sabato 24 gennaio 2026

Spiccioli Milanesi: Il Drago di Gaudì di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone


Oscure Presenze in Città
Foto servizio di Filomena Schiattone


Il cancello di Finca Guell a Barcellona, foto dal sito Barcellona italiani


Il drago sputafuoco cyberpunk di via Diodoro Siculo 24, si tratta di un pregevole manufatto che funge da cancello dell'edificio e che vuole essere un omaggio al più famoso cancello della Residenza Guell di Barcellona, opera di quel genio indiscusso del Modernismo Catalano che fu Antoni Gaudi y Cornet, anche la colonna di destra con gli inserti a mosaico vuole omaggiare le tipiche decorazioni usate dall'architetto catalano per impreziosire i sentieri del parco Guell. Ulteriore curiosità nel muro interno a sinistra del cancello che reca una serie di figure rievocanti le pitture rupestri paleolitiche.







sabato 17 gennaio 2026

Conosci Milano: Piazza Guardi 15 di Roberto Bagnera e Giovanni Fanelli

 

Vista della facciata e scorcio angolare di Piazza Guardi 15. Foto di Giovanni Fanelli



Sapendo fermarsi ad osservare la città è possibile incontrare scorci ed edifici evocativi, affascinanti, talvolta anche brutti, gemme ignorate, spesso dimenticate, soggetto che nella loro unicità raccontano storie e gusti che concorrono a formare la ricchezza architettonica della nostra Milano. Negli ultimi decenni si è sviluppato un certo gusto per l'edilizia ed il decorativismo dello stile Liberty, mentre per quanto riguarda il suo successore cronologico, ovvero lo Stile 1925, Art Deco per esplicitarci, non c'è a tutt'oggi una piena considerazione, forse perchè il suo sviluppo è inevitabilmente legato all'evolversi delle vicende del Ventennio Fascista e quindi ancora stenta a liberarsi di un certo tipo di prevenzione culturale. Piazza Guardi, è sita nel cosiddetto rione dell'Acquabella, zona estesa fra piazzale Dateo, Argonne, piazzale Susa, Città Studi, così definita per un gruppo di antiche cascine, l'ultima delle quali fu demolita nei primi anni 50, che a sua volta aveva ereditato il nome dall'omonima roggia che ne lambiva il territorio. 

Corso Plebisciti, primi del Novecento (Civico Archivio Fotografico)

Nella foto qui sopra che ritrae la Cascina Acquabella è possibile vedere un dislivello accentuato, in effetti quel tratto era detto la "Busa" ovvero la buca ed era frutto della presenza del rilievo ferroviario della cosiddetta Ferdinandea i cui binari attraversavano il rione e che poco oltre le cascine si sussisteva un bivio dove nel 1908 si verificò un disastro ferroviario con la collisione di ben tre treni viaggiatori causando 7 morti e ben 23 feriti. Osservando la foto è possibile leggere l'insegna di un'osteria: Trattoria dell'Acquabella con giardino e gioco di bocce", era anche sì detta "Pompei a Milano", citata nel celeberrimo libro del giornalista tedesco Hans Barth: "Osteria, guida spirituale delle Osterie Italiane da Verona a Capri", pubblicato nel 1921 e che si fregiava di un'arguta introduzione di Gabriele D'Annunzio.

Panoramica su piazzale Susa, anni 50, sulla destra si intravvedono le strutture della Cascina dell'Acquabella ancora superstiti


Ci racconta l'attento osservatore Hans Barth: - L'antica osteria dell'Acqua Bella è in fondo a corso Indipendenza, il lettore non si spaventi di questo titolo, l'acqua sarà bella, ma io non so dire se è anche buona perchè non l'ho assaggiata. E' un'osteria di campagna, che per il colore rosso e le colonne antiche di cui è ornata la sala principale può passare, con molta fantasia, per una reminiscenza pompeiana.


