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Piazza Missori in uno scatto di Giovanni Fanelli che racchiude diversi elementi architettonico-storici di un certo rilievo: al centro le imponenti volute Eclettico-Liberty di Palazzo Meroni, monumentale "spartiacque" fra il corso di Porta Romana e corso Italia, in primo piano la celeberrima statua equestre dedicata all'eroe garibaldino Giuseppe Missori, realizzata dallo scultore Riccardo Ripamonti ed inaugurata nel 1916, la posa del cavallo raffigurato come in un momento di debolezza ha portato i milanesi a denominarlo come "il cavallo stanco del Missori. A destra dell'inquadratura, in toni di grigio, il palazzo dell'Istituto Nazionale della Previdenza sociale, INPS, in origine Cassa Nazionale delle Assicurazioni Sociali, realizzato fra il 1928 ed il 1931 in stile razionalista su progetto dell'architetto Marcello Piacentini. L'Hotel dei Cavalieri infine, di cui si scorge al margine sinistro l'insegna verticale, ben caratterizzato dalla superficie curva della facciata, fu progettato dall'architetto Emilio Lancia, con l'ausilio dello studio di Gio Ponti, nel 1949.
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| Palazzo Meroni da piazza missori. foto di Giovanni Fanelli |
Sul finire dell'Ottocento, man mano che i semi della cosiddetta "rivoluzione Industriale" fruttificano e si espandono, rigogliosamente proiettati verso il nuovo secolo, anni nei quali una nuova formula architettonica va affermandosi con soluzioni moderne e gusto eclettico, la storica nobiltà di sangue, languidamente avvinghiata alle proprie tradizioni viene rimpiazzata e sostituita da una nuova nobiltà, quella di censo, prorompente, vitale e, diremmo pure, sanguigna, che sposa lo stile Liberty nascente e lo rende anch'esso simbolo della propria scalata al successo. Laddove i palazzi e le magioni nobiliari milanesi si presentavano con un tono di lieve appariscenza, quasi sussurrata, quasi dimessa, per poi dispiegarsi in sontuose declinazioni del gusto e del lusso negli sfarzosi esterni, la nuova cortina urbana si fregiava di fantasiose e decorate facciate, anche al limite del Kitsch, realizzando superfici che catturavano, e catturano, lo sguardo, una proclamazione ad alta voce del successo e dell'emergere della propria nuova dinastia.
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| Palazzo Meroni in una pubblicità d'epoca che pubblicizza l'attività dell'azienda dei fratelli Meroni. Foto dal profilo FB Scac Ttrento |
Milano in breve volger d'anni si arricchisce di un patrimonio architettonico di primordine, all'avanguardia, ricco di soluzioni tecniche e grafiche che pienamente si inquadrano nel periodo fortemente simbolista e decadente che attraversa tutta la cultura europea, una sinfonia di intenti che ben rappresenta la nascente cerchia dei potenti industriali lombardi, Castiglioni, Berri Meregalli, Crespi, Galimberti, Faccanoni e Romeo, fra i tanti, ovviamente a questa equivalenza rappresentativa non si sottrae certo l'imponente edificio che corona, in piazza Missori, con le sue animate superfici l'angolo fra due antiche direttrici, corso di Porta Romana e lo stradone di San Celso, odierno corso Italia, un tempo attraversate dal Naviglio della Fossa Interna.
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| Palazzo Meroni in una foto anni 60, dal profilo FB Scac Ttrento |
Il palazzo di piazza Missori fu immaginato come una sorta di celebrazione del successo familiare dai fratelli Piero e Giuseppe Meroni, imprenditori nel campo dell'edilizia e delle costruzioni che acquistarono il terreno in quella che era la vecchia piazza San Giovanni in Conca dove di lì a breve sarebbe stato aperto il corso Italia che avrebbe riunito le spezzettate direttrici storiche dello stradone di San Celso, intuendone il successivo sviluppo immobiliare, fu commissionato all'architetto Cesare Tenca, coadiuvato dal geometra Cesare Penati, che lo progettò e realizzò fra il 1914 ed il 1924, il lungo intervallo fu principalmente dovuto agli eventi bellici e conseguenti durante il primo conflitto mondiale, un secondo corpo completato nel corso del 1926.
