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sabato 14 dicembre 2024

Il Carosello Tranviario di Piazza del Duomo di Gabriele Dell'Oglio

Piazza Duomo e il carosello di Tram

davanti alla Galleria, intorno al 1910 



Il Carosello tranviario in Piazza Duomo dopo il cambio di mano
Foto tratta da Tram e Tranvie a Milano di Cornolò - Severi

Una breve disquisizione sul leggendario Carosello tranviario in piazza del Duomo, come era e come avrebbe potuto diventare.

Il XIX secolo fu un periodo di grande sviluppo per i trasporti pubblici milanesi.

Il 17 agosto 1840 veniva inaugurata la prima linea ferroviaria Milanese (Milano-Monza), con la stazione che era ubicata appena fuori dalle mura alla confluenza della Martesana.

Necessitando comunicazioni tra la stazione ed il centro cittadino, già un anno dopo (13 settembre 1841) il primo omnibus collegava la stazione a piazza del Duomo.

Negli anni a seguire le linee e i gestori aumentarono rapidamente

La Rete degli Omnibus al 1871


Tra di essi spiccava la SAO – Società anonima degli Omnibus che, costituita il 28 giugno 1861, in meno di 20 anni arrivo ad avere quasi il monopolio con 14 linee su 22 e con 105 omnibus su 129.

Omnibus in piazza del Duomo


I tempi erano ormai maturi per passare a sistemi più evoluti, per cui la stessa SAO che già aveva attivato due anni prima la tranvia a cavalli da Milano a Monza, ottenne il 24 aprile 1878 la concessione per la realizzazione della prima tratta della linea di circonvallazione tra Porta Venezia e Porta Tenaglia (attuale piazza Lega Lombarda).

L’occasione per il passo successivo, fu dato dalla necessità di modernizzare i trasporti pubblici in previsione della Esposizione Nazionale Italiana del 1881, decisa alla fine del 1879 e che si sarebbe tenuta dal 6 maggio al 1° novembre 1881.

Il comune pertanto bandì il 5 agosto 1880 una gara per la concessione del servizio di tram a cavalli, con l’obbligo di terminare i principali itinerari in tempo per la data prevista di apertura della manifestazione (15 aprile).

La gara cui parteciparono quattro soggetti, tra i quali la SAO, che pur presentando una offerta economica (quota sui ricavi) più bassa, ottenne la concessione, facendo leva sulla propria esperienza ed affidabilità.

I lavori procedettero speditamente e in tempo per l’Esposizione furono aperte le prime quattro linee, cui seguì, nei quattro anni successivi l’apertura di altre 8 linee ed il completamento della linea di circonvallazione.

Tram a cavalli in piazza del Duomo

Le dodici linee radiali facevano tutte capo a piazza Duomo, nella quale, su tre dei quattro lati era stato realizzato un complesso schema di binari (basti pensare che erano necessari ben 55 deviatoi), lungo i quali i tram stazionavano in attesa di ripartire.

Non occorre molto a capire che tale sistema poneva anche seri problemi di natura igienica per via delle deiezioni dei numerosi cavalli in sosta (le vetture tranviarie era trainate da tiri a due).

Nel 1884 il direttore tecnico delle Ferrovie Nord, ing. Ambrogio Campiglio propose una modifica dello schema dei binari che prevedeva di rendere passanti le linee (unendole a due a due) e semplificando il tracciato (tanto che i deviatoi si sarebbero ridotti a 28).


Lo schema dei binari in piazza del Duomo nel 1884


La SAO, che non era tenuta ad accogliere eventuali proposte di modifica si guardò bene dall’effettuare modifiche allo schema della rete. 

Qualche anno dopo si affacciò sul mercato dei trasporti un potente concorrente: la Edison, approfittando anche degli attriti tra Comune e SAO, ottenne la concessione per la realizzazione di una linea tranviaria sperimentale a trazione elettrica tra piazza del Duomo (lato portici settentrionali) e corso Sempione (all’altezza di via Canova), linea che fu inaugurata il 1° novembre 1893 e aperta al pubblico il giorno seguente.

