| Le foto di questo post sono di Ornella Anfossi Pasticceria Anfossi di piazza Salgari, Milano |
Adalingo
Milano la Città Policroma e i Suoi Cantori
lunedì 30 marzo 2026
La Colomba, Iconico Dolce Pasquale di Roberto Bagnera
giovedì 26 marzo 2026
Conosci Milano: Corso Indipendenza 16
| Immagine dal sito commerciale Corte Incanto e dal sito partner Echoostudio |
Furono particolarmente attivi nella realizzazione dell'Expo del 1906, ricevendo l'incarico di delineare la piazza d'Armi in occasione dell'evento e la commissione per una decina di padiglioni fra i quali la Stazione d'Arrivo della Ferrovia Sopraelevata dell'Expo, spesso coadiuvati dall'Ingegner Luigi Carlo Bianchi che aveva condiviso con loro gli anni di studio al Regio Politecnico di Milano.
L'incontro con Luigi Buffoli porta i due sodali a partecipare all'edificazione del quartiere residenziale Milanino, progettando e realizzando le loro personali abitazioni, diversi villini e le strutture di servizio del costruendo villaggio giardino.
| La facciata del palazzo recentemente ristrutturato |
| La parete di fondo caratterizzata dalla decorazione graffita di color rosso |
Vale inoltre la pena di ammirare l'eleganza del quadro graffito che fa bella mostra di sè nell'androne che raffigura una dama con levriero e che si fregia della firma dell'architetto Paolo Mezzanotte.
| Il quadro nell'androne e il particolare con la firma del suo autore |
Per anni è stato uno dei cortili più inaccessibili della città, con un po' di fortuna potevi trovare il portone aperto e quindi entrare ad ammirare le spettacolari decorazioni graffite in rosso, beandoti gli occhi di questo vero incanto, ma, beninteso, guardati a vista dall'arcigno custode di turno che non smetteva mai di ripeterti quel mantra venefico: non si possono fare foto, non si possono fare foto ...
Il palazzo di proprietà della Fondazione Ca Granda è stato in tempi recenti riqualificato per essere proposto sul mercato immobiliare come proposta residenziale qualificata, un progetto immobiliare di pregio al quale è stato dato il nome, suggestivo ed ispirato, di "Corte d'Incanto".
Di seguito le immagini ci propongono dettagli della ricca decorazione e l'attuale sistemazione del cortile.
martedì 24 marzo 2026
La Festa del Perdono di Roberto Bagnera
Foto dall'archivio Alinari |
| Alcuni scorci della imponente Ca Granda in una cartolina d'epoca |
| La Festa del Perdono nel 1923 |
Una delle più radicate tradizioni di Milano è rappresentata dalla storica Festa del Perdono, oggi ricorrenza relegata un po' in sottordine, nelle pieghe della memoria delle generazioni che ci hanno preceduti e che ne assistettero ai fasti ed alla sentita partecipazione dei milanesi, per molti semplicemente un toponimo in zona Università Statale, ente che si è insediato negli ambienti e chiostri dell'antico Ospedale, eppure ancor oggi viene perpetuata ad opera della Fondazione IRCCS del Policlinico che la ricorda il giorno 25 Marzo attraverso alcune benemerite iniziative.
La Festa del Perdono è una ricorrenza che ci rimanda al 1450 circa quando il Duca Francesco Sforza, appoggiato caldamente dalla consorte Bianca Maria Visconti, decise di far erigere un ospedale, la Ca Granda, che fosse il migliore possibile nella cura delle malattie del popolo milanese facendovi confluire le risorse dei vari luoghi di cura allora esistenti in città.
Un'istantanea del 1925 raffigura i celebranti e un gruppo di personaggi di spicco intervenuti alla ricorrenza di quell'anno
Un progetto decisamente ambizioso e dai costi inevitabilmente proibitivi, per porvi rimedio decise di stabilire che la ricorrenza del Perdono, risalente a San Francesco, divenisse un'occasione per acquistare indulgenze a cambio di donazioni, lasciti e offerte, tradizione che si continua ancora oggi.
