lunedì 30 marzo 2026

La Colomba, Iconico Dolce Pasquale di Roberto Bagnera

Le foto di questo post sono di Ornella Anfossi
Pasticceria Anfossi di piazza Salgari, Milano

La Colomba, fragrante e profumata creazione, figlia dell'artigianalità lombarda, è il dolce che è diventato emblema della Pasqua italiana, questo prodotto vanta una storia industriale piuttosto recente, fu infatti solo negli anni 30 dello scorso secolo che Dino Villani, Direttore del settore pubblicitario dell'azienda pasticcera Motta decise di realizzare una preparazione simile al panettone, modellata a forma di colomba e arricchita con pasta di mandorle e glassa di zucchero. Negli ultimi decenni, anche se sono nate moltissime varianti della ricetta (impreziosita di creme o resa austera dall'assenza di mandorle e canditi), è rimasta forte la sua valenza simbolica legata all'annuncio di pace e bella stagione.


Questo simbolo di Pasqua, oltre all’uovo, che nella forma rimanda alla colomba, da sempre simbolo di pace,. si ricollega infatti all’episodio della Genesi in cui si parla del diluvio universale: alla fine del diluvio fu proprio la colomba infatti a tornare da Noè, portando nel becco un ramoscello d’ulivo a testimonianza dell’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo il che segnava la fine del castigo divino e l’inizio di una nuova epoca per tutta l’umanità.



Alcune suggestive leggende vogliono attribuire un alone di antichità a questo dolce prelibato: la prima ne fa risalire la nascita a quando Re Alboino calò in Italia con le sue orde barbariche per assalire Pavia.
Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riuscì ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche dodici meravigliose fanciulle.
Fu allora che un vecchio artigiano si presentò al re donandogli un dolce a forma di colomba, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua.
Questo dolce era così invitante che costrinse il sovrano alla promessa di pace, e di rispettare sempre le colombe simbolo della tua delizia.
Quando il re interpellò le fanciulle donategli, scoprì che il loro nome rispondeva a quello di "Colomba".
Alboino comprese il raggiro che gli era stato giocato, ma rispettò lo stesso la promessa fatta.


La seconda leggenda è fatta risalire al tempo di Federico Barbarossa e della Lega dei Comuni lombardi, nel XII sec.
Un condottiero del Carroccio, osservando durante la battaglia due colombi posarsi sopra le insegne lombarde, decise d’infondere ai suoi uomini il nobile spirito di quegli uccelli, facendo confezionare dai cuochi dei pani a forma di colomba.
Un’antica usanza che si è tramandata nel tempo a Milano, Pavia e dintorni, divulgandosi poi a macchia d’olio, riguarda il consumare una colomba di pane dolce per le festività pasquali. Tale tradizione pare essersi divulgata per celebrare il ricordo di San Colombano. La sua storia risale addirittura all’epoca longobarda, nel 612 d.C. e narra del suo arrivo in città (chi dice Pavia, chi Milano) e del sontuoso pranzo che gli venne offerto, ricco di selvaggina.


Benché non fosse venerdì egli rifiutò quelle sostanze troppo ricche servite in periodo di penitenza ( la leggenda vuole infatti che il tutto avvenisse in periodo quaresimale). La regina Teodolinda, non comprendendo il rifiuto di Colombano, si offese; ma ingegnosamente quest’ultimo riuscì a cavarsela affermando che avrebbero mangiato quelle pietanze dopo averle benedette. Detto fatto: Colombano con la mano destra fa il segno della croce sopra le succulente carni rosolate e queste d’un tratto si trasformano in delicate colombe di pane, dolci e bianche. La regina, sbalordita, comprese la santità dell’abate e donò il territorio di Bobbio dove nacque l’Abbazia di San Colombano. Da allora la colomba bianca divenne anche il simbolo iconografico del Santo e viene sempre raffigurata sulla sua spalla.



giovedì 26 marzo 2026

Conosci Milano: Corso Indipendenza 16

Immagine dal sito commerciale Corte Incanto e dal sito partner Echoostudio

Tutte le foto del presente articolo sono tratte dal sito commerciale Corte Incanto e dal sito partner Echoostudio


Corso Indipendenza 16 è un edificio con una facciata sobriamente elegante, risalente al 1904-1906, realizzato su progetto dell'Ingegner Francesco Magnani e dell'Ingegner Mario Rondoni, compagni di corso al Politecnico che per molti anni stabiliranno un lungo sodalizio professionale. Fra le costruzioni portate a compimento da questa coppia di ingegneri segnaliamo la Casa Valli, del 1907, in via Bernardino Zenale 13 e la sede della ditta S.A. Arti Grafiche Lacroix, 1910, in via Mantegna 6.