Una sbuffante locomotiva impegna i binari della Ferdinandea direzione Milano in zona viale Argonne
Foto anni 10 del Novecento di Giulio Galimberti, Archivio ACAdeMI - Franco Fava

Per quanto riguarda alcune vicende legate alla Ferdinandea in zona Acquabella, rimandiamo ad un interessante articolo dell'amico Silvio Gallio sempre sul nostro blog: https://sdslingo.blogspot.com/2019/03/vietato-attraversare-i-binari.html

Tornando al tema principale ci corre l'obbligo di segnalare altre realizzazioni sussistenti in piazza Guardi  che così si configura come un suggestivo esempio di come lo stile Deco abbia prodotto palazzi per una residenza di tipo popolare con un gusto per l'estetica decisamente pronunciato.


Piazza Guardi negli anni 30


Piazza Guardi 15, l'edificio in zona chiamato Castelletto in primo piano in un'immagine del 1929


Fra queste opere edilizie spicca sicuramente l'edificio al civico 15, un poderoso fabbricato che insiste su un intero isolato composto  piazza Guardi, via Saldini, via Beato Angelico e via Giuseppe Colombo, vaghe reminiscenze castellane, rappresentate dalle due torrette sommitali angolari, si affiancano ad un garbato uso di sporgenze e superfici piane, con un intervento di color rosso non invasivo, costituito da 2 strisce rosse continue al piano terreno ed al primo, i bovindi, tanto cari al Liberty qui si presentano con linee rette, a tronco di ottagono, più a rievocare la struttura degli Erker diffusissimi nell'architettura storica dell'area germanica, contribuendo ancor di più a sottolineare le suggestioni che derivano dall' impatto da fortezza medievale dell'edificio.


L'ingresso, decorato da un motivo essenziale in ferro battuto. Foto di Giovanni Fanelli

La vetrata, con motivo stile Deco in ferro battuto nell'atrio del palazzo. Foto di Davide Radaelli


La facciata, al centro della quale si apre l'unico accesso del fabbricato, si sviluppa in una perfetta simmetria del corpo edilizio con un andamento speculare ai lati dell'ideale colonna centrale, le aperture finestrate, a volte bifore, sono tutte e rettangolari, ad eccezione del piano nobile dove si intervallano con aperture ad arco a tutto tondo, sulle torrette compaiono poi dei profili bianchi che delineano delle finte bifore tonde, un tempo questo tipo di finestre era usato per rimarcare da fuori le stanze più importanti, una citazione storica quindi che ci rivela quanto non secondaria sia la storia del nostro soggetto.

Come troppo spesso accade le notizie legate all'edificio sono scarne e derivate soprattutto da un paio di inserzioni da riviste coeve che datano il fabbricato al 1929 progettato da un non meglio identificato Laucina e realizzato dall'impresa edile Perrucconi e Cigada, quest'ultima protagonista di diverse realizzazioni in città, primariamente nella stessa piazza Guardi dove ci sono altri edifici che rimandano stilisticamente alla tipologia in oggetto di questo articolo, fra altri interventi, parteciparono anche alla costruzione della sede in via Sarfatti della Bocconi.


Inserzione pubblicitaria, proveniente da una rivista coeva che rivela i dati essenziali sulla paternità dell'edificio, grazie all'amico Davide Radaelli che gentilmente ci ha inviato questo documento.

Il committente fu la Cooperativa Edile Combattenti Milanesi, una delle tante associazioni che garantivano alla propria categoria rappresentata un consistente aiuto nell'acquisto della propria abitazione, realizzandole direttamente, fonti da verificare le attribuiscono altre realizzazioni in questo stesso quartiere, molte categorie, professionali e/o morali nel corso di quel periodo, la Cooperativa Sempre Uniti di Affori, piuttosto che la cooperativa edificatrice dei Tranvieri agivano nella stessa direzione e nello stesso intento.


In questa e nelle immagini successive sono ripresi alcuni dettagli dell'edificio.
Foto di Giovanni Fanelli 
 







lunedì 5 gennaio 2026

La Pasquetta del Ghisa, ovvero la Befana del Vigile Urbano in quel di Milano di Roberto Bagnera


Piazza del Duomo anni 60, anche la rinomata Gastronomia Peck contribuisce alla Befana del Ghisa, in primo piano una Bianchina Van dell'Autobianchi, versione del popolarissimo veicolo che venne prodotta in pochissimi esemplari fra il 1965 ed il 1970

Pasquetta?
Pasquetta!