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Il secondo corpo di palazzo Meroni insiste sull'angolo fra corso Italia e via Maddalena. Foto di Giovanni fanelli |
L'Architetto Cesare Tenca in quei primi decenni del secolo XX° era un progettista molto apprezzato dall'alta borghesia dell'epoca e ci ha lasciato diverse realizzazioni che testimoniano della su maestria e del suo gusto indubitabilmente eclettico, a Milano si occupò di una radicale ristrutturazione dell'edificio sede dell'Hotel Principe di Savoia in piazza della Repubblica, un edificio di origine ottocentesca che ospitava le strutture dell'Hotel du Nord et des Anglais, dove furono adottate architetture riconducibili ad un imponente richiamo del Rinascimento con pronunciate citazioni dello stile Liberty.
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Piazza della Repubblica, scorcio della facciata dell'Hotel Principe di Savoia. Foto di Giovanni Fanelli |
In via Mascheroni l'edificio conosciuto come Palazzo Tenca, di proprietà dello stesso Cesare Tenca e quindi residenza di famiglia, edificio realizzato con l'ausilio dell'ingegner Angelo chiappa, rivela un complesso di accostamenti tematici che lo rendono bizzarro e contemporaneamente affascinante catalogo del linguaggi Liberty, Deco e quel pizzico di gusto Assiro - Babilonese che molto intrigava all'epoca, impossibile dimenticarne gli influssi sulle realizzazioni del coevo Ulisse Stacchini. Palazzo Tenca fu realizzato nel 1914, esattamente l'anno in cui si diede il via alla costruzione di palazzo Meroni e alcuni particolari sembrano coincidere nelle due costruzioni, creando un indiscutibile firma d'artista, come la rassomiglianza fra le cariatidi dei due palazzi che seppur diversamente agghindate sembrano condividere lo stesso modulo di realizzazione.
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Via Mascheroni 20, facciata di Palazzo Tenca Foto di Giovanni Fanelli
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| In questa immagine le cariatidi di palazzo Meroni, a sinistra, sono confrontate con quelle di palazzo Tenca, sulla destra. Entrambi gli scatti sono di Giovanni Fanelli |
Ancora in questa zona nel 1912, con l'aiuto dell'Ingegner Valabrega progetta e realizza il palazzo al civico 32 di via Ariosto, celebre per i dipinti posizionati sotto il cornicione che raffigurano una serie di uomini preistorici realizzati dal pittore Luigi Mantovani.
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| Via Ariosto 32 e uno dei dipinti sotto il cornicione. Foto di Giovanni Fanelli |

Un altro palazzo iconico dell'architetto è sicuramente la Casa dei Fratelli Marenghi, conosciuta come la Casa degli Elefanti per via delle caratteristiche decorazioni. Un edificio nello stile eclettico già ampiamente coniugato in altre opere da questo autore, sorge dal 1920 in piazza Vittorio Bertarelli 1 ad angolo con la via Rugabella.
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La Casa degli elefanti ed un dettaglio della decorazione zoomorfa a motivo di elefante. Foto di Giovanni Fanelli |
Da ultimo citiamo la Casa Tonolli, edificata fra il 1921 e il 1922 in via Santa Maria alla Porta 2, angolo via Delle Orsole, progettato in collaborazione con l'architetto Angelo Chiappa, la cui declinazione architettonica si fregia di liee e corpi geometrici nche ne fanno un capolavoro milanese dello stile Deco.
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| Vista d'angolo di Casa Tonolli ed un dettaglio di facciata laterale. Foto di Luciana Furiosi |
Per quel che concerne l'attività di Cesare Penati che in alcuni documenti viene indicato come architetto, oltre a seguire e completare il progetto del secondo corpo di palazzo Meroni si era occupato ai primi del Novecento della risistemazione dell'asse fra piazza Missori e corso di porta Romana collaborando con l'ufficio tecnico del comune e con le varie aziende costruttrici implicate nella realizzazione di edifici residenziali nei vari lotti ricavati a seguito della demolizione della chiesa di San Giovanni in Conca. Fra altri prestigiosi incarichi fu Consigliere Delegato della Società Anonima Milanino per la quale diede vita nel 1932 ad un piano urbanistico, definito "monumentale", volto allo sfruttamento dei lotti rimasti ancora inesitati della Città Giardino.