Furono particolarmente attivi nella realizzazione dell'Expo del 1906, ricevendo l'incarico di delineare la piazza d'Armi in occasione dell'evento e la commissione per una decina di padiglioni fra i quali la Stazione d'Arrivo della Ferrovia Sopraelevata dell'Expo, spesso coadiuvati dall'Ingegner Luigi Carlo Bianchi che aveva condiviso con loro gli anni di studio al Regio Politecnico di Milano.

L'incontro con Luigi Buffoli porta i due sodali a partecipare all'edificazione del quartiere residenziale Milanino, progettando e realizzando le loro personali abitazioni, diversi villini e le strutture di servizio del costruendo villaggio giardino.

La facciata del palazzo recentemente ristrutturato

La particolarità stupefacente del palazzo di corso Indipendenza, tutelato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti è rappresentata dalla fantasiosa e preziosa decorazione del cortile in graffito rosso a tema zoomorfo e fitomorfo, caratteristiche tipiche dello stile Liberty e qui eseguite con rara maestria.

La parete di fondo caratterizzata dalla decorazione graffita di color rosso

Vale inoltre la pena di ammirare l'eleganza del quadro graffito che fa bella mostra di sè nell'androne che raffigura una dama con levriero e che si fregia della firma dell'architetto Paolo Mezzanotte.


Il quadro nell'androne e il particolare con la firma del suo autore


Per anni è stato uno dei cortili più inaccessibili della città, con un po' di fortuna potevi trovare il portone aperto e quindi entrare ad ammirare le spettacolari decorazioni graffite in rosso, beandoti gli occhi di questo vero incanto, ma, beninteso, guardati a vista dall'arcigno custode di turno che non smetteva mai di ripeterti quel mantra venefico: non si possono fare foto, non si possono fare foto ...

Il palazzo di proprietà della Fondazione Ca Granda è stato in tempi recenti riqualificato per essere proposto sul mercato immobiliare come proposta residenziale qualificata, un progetto immobiliare di pregio al quale è stato dato il nome, suggestivo ed ispirato, di "Corte d'Incanto".

Di seguito le immagini ci propongono dettagli della ricca decorazione e l'attuale sistemazione del cortile.

























martedì 24 marzo 2026

La Festa del Perdono di Roberto Bagnera

 

Via Festa del Perdono, la facciata della Ca Granda
Foto dall'archivio Alinari


Alcuni scorci della imponente Ca Granda in una cartolina d'epoca


La Festa del Perdono nel 1923

Una delle più radicate tradizioni di Milano è rappresentata dalla storica Festa del Perdono, oggi ricorrenza relegata un po' in sottordine, nelle pieghe della memoria delle generazioni che ci hanno preceduti e che ne assistettero ai fasti ed alla sentita partecipazione dei milanesi, per molti semplicemente un toponimo in zona Università Statale, ente che si è insediato negli ambienti e chiostri dell'antico Ospedale, eppure ancor oggi viene perpetuata ad opera della Fondazione IRCCS del Policlinico che la ricorda il giorno 25 Marzo attraverso alcune benemerite iniziative.

La Festa del Perdono è una ricorrenza che ci rimanda al 1450 circa quando il Duca Francesco Sforza, appoggiato caldamente dalla consorte Bianca Maria Visconti, decise di far erigere un ospedale, la Ca Granda, che fosse il migliore possibile nella cura delle malattie del popolo milanese facendovi confluire le risorse dei vari luoghi di cura allora esistenti in città.


Un'istantanea del 1925 raffigura i celebranti e un gruppo di personaggi di spicco intervenuti alla ricorrenza di quell'anno

Un progetto decisamente ambizioso e dai costi inevitabilmente proibitivi, per porvi rimedio decise di stabilire che la ricorrenza del Perdono, risalente a San Francesco, divenisse un'occasione per acquistare indulgenze a cambio di donazioni, lasciti e offerte, tradizione che si continua ancora oggi.


L'esposizione dei ritratti nel 1931. Archivio iCharta

Va pur ricordato che con questa stessa intenzionalità, Papa Pio II concesse nel 1459 l'Indulgenza Plenaria a coloro che visitano la cappella dell'Ospedale Maggiore proprio il giorno 25 Marzo. Come segno di gradimento per gli oboli ricevuti dai maggiori benefattori venivano fatti realizzare dei ritratti che sarebbero poi stati esposti in occasione della ricorrenza. Le opere sono custodite nella Quadreria dell'Ospedale Maggiore che è visitabile dal Lunedì al Sabato dalle 10 alle 18 in via Francesco Sforza 28 all'interno del Policlinico.

I ritratti dei benefattori vengono esposti al pubblico fra i chiostri dell'edificio.
Foto del 1939 dal sito iCharta