- Mi perdoni sior Adalingo, ma il giorno 6 di Gennaio, ricorrenza religiosa dell'Epifania, ovvero della Rivelazione, si definisce giorno della Befana, quella vecchia signora che svolazza nei cieli, con doni, con dolci, con carbone alla ricerca di bimbi buoni da gratificare e di cattivelli da punire con un bel sacco di carbone, quale il nesso con la Pasqua?

- Mio curioso e gentil lettore, mi piace celiare, mi piace esser volitivo, mi piace esser creativo, ma non ti ingannerei mai, il nesso c'è e lo vedrai. Solo ci piace esser fuori dal mucchio di orecchianti e copisti del web, chi da Varese, chi da Vercelli, chi da Melegnano, chi da Vigevano, che scimmiottano i testi trovati sul web e tutti quanti ne sono che celebrano la Befana del Vigile...

- Ecco, in questa definizione sì che mi ci trovo

- Al tempo prima diciamo perchè "Befana", è una tipica trasformazione linguistica il volgo pronunciando "Epifania" nel corso dei secoli la contrasse in "Bifania" e successivamente Befana, quella vecchia donna raggrinzita, che dai tempi pagani vola sui campi per assicurarne la fertilità e favorirne il raccolto fu poi ripresa, come consuetudine, dal culto cattolico che legò però la tradizione alla celebrazione dei Magi.

- Qui mi pare che a Milano in questo giorno si manifesti un corteo storico in costume, se non erro.

- Vero, nella Basilica di Sant'Eustorgio, in Porta Ticinese, erano conservati i resti mortali dei Re Magi, reliquie veneratissime in città, conservate in un pesante sepolcro nella basilica che peraltro vanta la sommità del proprio campanile con una stella ad 8 punte che viene a rappresentare la stella Cometa che indicò il cammino ai tre Re. 

Primo piano per la sommità del campanile e la stella ad 8 punte. Foto di Giovanni Fanelli


Dettaglio del sepolcro dei Re Magi nell'omonima cappella nella Basilica di Sant'Eustorgio Foto di Teresa Sottocorno


La teca dove sono conservate le reliquie dei Magi, esposta in occasione del corteo storico. Foto del 2026 di Giovanni Fanelli

- Come fu che i resti dei Re Magi siano a Milano?

- La presenza di queste reliquie si deve al Vescovo Eustorgio, l'Imperatore Romano Costanzo lo aveva ricevuto a Costantinopoli per attribuirgli la nomina, un tempo questo era appannaggio dell'autorità imperiale, e per assicuragli il suo gradimento e riconoscimento gli fece dono dei sacri resti e del voluminoso sarcofago che li conteneva. Giunto via mare e per terra con un grosso carro trainato da buoi, nell'anno 345 dopo Cristo, il corteo assistette ad un evento singolare, nelle terre della città ad un passo dalla Porta Ticinese i buoi si rifiutarono di proseguire. Eustorgio, uomo di carattere e di forza morale prese l'inaspettata decisione di costruire in loco la chiesa che avrebbe ospitato il ponderoso dono ed eresse quindi la basilica di Sant'Eustorgio dove ancor oggi la possiamo ammirare.

La Basilica di Sant'Eustorgio prima dell'arrivo del corteo storico. Foto del 2026 di Giovanni Fanelli

- Nel corso dei secoli però ci furono diversi travolgimenti storici, le reliquie non furono mai in pericolo?

- Il sacco del Barbarossa perpetrato nel 1162 ebbe come risultato non solo la distruzione di  Milano e la cacciata in esilio dei suoi abitanti ma anche il furto di oggetti ed opere preziose, comprese le sacre reliquie che, trafugate dal sarcofago, troppo ingombrante e che quindi rimase in città, presero la via per la città di Colonia in Germania.

- Quindi Milano a bocca asciutta ...

-No la storia prosegue, fu l'Arcivescovo Andrea Carlo Ferrari, nel 1904 a porre l'ultima parola di questa tumultuosa storia, quando riuscì a farsi restituire dal suo omologo di Colonia alcune reliquie, per l'esattezza una vertebra, un'ulna e due peroni che oggi sono conservati nella preziosa urna esposta davanti al sarcofago. 

