luglio 2008 a Fosdinovo (MS).
Il 7 novembre 2009, nella sede del "Museo del Canzoniere delle Lame di Bologna", Umberto Fiori e Franco Fabbri hanno ricordato la scomparsa di Ivan Della Mea, autore di canzoni, poeta, cantante politico. Il 24 aprile 2010 suonano a Rivoli con la formazione al completo.

La copertina del numero 2, gennaio/febbraio 1971 della rivista Re Nudo



Aggiungiamo una breve storia sul festival di ''RE NUDO''



Re Nudo era una rivista dedicata alla cultura Underground, alla controcultura e alla controinformazione, fu fondata a Milano nel novembre 1970 da un gruppo di artisti ed intellettuali.
Fra le varie iniziative la rivista inizia a promuovere alcuni raduni Pop: Il Festival del Proletariato Giovanile, il primo dei quali so svolge a Ballabio, vicino a Lecco, nel 1971. La seconda edizione si tiene a Zerbo, un comune pavese vicino al fiume Po, nel 1972
  Nel 1974 il raduno pop di Re Nudo si sposta a Milano: si tiene presso il Parco Lambro La «Festa», richiama per quattro giorni, (dal 13 al 16 giugno) migliaia di spettatori con una punta eccezionale del sabato, per l'esibizione della PFM. Si avvicendarono sul palco circa trenta «act», tra gruppi e solisti: nomi celebri come Perigeo, Alan Sorrenti, Area, Premiata Forneria Marconi, Battiato, attorniati da altri già parzialmente affermati ( Acqua Fragile, Biglietto per l'inferno, Rocky's Filj, Trip, Loy & Altomare, Volo, Donatella Bardi, Stormy Six, Angelo Branduardi) e da molti ancora sconosciuti al grosso pubblico. Tra questi ultimi da segnalare le apparizioni dell'innovativo gruppo VetroVivo, del Canzoniere del Lazio, dei gruppo La Comune (con il suo spettacolo di musica e immagini) dei MAD (formazione legata alle esperienze degli Aktuala e soprattutto degli  Arti, un sestetto guidato dall'ex Trip Furio Chirico, che ha saputo suscitare l'interesse della critica e l'entusiasmo del pubblico. Furono presentati vari interessanti audiovisivi a cura del Comitato Vietnam e dello stesso «Re Nudo». inoltre, un coraggioso esperimento: venerdì 14, un'ora di musica contemporanea proposta da tre esecutori, Demetrio Stratos degli, Area, Juan Hidalgo e Walter Marchetti, a quasi 20.000 spettatori che li hanno seguiti con grande attenzione. Da segnalare ancora una jam-session tra componenti della Premiata (Pagani e Di Cioccio), del Volo (Radius e Tempera) e degli Area (Stratos, Capiozzo e Tavolazzi), nel pomeriggio di domenica.

Nel 1975 a partire dal 29 maggio, e vede la partecipazione, tra gli altri, di Area, Stormy Six, Claudio Rocchi, Pino Masi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Antonello Venditti, Giorgio Gaber, Yu kung.
Nel 1976, dal 26 al 30 giugno, nuovamente al Parco Lambro, si tiene l'ultima, travagliata edizione del Festival del proletariato giovanile, cui partecipano più di quattrocentomila persone. Il festival è segnato da gravi problemi di ordine pubblico, aggressioni e saccheggi.
Re Nudo prosegue la sua attività sino al 1980.

1975 un'immagine del raduno di Re Nudo al Parco Lambro, foto di Dino Fracchia

Discografia degli Stormy Six

Album in studio

1969 - Le idee di oggi per la musica di domani
1972 - L'unità
1973 - Guarda giù dalla pianura
1975 - Un biglietto del tram
1976 - Cliché
1977 - L'apprendista
1980 - Macchina maccheronica
1982 - Al volo

Raccolte
1980 - Alternative
1999 - The Best of Stormy Six

Live
1995 - Un concerto
1998 - Megafono

2013 - Benvenuti nel ghetto

La copertina del LP Macchina Maccherionica

Fonti:
Gianluca Testani , Enciclopedia Rock Italiano, Arcana Editrice, 2006, p. 180.