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| Stralcio di mappe del 1930 del territorio di Cusano Milanino dall'Archivio Storico di Cusano Milanino |
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Scorcio di Palazzo Meroni con l'insegna SCAC sulla sommità della cupola. Foto dal profilo FB Scac Ttrento |
La famiglia Meroni soprattutto grazie all'impulso di Gino ed Ambrogio, figli dei fondatori, perseguì la propria attività con crescente successo fino a rilevare la SCAC, Società Cementi Armati Centrifugati, fondata nel 1920 da Ezzelino Zontini, un industriale di Riva del Garda, che fissò la prima sede a Mori (TN), era un'azienda che ebbe successo nel campo dei pali in cemento armato, in breve tempo sviluppandosi e aprendo diversi nuovi stabilimenti.
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| Campionaria 1931 - L'iconica Torre della SCAC. Foto Agenzia Argo |
I Fratelli Meroni la acquistarono nel 1931 e ne trasferirono la sede e gli uffici amministrativi nel palazzo di famiglia sulla cui cupola fecero installare una struttura autoportante metallica che costituiva quella grande insegna luminosa che è possibile vedere in alcune fotografie d'epoca e che fu smantellata negli anni 90, a seguito del fallimento della società risalente al 1998.
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Scorcio dall'alto anni 90 di corso di Porta Romana, a destra Palazzo Meroni che ancora si fregia dell'insegna della SCAC |
Veniamo ora all'architettura espressa dalle linee del palazzo che secondo comune critica filologica esprime un garbato eclettismo, venato di soluzioni Liberty ed un'indiscutibile riallacciarsi allo stile Rococò del Settecento Parigino, con quelle asimmetrie ricercate e i grovigli di putti festosi che paiono arrampicarsi sulle strutture dell'edificio e con l'utilizzo di finestre ad oblò, ovvero oeil de boeuf, i cui contorni però, lungi dall'esser rilevati da rigorose linee geometriche, si confondono nella plasticità e florealità delle cornici, sontuosamente decorate ed allegoricamente sceneggiate.
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In queste 3 foto scattate da Giovanni Fanelli possiamo scorgere alcuni dettagli della cupola sommitale di Palazzo Meroni |
Palazzo Meroni occupa una porzione di spazio decisamente importante e lo fa con piglio monumentale, data anche l'intenzione celebrativa, dispiegando superfici riccamente decorate e mosse con l'uso di mensole, capitelli, cariatidi e bovindi tanto cari all'ambito Liberty, risolvendo in modo scenografico la non facile interpretazione dell'angolo acuto che caratterizzava il lotto affacciantesi su piazza Missori. Lo spazio ridisegnato dall'architetto Cesare Tenca si propone come la prua di una nave, massiccia ma agile che presenta un'insospettabile levità risolta grazie all'uso sapiente di elementi decorativi e costruttivi che sale in un triangolo visivo ove tutte le linee concorrono a portare il centro focale sul vertice superiore. Indiscutibile protagonista di questa soluzione è la cupola finale, di forma semisferica e suddivisa in spicchi ed è ricoperta da un fitto reticolo di squame bronzee che cangiando al cangiare delle condizioni atmosferiche contribuisce ad un gioco di riflessi e movimenti ottici alla luce dei raggi solari, quasi un rettile languidamente assopito, mentre i fasci decorativi floreali, gli insoliti oblò e il gioco dei putti reagalano movimento e sinuoso fascino alla composizione. A compendio di ciò va riportato che nel corso del tempo la struttura ospitò diversi studi di artisti.
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| Questa sequenza fotografica mostra i dettagli delle statue allegoriche che rappresentano il Giorno e la Notte, con reminiscenze dell'arte di Michelangelo. Foto di Giovanni Fanelli |

Due statue semisdraiate, una maschile ed una femminile ci rimandano a suggestioni dell'arte michelangiolesca, che evidentemente affascinava l'architetto Cesare Tenca, la posa, i panneggi, la torsione dei corpi, tutto rimanda alle celebrate Tombe Medicee ricalcando quasi la medesima impostazione delle allegorie michelangiolesche del Crepuscolo e dell'Aurora e assumono la stessa valenza allegorica di rappresentare il Giorno e la Notte.