L'esposizione dei ritratti nel 1931. Archivio iCharta
Va pur ricordato che con questa stessa intenzionalità, Papa Pio II concesse nel 1459 l'Indulgenza Plenaria a coloro che visitano la cappella dell'Ospedale Maggiore proprio il giorno 25 Marzo. Come segno di gradimento per gli oboli ricevuti dai maggiori benefattori venivano fatti realizzare dei ritratti che sarebbero poi stati esposti in occasione della ricorrenza. Le opere sono custodite nella Quadreria dell'Ospedale Maggiore che è visitabile dal Lunedì al Sabato dalle 10 alle 18 in via Francesco Sforza 28 all'interno del Policlinico.
giovedì 19 febbraio 2026
Laciaditt di Carnevale di Roberto Bagnera
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| Un invitante piatto di portata con caldi e profumati Laciaditt. Foto di Massimiliano Magni |
Milano International, futuro, progresso, multiculturalismo, a Milano ogni cosa puoi, anche in campo gastronomico, regioni e nazioni hanno la loro rappresentanza nel fantasmagorico tavolo da pranzo virtuale meneghino, troppo spesso dimenticandosi che questa città ha una lunga e storica tradizione in cucina che non si limita alla triade risotto-cotoletta-ossobuco ma nasconde una miniera di preziose, gustose e meravigliose chicche.
Una cucina nata povera nei secoli in cui il Milanon di oggi era Milanin e dipendeva dai frutti della terra e dalla laboriosità contadina delle proprie terre, ancora oggi di quel mondo v'è traccia nelle "resistenti" cascine e nelle residue loro architetture che è ancor possibile trovare nei quartieri cittadini. Tradizioni contadine espresse in cibi e ricette che dovevano fare i conti con una diffusa povertà e con i pochi ingredienti a disposizione che questa situazione comportava: ecco che col poco si crea il sontuoso, latte, farina e uova ed il capolavoro è servito.
Anche nel campo dei dolci con poco si crea golosità e quei 3 succitati ingredienti si mescolano in un capolavoro inimitabile di gusto: i Laciaditt di Carnevale.
Il loro nome deriva da "lacc" cioè latte, l'ingrediente principale di una preparazione tradizionale che da esso derivava il nome: la Lacciada.
Mescolando gli ingredienti con generosa lena di cucchiaio si creava una pastella che veniva versata nello strutto bollente ottenendo una sorta di frittata che con l'aggiunta di zucchero si sublimava in una dolce tentazione.
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| L'antica e tradizionale Lacciada. Foto dal sito Pianuradascoprire |
Una considerazione, sicuramente tutta mia, sorge dal notare che gli ingredienti di questa storica ricetta milanese sono gli stessi dei pancake americani che oggi tanto piacciono in città, a parte l'aggiunta di lievito per questi ultimi, perchè dunque le nostre pasticcerie storiche non si esibiscono nel rilancio di questa preparazione identitaria?, un auspicio ed un suggerimento che, lo so, rimarranno inascoltata voce nel deserto, ma tant'è...
A Carnevale poi, si sa, almeno una volta bisogna insanire ed allora ecco comparire la genial trovata di aggiungere un altro ingrediente dalla povera dispensa: la mela.
Così strappando piccoli pezzi dall'impasto della lacciada si creano dei "laciadin" si farciscono con un pezzetto di mela e si gettano uno ad uno nello strutto bollente ... un laciadin, poi un altro, un altro ancora, 4, 5, 6 laciaditt (che è il plurale di laciadin in lingua milanese), ogni tanto qualcuno anzichè nel piatto salta in bocca, una volta finito di friggere si cospargono di zucchero i laciaditt in bella mostra sul piatto pronti per esser gustati, una golosità da...
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| Foto dal blog Tuorlo Rosso |
... Leccarsi i baffi, ebbene sì anche da leccarsi le dita ma guai a chiamarli leccadita non è il loro nome è un'invenzione di alcune testate internet mainstream che nella loro ignoranza manifesta non hanno esitato ad inventarsi un...
Milanese bis grossus qui fecit tremare pilastros
e quel che è peggio è che tale errata traduzione viene raccolta e tramandata pure dall'Imbecillità Artificiale che si dimostra per l'ennesima volta fallace e perniciosa.
Dunque ecco un esempio : il nome ha a che fare con la sua caratteristica di attaccarsi alle dita quindi dal verbo milanese Lacia', attaccare, e ditt, cioè dita, sicchè "leccadita".