Schema dei binari in piazza del Duomo nel 1894

L’esperimento ebbe un gran successo di pubblico, segnando di fatto la sorte della SAO; il 25 giugno 1895 il Comune sottoscriveva con al Edison una nuova convenzione per il servizio tranviario a trazione elettrica, che venne attivato nel biennio 1897/98 (l’ultima linea ad essere trasformata fu quella per Porta Ticinese, attivata il 19 dicembre 1898).

Tram elettrici in piazza del Duomo


Per effetto del passaggio integrale alla trazione elettrica il carosello tranviario in piazza del  Duomo assunse l’aspetto definitivo, ovvero un quadrilatero che cingeva tutti i lati della piazza. 

tale assetto rimase sostanzialmente invariato fino all’agosto 1926, quando nella notte tra il 2e d il 3 agosto, la rete tranviaria (nel frattempo passata sotto la gestione comunale dal 1° gennaio 1917) si adeguò al cambio di mano (da sinistra a destra). 

Tale nuovo assetto durò tuttavia pochi mesi, dato che solo pochi mesi dopo, il 29 novembre 1926, il carosello tranviario fu abolito, trasformando gran parte delle linee da radiali, con capolinea in Duomo a linee con percorsi a “V”, con capolinea periferici.

Con tale riforma i tram sostanzialmente scomparvero da piazza del Duomo. 

Schema dei binari in piazza del Duomo dopo il 1926


Avendo eliminato il collegamento tra via Carlo Alberto (ora via Mazzini) e via Orefici, di fatto la rete fu spezzata in due, scelta tutt’altro che felice, cui si è posto rimedio solo negli anni ’80.

Si noti poi che mancasse un itinerario diretto verso est, con il collegamento verso piazza Fontana solo di servizio (del resto l’itinerario di piazza Fontana avrebbe mantenuto l’angusto e tortuoso tracciato verso via Alciato - Cavallotti ancora per qualche anno.

Panoramica di piazza del Duomo anni 30


A parer mio, una scelta meno radicale avrebbe permesso una maggiore flessibilità della rete tranviaria: 

mantenendo attivi i binari sui lati sud e ovest della piazza, nonché mantenendo attivo l’anello di via Armorari si sarebbero potuti avere, in aggiunta a quanto realizzato:

un itinerario V. Emanuele - Orefici

un itinerario V. Emanuele – Torino 

un itinerario Mengoni – Mazzini 

un itinerario Mengoni-Torino

un itinerario Orefici - Mazzini

un anello …Mazzini – Spadari – Hugo – Orefici – Mazzini…

un anello …Orefici – Cantù- Armorari – via Cordusio… 

In prospettiva, una volta completate le demolizioni al Verziere, 

un itinerario V. Emanuele – Fontana – Verziere

un itinerario Orefici – Fontana – Verziere

un itinerario Torino – Fontana - Verziere

Una tale varietà di percorsi e capolinea possibili, avrebbe lasciato ai tecnici Comunali (ATM sarebbe nata parecchi anni dopo), moltissima libertà in più con ampie possibilità di deviazioni in caso di necessità (ad esempio in caso di manifestazioni in piazza Duomo).

Un ipotetico schema dei binari in piazza del Duomo post 1926  

Bibliografia

Dall’Omnibus alla Metropolitana XXIII Edizione – F. Ogliari – Cavallotti Editore 1986

Primi Tram a Milano – P. Zanin – ETR Editore 2007


Immagini:

[1] Wikipedia – pagina sulla Società Anonima degli Omnibus

[2] [3][6] [8] dal web

[4] Ogliari Op.cit 

[5] [7] Zanin Op cit

[9] elaborazione dell’autore su base foto [7]


sabato 25 gennaio 2020

Le Grand Union tranviarie di Milano di Gabriele dell'Oglio

La monumentale Grand Union di piazzale Fiume (oggi piazza della Repubblica), realizzata nel 1932