- Sicchè un ulteriore tesoro torna ad arricchire la nostra città ed a rammentare tale importanza il folclore locale si veste di abiti storici in un corteo evocativo.

Qui sopra e nelle due immagini successive, alcuni momenti della sfilata in costume del 2026. Foto di Giovanni Fanelli



- Proprio così, dall'anno 1336, regnanti in città i Visconti, si diede inizio alla tradizione del corteo, uomini ed animali, abiti sfarzosi un tempo e costumi che li riproducono, oggi, con comparse che figurano i personaggi storici, a volte elefanti presi a prestito dai circhi presenti in città al momento, la partenza in piazza del Duomo e poi la sfilata per via Torino, il Carrobbio, le Colonne di San Lorenzo ed infine capolinea presso la Basilica di Sant'Eustorgio.

- Ma mi par di sovvenire ci sia un curioso aneddoto che richiama lo stemma di Porta Ticinese, una storia di sgabelli
Lo storico stemma del sestiere di Porta Ticinese


- Vero, mio gentil lettore, ricordiamo che lo stemma dell'antico sestiere è costituito dall'immagine di uno scanno (sgabello) a tre gambe di colore rosso al centro di uno scudo in campo bianco. Trova la sua spiegazione nell'usanza radicata nei secoli in occasione del Lunedì Santo, quando l'Arcivescovo si sedeva su uno scanno per lavare i piedi ad un lebbroso proveniente dalla vicina Torre dei Malsani, così detta per essere parte dell'Ospedale di San Materno. Un' altra versione lo riferisce all'uso di offrire uno sgabello per riposarsi ai sacerdoti che partecipavano al corteo storico.

- Quindi anche in questo caso le tradizioni religiose ambrosiane sono stigma e cardine della nostra comune storia.





Cartolina pubblicitaria, viaggiata nel 1943, per l'Albergo Ristorante Tre Scranne al Carrobbio, via Torino

- Giusta osservazione ma non dimentichiamo mai la proverbiale fantasia ed inventiva meneghina, nonchè la sua provata irriverenza: in via Torino, al Carrobbio, angolo con via del Torchio, c'era un tempo l'Osteria dei Tri Scagn (le tre Scranne - tre sgabelli), prendeva vita una sorta di processione sacrilega dei Magi, organizzata dal fior fiore della teppa cittadina, dove i figuranti si cambiavano prima di partire per una scorreria gaudente e foriera di più o meno consentite baldorie, dal Carrobbio ad altri angoli, ad altre osterie, ad altre avventure ... 









In questa e nelle 2 immagini successive il Corteo dei Re Magi nell'edizione del 2023.
Foto di Filomena Schiattone





- Perfetto, siamo ancora nell'ambito della celebrazione religiosa seppur spettacolarizzata come si addice all'uopo di conquistare il popolino.

- Sì e per rimanere in tema, e quindi dar risposta al tuo iniziale quesito, vale la pena ricordare che in terra lombarda in questo giorno preciso la Chiesa era solita comunicare la data della celebrazione della Santa Pasqua da qui il termine di Pasquetta che a Milano ancor si usa e che ha generato anche un bel proverbio:

A Pasquetta una mezz'oretta, a ricordare che nella ricorrenza dell'Epifania il giorno si è allungato di una mezz'oretta.

In queste 5 immagini, dall'Archivio ACAdeMI scattate da Roberto Gusmaroli, alcuni momenti
del corteo storico del 1983, fra i figuranti 2 teneri bimbi impersonano Renzo e Lucia, i poderosi elefanti del circo di Moira Orfei affrontano temerariamente il Pavè meneghino, lo sfarzo degli abiti d'epoca ed il sorriso delle fanciulle che regalano un momento gioioso di quella giornata festiva.







- L'Epifania è una giornata festiva che si lega anche ad atti pubblici di beneficenza come suggerisce il tema di questa dissertazione.