Il mio retroterra culturale è di impronta linguistica ma non amo salire in cattedra senza motivo e così presi alla mano i vari storici vocabolari, non senza essermi prima confrontato con il sempre disponibile ed autorevole amico, Gianfranco Gandini, Presidente dell'Accademia del Dialetto Milanese, ecco il risultato dell'indagine: il verbo Lacià non appare, mentre il dito si dice "did" al plurale "did" e non ditt il finale in "itt" si usa per quei termini di ordine diminutivo che finiscono in "in" come:
Scigollin, scigollitt
Pessin, pessitt
Porscellin, porscellitt
Martinin, Martinitt
e ovviamente Laciadin, Laciaditt
Una divagazione di carattere linguistico che ritengo necessaria, perchè oggi su internet si incappa in una quantità abnorme di scritti e notizie campate in aria, inventate e/o addomesticate e poi riprese senza ratio alcuna da un'altrettanta miriade di scriventi copiatori che senza ritegno finiscono per divulgare falsità, non si rendono conto che c'è una responsabilità deontologica nell'atto del comunicare.
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| I Laciaditt con la mela a rondelle anzichè a cubetti. Foto dal sito Sfizioso.it |
Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
Oh! Oh! Oh! Oh!
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!
Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.
Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!
sabato 14 febbraio 2026
Spiccioli Milanesi: La Galleria nella Libreria di Roberto Bagnera
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| Via Hoepli 5, scorcio della Galleria De Cristoforis ricostruita nel piano interrato della Libreria Hoepli. Foto di Silvia Zucchi |
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| La pianta e la sezione della Galleria De Cristoforis in un disegno originale dell' arc. A. Pizzala del 1832 |
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| Mappa con evidenziata la Galleria de Cristoforis dalla Guida Savallo del 1881 |
Gli accessi alla galleria sono 3, il più importante dei quali si affaccia lungo la corsia dei servi, nei pressi della chiesa di San Carlo, contraddistinto da 3 archi che immettono in un vestibolo, dove vengono situate le statue di quattro viaggiatori italiani celebri: Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Marco Polo e Flavio Gioia. Da qui si diparte il primo ramo in fondo al quale, all'incrocio con il secondo ramo, vi è il Caffè Gottardi, divenuto poi Caffè Gnocchi trasformatosi in seguito nella Birreria Trenk.
Iil secondo ingresso sfocia in quella parte di via Monte Napoleone oggi non più esistente, il terzo invece, attraverso un vicolo, conduceva in via San Pietro all'Orto.
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| L'ingresso in via Monte Napoleone, 1930 |
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| L'imbocco minore della galleria dopo i lavori per l'apertura del corso Littorio |
Il successo riscosso dalla nuova arteria commerciale fu immediato, tanto che vi si tennero numerosi ed affollati eventi, le vetrine dei negozi presentavano un mondo di desideri concretamente raggiungibili, come nel caso del giocattolaio Ronchi, la Profumeria Dunant, l'Albergo Elvetico, i bar fra i quali il Marchesi ed ilprestigioso Caffè Gottardi, in seguito Caffè Gnocchi, il celebrato Teatro Automatico, ma anche un angolo di cultura essendovi diversi librai fra i quali Tendler e Schaefer, in seguito vi si insedierà Ulrico Hoepli, il libraio Bolchesi ed il negozio dell'editore libraio Paravia, stranamente tutti sullo stesso lato della galleria, mentre il lato opposto presentava una nutrita rappresentanza di cartolerie: Carpazi, Miretti e Ripamonti-Carcano, che fu la prima in città a commercializzare la carta assorbente.
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| L'ingresso della Galleria in un'immagine del 1910, con l'insegna della Sala Volta (aperta nel 1906) e l'indicazione di alcuni negozi presenti nella struttura |
Tutto perfetto fino al 15 Settembre del 1867 quando, alle ore 12, viene inaugurata la Galleria Vittorio Emanuele II, monumentale, imponente, impressionante, più ricca e stupefacente, maggiormente estesa, minuziosamente decorata, da quel momento la De Cristoforis diventa la Galleria Vecchia, da gioiellino intimo e raccolto cede il passo alla chiassosa modernità popolare del nuovo manufatto e si avvia al suo declino, perdendo qualche parte a causa di demolizioni e nuove costruzioni, fino alla vendita alla società assicuratrice Toro che la demolirà definitivamente nel 1935 per la realizzazione del suo omonimo palazzo.