Milano ha tuttora un’estesa rete tranviaria (17 linee urbane, più una linea interurbana, con uno sviluppo di ben 181,8 Km), sebbene sensibilmente ridotta rispetto al periodo antecedente la costruzione delle linee metropolitane (ancora nel 1958 si contavano ben 34 linee tranviarie ordinarie, 5 linee periodiche e 5 linee vicinali).
Una tale capillarità di servizio fa sì che in più punti, i tracciati tranviari si intersechino tra loro; tali tracciati possono semplicemente incrociarsi, o possono permettere ai tram di passare da un tracciato ad un altro, per mezzo di appositi scambi e raccordi.
A seconda del numero e tipo di itinerari possibili, si parla di butterfly union, half union, three-quarter union e full grand union (per la definizione esatta si rimanda all’appendice in calce all'articolo)
La rete tranviaria milanese aveva tre Full Grand Union.
La più importante e maestosa, oserei dire monumentale, era quella realizzata nel 1932 [1] [2] in Piazza Fiume (ora Piazza della Repubblica), la quale non solo permetteva ai tram di proseguire verso tutte e tre le direzioni possibili, quale che fosse la provenienza, ma le svolte avvenivano tramite dei brevi tratti di canalizzazione, affinché un tram diretto in una direzione, non ostacolasse quello che lo seguisse, diretto in altra direzione.

Foto 1-2  La Grand Union di piazzale Fiume (oggi piazza della Repubblica)

Purtroppo questa Grand Union, a seguito della soppressione dell’itinerario lungo Via Vittor Pisani, avvenuta in occasione dei lavori di costruzione della metropolitana 3 è ora declassata a Half Junction.
Un'altra Grand Union, con assetto più tradizionale, se si eccettua la necessità di aggirare Porta Ticinese, era presente in piazza XXIV Maggio [3] [4]; purtroppo anch’essa, in occasione dei recenti lavori di sistemazione della piazza, ha perso alcuni degli itinerari.
foto 3 La Grand Union di piazza XXIV Maggio

Foto 3La Grand Union di piazza XXIV Maggio dalla Carta Tecnica Comunale del 1990

La terza Grand Union, questa fortunatamente ancora pienamente attiva è presente nel piazzale di Porta Lodovica [5] [6] [7]; in origine intersezione a “T” divenne Grand Union con la posa dei binari lungo Via Teulié, alla fine degli anni ’20.
Foto 5 La Grand Union di Porta Lodovica

Foto 6 La Grand Union di Porta Lodovica

Foto 7 La Grand Union di Porta Lodovica nella Carta Tecnica Comunale del 1990
L’immagine 6, mostra una particolarità: lungo Viale Bligny vi sono 3 binari… il binario più a destra era utilizzato dai tram a vapore della tranvia Milano-Pavia [8], che aveva la propria stazione-deposito proprio in Viale Bligny, tram che nel tratto iniziale di viale col di Lana, per mezzo di apposite comunicazioni, si reimmettevano sul binario corretto.
Foto 8 Un convoglio della Tranvia milano - Pavia transita da Porta Lodovica
Infine non si può non menzionare la più effimera delle Grand Union, ovvero quella in Viale Piave/Bixio [9], realizzata alla fine degli anni 50 per poter deviare parzialmente le linee tranviarie che prima transitavano in Corso Venezia, venne declassata a T-junction con la soppressione dell’itinerario Borghetto-Majno-Morelli
Foto 9 La Grand Union di via Bixio
Oltre alle tre Grand Union, Milano aveva (e in parte ha tuttora), ulteriori junction degne di rilievo: tra queste si segnalano quella di Piazzale Baiamonti [10] [11], piazzale Baracca [12], Piazza Firenze [13], piazzale del cimitero Monumentale [14], Piazza V Giornate, Largo V Alpini, Largo Paolo d’Ancona. Quest’ultima era addirittura una giunzione a stella a 5 vie (2 su corso Magenta, 2 su via Carducci e 1 su via V. Monti), ora declassata a Half-Junction.
Foto 10 Piazzale Baiamonti

foto 11 Piazzale Baiamonti nella Carta Tecnica comunale del 1990

foto 12 Piazzale Baracca nella Carta Tecnica comunale del 1990

foto 13 Piazza Firenze nella Carta Tecnica comunale del 1990

foto 14 Piazzale del Cimitero Monumentale nella Carta Tecnica comunale del 1990
Per concludere, una menzione particolare va data alla Junction tranviaria interurbana di piazzale Loreto, attiva dal 1931 al 1958, a servizio delle tranvie Milano-Monza, Milano Gorgonzola-Vaprio, Milano Vimercate, nonché del vicinale per Crescenzago, dismessa per consentire la costruzione della metropolitana uno di Milano [15] [16].
Foto 15-16 La Junction di piazzale Loreto