- Certo ma prima, per dovere di cronaca, dobbiamo pur citare che nel 1977 questa festa fu soppressa con atto governativo, essendo in carica un governo presieduto da Giulio Andreotti, che nell'ottica di aggiungere maggiori giornate lavorative in un periodo di difficoltà e crisi energetiche petrolifere ed affini, Epifania, San Giuseppe, Ascensione, festa dei SS. Pietro e Paolo, Corpus Domini, 2 giugno e 4 novembre, anche la ricorrenza dell'Immacolata Concezione rischiò di esser cassata dal calendario dei giorni di festa ma, in questo caso l'Osservatore Romano e la Chiesa diedero battaglia ed alla fine l'ebbero vinta. Fu nel 1985 che il governo presieduto da Bettino Craxi in osservanza agli accordi del concordato con la chiesa ripristinò l'amata Befana di nazional-popolare gradimento.


-Ok, capito il termine Pasquetta ed esperite le storie recenti veniamo dunque al tema principale

- L' Epifania è da sempre anche un'occasione per esercitare un atto di fratellanza e beneficienza verso diseredati e poveri che a Milano è sempre stato tema sentito e partecipato con diverse istituzioni nate nel tempo per coadiuvare le categorie sfortunate della società, in primis ricordiamo l'Istituto dei Martinitt, Stelline e Veggioni ma anche una tradizione più recente: La Befana Benefica Motociclistica, una sfilata a 2 ruote con raduno e partenza in piazza del Duomo, la cui prima edizione fu nel 1967, organizzata dal Moto Club Ticinese si prefigge di portare un momento di gioia, con dolci, giochi e calze nei vari istituti cittadini, una consuetudine mantenuta ancor oggi e che coinvolge la partecipazione di diversi enti e del Comune di Milano.

Sopra e sotto, momenti della sfilata della Befana Benefica Motociclistica, 17a Edizione
Foto Archivio ACAdeMI - Roberto Gusmaroli del 1983


Tre fotografie del 1954 ci mostrano un corteo di automezzi della Befana Benefica all'arco del Sempione, in piazza Castello ed infine all'arrivo in piazza del Duomo, dall'Archivio Storico Fondazione Fiera di Milano





- Veniamo al Ghisa.

- Nome col quale nella città ambrosiana vengono affettuosamente soprannominati i Vigili Urbani, il termine deriva dall' aspetto dell'uniforme storica della Polizia Locale di un tempo, soprattutto per quel cappello, un cilindro in sughero, che ricoperto di un panno nero evocava irrimediabilmente i tubi delle stufe, che erano rigorosamente in ghisa, quella lega di ferro e carbonio che precedette nell'uso di vari materiali resistenti l'epoca dell'acciaio, va da sè che l'umorismo milanese non poteva esimersi dall'esprimere la propria vitalità se non affibbiando il termine GHISA ai suoi vigili urbani.

- Or ora abbiamo quindi svelato il titolo la Pasquetta del Ghisa ha la sua
final giustificazione.

- Però non ci fermiamo qui, , caro educato e curioso lettore, ti stai sicuramente chiedendo come nacque la consuetudine.

- Ho letto che nacque nel 1946 a Torino e poi si propagò in altre città.

- Vero ma non troppo, in realtà c'è un preciso precedente storico: La Befana Fascista, un'iniziativa inventata da Augusto Turati, nel 1928, all'epoca era Segretario del PNF, con l'obiettivo di "dare cibo alle madri per nutrire i figli, coinvolse i Fasci Feminili ed i vari enti di Dopolavoro nella raccolta e distribuzione di pacchi di alimenti e doni alle categorie meno abbienti della nazione, ben presto coadiuvati dalle maggiori aziende produttive italiane che volentieri parteciparono all'iniziativa.

11 gennaio 1939 la Befana Fascista al RACI (Regio Automobil Club Italiano)
 Foto Fumagalli, Archivio iCharta


- Poi giunse la guerra ...

- In realtà questa istituzione venne mantenuta anche se solo formalmente, anche durante la Repubblica Sociale  e si interruppe alla definitiva caduta del Regime Fascista. Finito il tragico periodo bellico, a Torino alcuni negozianti ed automobilisti decisero di portare un concreto aiuto alla categoria dei vigili che economicamente non se la passavano molto bene, quasi in contemporanea l'idea attecchì anche in altre città, riprendendo il concetto e le dinamiche esperite dal 6 Gennaio 1928 in poi, laicizzando però l'iniziativa, che era nata e gestita dal decaduto regime, e confluendo in varie consimili celebrazioni: la Befana dei Tranvieri, La Befana della Polizia, la Befana dei Vigili del Fuoco, la Befana dei Postelegrafonici e via discorrendo.