Franco Fabbri, Album bianco. Diari musicali 1965-2011, il Saggiatore, Milano, 2011
Gian Paolo Ragnoli, «Il leninismo e i fumetti», Musiche, 15, 1994, p. 9
Alessandro Achilli e Paolo Chang, «Stormy Six», Musiche, 15, 1994, pp. 9–27
Alessio Marino, "BEATi voi!" n.1, Beat Boutique 67, 2007, intervista e foto a Fabbri sulla storia degli Stormy Six dal '65 al '70
Giovanna Marini, «Cari Area, Finardi, Gianco, Lolli, Manfredi, Sannucci, Stormy Six...», in Romano Madera (a cura di), Ma non è una malattia, Savelli, Roma, 1978, pp. 17–24



I Magazzini Raccordati di Gabriele dell'Oglio

I Magazzini Raccordati, vista su via Ferrante Aporti, foto di Claudio Grassi

Come è noto ai più, la Stazione Centrale di Milano fu inaugurata il 1° luglio 1931.
La sua costruzione fu decisa con il piano di riordino ferroviario del 1906 (a seguito del riscatto e accorpamento delle diverse compagnie ferroviarie avvenuto l’anno precedente).
L’iter di approvazione del progetto architettonico fu tuttavia alquanto travagliato: un primo concorso fu bandito già nel dicembre del 1906, ma nessuno dei 17 progetti presentati fu ritenuto adeguato.
Un secondo concorso fu bandito nel 1912 e fu vinto dall’Arch. Ulisse Stacchini.
Il progetto originario fu più volte rimaneggiato (con diverse varianti, la più importante delle quali è la copertura a grandi volte delle banchine dei binari) e, complice la guerra, la realizzazione andò per le lunghe.
Nel contempo la realizzazione della infrastruttura ferroviaria andava avanti, tant’è che la cintura Nord (tra la vecchia stazione di Lambrate e Musocco, ora Certosa) venne aperta già nel 1914, mentre la cintura Est (tra Lambrate e Rogoredo) fu completata nelle opere civili nel 1927-28 e attivata nel 1931. 
Uno dei requisiti della nuova Stazione Centrale (prevista di testa, anziché passante come la precedente) era di non essere troppo distante dal centro città e nel contempo di avere i binari di corsa lontani dal centro cittadino (in modo da non impedire l’espansione urbanistica della città) e sufficientemente in quota (7,4 metri sul piano stradale), in modo da consentire un agevole transito veicolare, sia automobilistico, sia tranviario, sotto di essa.
L’indicazione “tranviario” non è casuale; il sottopasso Mortirolo è infatti organizzato in tre fornici: quelli laterali destinati a pedoni ed autoveicoli, mentre quello centrale doveva essere tranviario.
Foto 1: I binari, successivamente rimossi, in via Tonale

In origine furono infatti posati i binari in Via Tonale [1], 
che si congiungevano alla linea che percorreva via Ponte Seveso, tuttavia il progetto non fu mai attuato e i binari furono a loro volta rimossi; il fornice centrale del sottopasso Mortirolo è oggi utilizzato dalla linea filoviaria di circonvallazione 90/91.
L’imponente edificio della Stazione Centrale ha una larghezza di 200 metri, ed una lunghezza (dalla facciata su Piazza Duca D'Aosta al tunnel in corrispondenza di Via Spoleto) di quasi 1,5 Km.
Il Piano Terra può essere diviso in tre sezioni:


Foto 2: Pianta del piano stradale della Stazione Centrale
- la prima sezione, da Piazza Duca d’Aosta al tunnel di Via Pergolesi/Tonale, curiosamente l’unico ad avere un nome, essendo chiamato sottopasso Mortirolo (dal nome dell’omonimo passo alpino, in continuità con i viali Tonale e Stelvio), destinata ai servizi per i viaggiatori (biglietterie, elevatori per i bagagli) ed a locali accessori per il servizio ferroviario;
- la seconda sezione, dal sottopasso Mortirolo al tunnel tra Viale Brianza e Viale Lunigiana, destinata i servizi postali ed alla movimentazione delle merci;
- la terza sezione, dal tunnel tra Viale Brianza e Viale Lunigiana al tunnel tra Via Spoleto e Largo San Valentino era infine destinata ai Magazzini Raccordati.
I Magazzini devono il loro nome, al fatto che essi, come vedremo meglio, erano collegati (appunto “raccordati”), oltre che tra di loro, anche alla sezione merci della Stazione Centrale ed alla linea di Cintura (sebbene solo dal lato di Lambrate), per il tramite di appositi binari di servizio.


