martedì 22 dicembre 2020

La Lunga Strada Verso Oriente di Rolando Di Bari

 

L'autore in una foto del 1972

La lunga strada verso oriente

« DOVE ANDRÀ TUTTA QUESTA GENTE? » « Mah! Non ne ho la minima idea. » I due ragazzi, seduti su una grossa pietra a lato della strada, osservavano con curiosità l’intenso transito di persone, a piedi, a cavallo, con carriole, carretti, asini o muli, tutti diretti verso un’unica direzione, su quella via di solito semideserta. C’era, in effetti, di che essere sorpresi. Era notte inoltrata, faceva freddo e minacciava di nevicare. Che ci faceva, tutta quella umanità, in viaggio a quell’ora? L’interminabile sfilata si snodava verso oriente. Non un cane, non un’anima procedeva in senso inverso. « Hai notato? tutti vanno verso est, ma in quella direzione, che io ricordi, nulla c’è di importante. C’è soltanto un piccolo borgo di contadini, di cui neppure ricordo il nome, ma è molto lontano da qui. » « Secondo me — fece eco il compagno — è capitato qualcosa di straordinario. Soltanto un fatto prodigioso potrebbe far muovere così tanta gente. Ma, se anche così fosse, non mi capacito di come potrebbe essersi diffusa la notizia, di qualunque natura essa sia. » Uno dei ragazzi si alzò dall’improvvisato sedile; si avvicinò a uno dei tanti passanti — un individuo male in arnese, vestito di stracci, con un fagotto in mano — e gli chiese: « Dove va tutta questa gente? Che cosa è successo? » L’interpellato non si voltò neppure a guardare in volto colui che gli aveva posto la domanda. Proseguì, senza rispondere. Il ragazzo si rivolse a un altro passante. Questa volta lo prese per un braccio; lo costrinse a fermarsi e a guardarlo. Ripetè il suo interrogativo. « Dove va tutta questa gente? Che cosa è successo? » « E chi lo sa? — rispose lo sconosciuto. — Io ho solo visto passare un po’ di persone, e mi sono accodato. Così, per curiosità. E più si andava avanti, più a noi si univa altra gente. Non so neppure da che parte stiamo andando. » E proseguì, senza aggiungere altro, tornando a perdersi in mezzo alla folla. Il giovane, non pago della risposta, fermò un altro viandante. « Dove va tutta questa gente? Che cosa è successo? » « Non lo so. E sembra che non lo sappia nessuno, » fu la laconica risposta. « Ci sarà pure una ragione, una causa… ci sarà pure un motivo per cui così tante persone si sono mosse, di notte, al freddo… » Gli rispose un altro sconosciuto partecipante alla processione che, casualmente, gli era passato tanto vicino da ascoltare la sua domanda. « E chi lo sa? Siamo tutti incuriositi, come te. Prima o poi arriveremo pure da qualche parte, e allora vedremo che cosa è successo di così singolare. » IL GIOVANE TORNÒ A SEDERSI SULLA PIETRA, vicino al compagno. « Prova tu. Magari sei più fortunato e incappi in qualcuno che ne sa qualcosa di più, » gli disse. Il secondo ragazzo si alzò, si portò in mezzo alla turba e interrogò a sua volta qualcuno dei viaggiatori. Ma non ci fu verso di ottenere una risposta attendibile. Fermò carrettieri, pastori, contadini, uomini, donne, ragazzi… Nulla di nulla. Nessuno sembrava sapere il perché di quello spostamento in massa verso oriente. Tornò a sedersi. « Che ne pensi? Che dici, li seguiamo? » « Ma se non sappiamo neppure dove vanno! È notte inoltrata, fa freddo e minaccia di nevicare. Vadano un po’ dove vogliono. Tanto domani, vedrai, sapremo senz’altro se è davvero accaduto qualcosa. Secondo me, comunque, si tratta di follia collettiva. O di ubriachezza. Neppure se fosse sceso sulla terra il Padreterno sarebbe giustificabile tutto questo movimento. » Simone e Andrea, i due ragazzi, si alzarono e se ne andarono, fendendo in senso contrario la folla che continuava il suo lento cammino verso oriente, verso un lontano paese, forse verso un fatto prodigioso. Tanto erano sicuri che avrebbero avuto modo più tardi, nei giorni, o nelle settimane, o nei mesi successivi, di capire. Mentre facevano ritorno nella loro città, tornò alla loro memoria il nome del paese verso cui era diretta tutta quella gente. Si chiamava Betlemme.