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Dettagli del lato di corso di Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
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Dettagli del lato di corso di Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
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Dettagli del lato di corso di Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
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Dettagli del lato di corso di Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
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Dettagli della decorazione della mansarda sul lato di corso di Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
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Particolare dei ferri battuti all'ingresso di corso di Porta Romana Foto di Edelweiss46 |
L'edificio sul lato del corso di Porta Romana si dipana con alternanze di pieni e rilievi architettonici, ma senza aggiungere la fastosa movimentazione ostentata nell'angolo dell'edificio, festoni e ghirlande impreziosiscono anche questo lato che in alto all'angolo con via Maddalena presenta una mansarda dotata anch'essa di aperture ad oblò.
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Lampada in ferro battuto nell'androne del palazzo Foto di Edelweiss46 |
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Primo piano sulle cariatidi di palazzo Meroni Foto di Giovanni Fanelli |
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Primo piano sulle cariatidi di palazzo Meroni Foto di Giovanni Fanelli
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Sul corso Italia la superficie è quasi speculare rispetto a quella sul corso di Porta Romana ma nel secondo corpo dell'edificio compaiono coppie di cariatidi che decorano di sè anche lo spigolo, i recenti restauri di questa porzione hanno portato a ridenominarlo "The Angle", con via Maddalena.
L'edificio in via Maddalena si presenta con 2 ali terminali, a raccogliere la corte e presenta nella parte centrale una superficie muraria di soli 2 piani, anch'essa decorata e fornita di un ingresso, al civico 4.
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Palazzo Meroni inquadrato da corso di Porta Romana e lo scorcio architettonico prospiciente su via Maddalena. Foto di Giovanni Fanelli |
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Scorcio di via Maddalena verso corso Italia Foto di Giovanni Fanelli |
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L'ingresso al civico n°4 posto al centro della cortina urbana di via Maddalena. Foto di Giovanni Fanelli |
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Scorcio di via Maddalena verso corso si Porta Romana Foto di Giovanni Fanelli |
Fra i 2 ingressi Gemelli di Corso di Porta Romana 2 e Corso Italia 3 si estendeva in origine una galleria, intesa come passaggio fra i due lati del palazzo e sede di attività commerciali che avrebbero dato lustro all'intero edificio. Stante la situazione di edificio privato oggi la galleria è stata trasformata e comunque non essendo visitabile non è possibile verificare le eventuali rimanenze strutturali.Il comparto decorativo, putti, festoni e quant'altro, comprese le due sculture "michelangiolesche" furono realizzate da disegni dei due architetti autori rendendoli tridimensionali utilizzando del cemento artificiale modellato o gettato direttamente in opera, pertanto posati e collocati da maestranze milanesi specializzate.
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Palazzo Meroni, lo scalone arricchito dalla ringhiera in ferro battuto opera di Alessandro Mazzucotelli Foto di Saverio Lombardi Vallauri dal sito martinelliluce |
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Palazzo Meroni, lo scalone arricchito dalla ringhiera in ferro battuto opera di Alessandro Mazzucotelli Foto di Saverio Lombardi Vallauri dal sito martinelliluce |
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Palazzo Meroni, lo scalone arricchito dalla ringhiera in ferro battuto opera di Alessandro Mazzucotelli Foto di Saverio Lombardi Vallauri dal sito martinelliluce |
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Palazzo Meroni, lo scalone arricchito dalla ringhiera in ferro battuto opera di Alessandro Mazzucotelli Foto di Saverio Lombardi Vallauri dal sito martinelliluce |
Anche gli eleganti ferri battuti che arricchiscono il telaio compositivo di palazzo Meroni furono disegnati direttamente in-house, come suol dirsi, dagli stessi Cesare Tenca e Cesare Penati. Lo scalone nobiliare del palazzo però reca la firma illustre di Alessandro Mazzucotelli che ne realizzò il parapetto dando vita a sinuosi tralci di vite, nastri, piccole gemme e boccioli, intervallando il comparto decorativo con piastre a bassorilievo con soggetti zoomorfi.
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Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini
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| Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini |
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| Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini |
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| Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini |
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| Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini |
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| Palazzo Meroni, dettagli delle decorazioni zoomorfe realizzate da Alessandro Mazzucotelli sulla ringhiera in ferro battuto dello scalone d'onore. Foto di Analia Pierini |
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