Planimetria dei Magazzini Raccordati

I Magazzini raccordati, in numero di 116, sono una serie di grandi locali, disposti lungo le Vie Ferrante Aporti e Giovanni Battista Sammartini, destinati a deposito di merci.
Per la loro gestione era stata creata una apposita società (Società Anonima dei Magazzini Raccordati), con sede in Via Sammartini 10.
Tali depositi occupano solo la parte più esterna del rilevato ferroviario, mentre la parte centrale è costituita da un terrapieno, delimitato da mura ciclopiche.
Tali magazzini erano collegati alla zona merci della Stazione Centrale, dove un grande carro ponte permetteva la movimentazione di interi carri ferroviari, da due binari che correvano alle loro spalle, attraversando ortogonalmente i vari tunnel carrabili.
In alcuni punti (ben 22, opportunamente distanziati), per mezzo di apposite piattaforme girevoli, erano inoltre previsti delle comunicazioni rotabili con l’esterno; inoltre vi erano due binari di raccordo tra i due lati dei magazzini.


Foto 4: Passaggio trasversale per il carico e scarico dei Furgoni

Foto 5: Planimetria in sezione

Foto 6: Galleria di servizio
 A completare i collegamenti tra i due lati e con l’infrastruttura ferroviaria sulla testata nord era presente un anello di raccordo tra i due binari, nonché una comunicazione diretta con la linea di cintura.
Foto 7: Testata Nord della Centrale

Osservando l’immagine della costruzione del rilevato
si evidenzia come, a dispetto delle facciate ad arcate la struttura del rilevato fosse di tipo architravato; unica eccezione i sottopassi stradali “minori”, mentre quelli più grandi, come quello di V.le Brianza avevano struttura architravata, con colonne ingentilite da capitelli con decorazioni floreali.
Foto 8: i Magazzini in costruzione


Foto 9: Vista prospettica su via Sammartini
Foto 10: vista di uno dei sottopassi
Foto 11: Il tunnel che collega i viali Brianza e Lunigiana

Sebbene da tempo dismessi, i binari di collegamento dei magazzini raccordati sono ancora ben visibili in alcuni dei tunnel.


Foto 12: Binari interni
Nel 2017, in occasione del Fuorisalone, è stato possibile visitare, sia pure parzialmente, i magazzini.
Recentemente i Magazzini Raccordati sono stati oggetto di un progetto di recupero, che prevede la creazione di un grande parcheggio coperto da 600 posti auto, in modo da liberare dalle automobili Piazza Luigi di Savoia, l’apertura di nuovi accessi alla Stazione Centrale e la trasformazione dei restanti magazzini in una sorta di polo del gusto.


Foto 13: L'ingresso laterale per i rotabili

Foto 14: I Magazzini Raccordati in occasione del "Fuorisalone" 2017
Si ringraziano per la consuklenza e le informazioni desunte: Tullio Terna vincenti,  Giorgio Stagni (curatore del sito Stagniweb), Marzio Castelli (curatore della gallery flickr Milanotrasporti), i forum “Milano Sparita” e “Milano Storia dei Trasporti Pubblici”su Skyscrapercity e il Blog Urbanfile.

Fonte immagini:

[1] [2]                         La Stazione centrale di Milano inaugurata l’anno IX E.F., Milano, 1931

[3] [7] [8]                    Forum su Skyscrapercity
[4] [5] [6] [9] [10]       Pubblicazione a nome della S. A. dei magazzini Raccordati, Milano, 1914?
[11] [12] [13] [14]      galleria Flickr Milanotrasporti (Marzio Castelli)