- Oggi questa forma di beneficenza non viene più messa in essere? 

- No oggi si preferiscono molte diverse iniziative, magari anche più efficaci e più capillari. La Befana del Vigile era molto sentita in città e partecipava l'intero gotha delle aziende milanesi e lombarde, spesso guardando le foto d'epoca leggiamo nomi di marchi, prodotti, aziende che hanno cessato l'attività nei decenni scorsi aumentando in noi una certa nostalgica malinconia. Nell'anno 1971 la Commissione interna della Polizia Municipale di Milano decise di interrompere  questa celebrazione popolare perché era evidentemente sfruttata dai produttori di dolciumi e alimenti come mezzo efficace di pura propaganda trasformandola in una enorme macchina pubblicitaria.

Qui fermiamo il racconto che abbiamo delineato solo brevemente, troppo è il rischio di sembrar saccente, e diamo spazio e parola alla seguente rassegna fotografica.




Un vigile riceve il dono della Befana da una bimba, foto del 1949 di Valentino Petrelli


Piazza Duomo angolo via Mengoni, foto del 1949



La Befana del Vigile in una foto Giancolombo del 1949

La Befana del Vigile in piazza Duomo il 6 gennaio 1950, Archivio Intesa San Paolo
La Befana del Vigile in piazza Duomo il 6 gennaio 1950, Archivio Intesa San Paolo


Nella sede dell'Automobil Club si preparano i doni per la Befana del Vigile e per la Befana della Polizia
Foto Farabola anni 50


Preparazione per la Befana del Vigile nella sede dell'Automobil Club, foto Farabola anni 50


La Befana del vigile in piazza del Duomo in una foto anni 50



Via dei Mercanti, anni 50


Piazza del Duomo angolo via Mengoni, anni 50



Piazza del Duomo, Bromofoto anni 50, dal negozio ebay fermailtempocollezionando




Un vigile riceve due fiaschi di vino dal conducente di un «Leoncino» della OM in piazza Duomo. Foto del 1953 di Nick Giordano



Porta Venezia, e scorcio di viale Vittorio Veneto, foto del 1954 di Nick Giordano


Piazza del Duomo, foto Farabola del 1955



La Befana del vigile, piazza San Babila in una foto del 1958

Foto del 1959 dal sito di Elio Borgonuovo



1959, Piazza Duomo Scope Favilla e Panettoni Motta per i Ghisa, Archivio iCharta



1959, in Piazza Duomo atterra l'elicottero coni regali per la Befana del Vigile 



Piazza Duomo anni 60, quando i Cittadini portavano i doni per la Befana del Vigile (sulla destra mio Papaà) Foto cortesemente concessa da Cinzia Magistretti



Piazza Duomo anni 60



Anni 60 via Vincenzo Monti all'incrocio con la via XX Settembre



Piazza Duomo, immagine pubblicitaria Heineken, anni 60, in occasione della Befana del vigile


Piazza della Repubblica, 1962


Via Manzoni trenino della Carlo Erba carico di dolciumi in occasione della Befana del Vigile, 1962


Anche il personale di Peck scende in piazza del Duomo per la Befana del Ghisa, foto del 1966
Archivio iCharta

1966, una Jeep militare accompagna delle modelle in abiti Sealup a portare i doni per la Befana del vigile,  anche in tempo di campagne pubblicitarie c'era spazio per le iniziative benefiche





Questa squillante immagine , probabilmente "ricolorata", riportata in diversi siti web, senza che venga citata l'origine, ci pare la miglior chiusa per questa modesta rassegna fotografica, la scena si svolge in Piazza del Duomo, anni 60, anche la rinomata Gastronomia Peck contribuisce alla Befana del Ghisa, in primo piano una Bianchina Van dell'Autobianchi, versione del popolarissimo veicolo che venne prodotta in pochissimi esemplari fra il 1965 ed il 1970.