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| La Libreria Ulrico Hoepli nella Galleria De Cristoforis in una foto del 1930 |
La storia della Galleria De Cristoforis si intreccia con quella del libraio svizzero Ulrico Hoepli che rileva i locali della preesistente libreria Tendler e Schaefer nel 1871 e vi apre la propria rivendita, seguita nel 1872 dall'impegno in campo editoriale. All'atto di demolizione della galleria si trasferisce in via Berchet fino al 1943 quando la nuova sede fu distrutta dalle bombe, Ulrico era venuto a mancare nel 1935. L'attività, ora gestita dai nipoti succedutigli alle redini dell'azienda, trasferirono temporaneamente il negozio in corso Matteotti fino al 1958 quando si insediarono nel palazzo di via Hoepli 5, appena terminato e costruito su progetto degli architetti Luigi Figini e Gino Pollini, dove ancor oggi è la sede della Libreria Internazionale Hoepli.
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| L'edificio di via Hoepli. Foto di Marco Introini |
Di seguito altre 3 immagini della Galleria De Cristoforis ricostruita con dovizia di particolari nel seminterrato della libreria Hoepli, via Hoepli 5, come omaggio alla prima location aperta da Ulrico Hoepli nel 1871. Foto anni 80, Archivio ACAdeMI - Franco Mauri, pubblicata nel Giugno 1989 sulla Rivista Itinera.
giovedì 12 febbraio 2026
Spiccioli Milanesi: Canne al Vento in via Guerrazzi di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone
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| La cancellata, decisamente protagonista dell'ingresso al villino di epoca Liberty di via Guerrazzi 23 |
In zona Arco del Sempione si estende la via Francesco Domenico Guerrazzi, intitolata al letterato e patriota toscano che partecipò attivamente ai Moti del 1848, collega piazza dei Volontari alla via M Massena, nel corso del suo tracciato è possibile ammirare una serie di edifici, principalmente anni 20 ed alcuni nelle varie coniugazioni dello stile Liberty, eleganti ed esteticamente attraenti costruzioni che rendono un'eventuale passeggiata gradevole e ricca di interessi, la chiusa visiva della strada è costituita dalla imponente, ma anche leggiadra presenza dell'antenna della RAI nella vicina sede di corso Sempione 27.
Al civico 23 troviamo un grazioso villino, inequivocabilmente tardo Liberty, come troppo spesso latitano notizie relative a progettisti e architetti intervenuti in corso d'pera, salvo che fu edificato nel 1920 e che difatti già ostenta alcune soluzioni stilistiche del sopraggiungente stile Deco. La costruzione si presenta con 2 piani fuori terra ed, a chiudere, un piano mansardato ricavato all'interno di un gradevole tetto "alla francese", sul retro una veranda sporgente, quasi un orizzontale bovindo, si protende su di un piccolo e curato giardino.
L'elemento che inequivocabilmente cattura la scena è costituito dal sinuoso e particolare cancello che recinge l' unità immobiliare, fu commissionato esplicitamente dai proprietari al pittore scultore Giancarlo Marchese, nato nel 1931 a Parma, ha vissuto ed operato lungamente a Milano, diplomatosi presso l'Accademia di Brera, con docenti del calibro di Luciano Minguzzi e Marino Marini, fu anche per diversi anni insegnante di scultura dell'accademia stessa, dal 1960 al 2000. Si spense a Milano il 22 Maggio del 2013.
La recinzione si compone di 5 elementi che vanno a creare un'intensa continuità con lo stile dell'edificio, un'opera dal nome evocativo: "Canne al Vento" che ripresenta uno dei tratti distintivi del Liberty, quella linea a colpo di frusta che ne è firma grafica, in questa struttura l'artista Giancarlo Marchesi opera in modo mirabile la sintesi tra creazione artistica, rispetto filologico, funzione pratica e, dulcis in fundo, impatto scenografico ed emozionante che cattura l'attenzione di chi contempla questa pregevole creazione.
L'opera "Canne al Vento" fu realizzata dal maestro nel 1985 ed è l'ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto anche i meno evidenti dettagli che compongono il tessuto urbano ed artistico della città sappiano sempre stupire, meravigliare e raccontare favole e storie avvincenti e coinvolgenti.













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