Immagini:       dal forum Milano sparita su Skyscrapercity
Planimetrie:     dal portale cartografico del Comune di Milano

Appendice

Una Grand Union [A] è un incrocio di binari (tranviari e raramente ferroviari) in cui due linee a doppio binario si incrociano a livello, spesso in un incrocio stradale. Un totale di 16 scambi consente ai tram provenienti da qualsiasi direzione di prendere una delle altre tre direzioni.
Lo stesso effetto può essere ottenuto con due “wye” (incroci triangolari) adiacenti se la posizione consente lo spazio.

A Full Grand Union
Questi tipi di giunzione complessa sono costosi da costruire e costosi da mantenere.
Parti speciali, a volte realizzate in acciaio al manganese, sono necessarie per ogni posizione in cui una rotaia ne attraversa un'altra; queste parti devono spesso essere realizzate su misura e adattate per ogni singola posizione, a seconda dell'angolo specifico di attraversamento delle strade che si intersecano.
Una giunzione Full Grand Union è composta da 88 di questi punti e da 16 scambi.
Affinché tutte le possibili tracce di un Grand Union vengano utilizzate durante il normale funzionamento, almeno sei diverse linee di tram devono attraversare la Union.
Le tre quarti Union [B] sono simili alle Grand Union; la differenza principale è che un angolo dell'incrocio non ha binari di giunzione curvi, con l'unione che ha un totale di 12 scambi.

B Tre Quarti Union

Le mezze Union [C] hanno giunzioni curve su solo due angoli adiacenti dell'intersezione, con un totale di 8 scambi.

C Half Union

Le Union a farfalla, Butterfly Union, [D] condividono il totale di 8 scambi, ma le giunzioni curve si trovano su angoli opposti.

D Union a Farfalla


lunedì 21 gennaio 2019

La linea filoviaria 90/91 "rischiò" di diventare una Metrotranvia di Gabriele dell'Oglio




Foto 1: Vettura Viberti 548

La linea filoviaria 90/91 (rispettivamente circonvallazione esterna destra e circonvallazione esterna sinistra) è una delle linee di forza del trasporto pubblico milanese.
Istituita il 1° ottobre 1951 (in sostituzione delle precedenti linee CE1, CE2 e CE2/), nel corso dei decenni ha visto poche modifiche di percorso; le più significative sono infatti sostanzialmente due:
- l’abbandono del periplo della Stazione di Porta Vittoria, a seguito dell’apertura del sottopasso di Viale Molise (a sua volta demolito per far posto alla stazione del passante Ferroviario);
- l’abbandono del transito da piazzale Loreto, per consentire i lavori di costruzione della metropolitana 1.
Per la sua natura di linea di forza, su tale linea hanno sempre circolato dei filobus articolati:

Foto 2: Vetture Van Hool e Cristalis
- Gli Isotta Fraschini- OMS* – TIBB** 501-520 del 1941/42;


 - Gli Alfa Romeo 140 AF – OMS* - Marelli, 521-533 del 1956;

- I Fiat 2472 – Viberti – CGE, 541-580, del 1958/59 [1];
- Gli Alfa Romeo 911 AF – OMS* - TIBB** 534-538 del 1959/60;

- I Fiat – Viberti – CGE***, 581-635 del 1964/65;

- I Socimi F8843, 921-970 del 1993/95;
- I Bredabus 4001.18, 200-232 del1991/94;

- I C.A.M. Busotto/MAN, 303-307 del 2000;

- Gli Irisibus Cristalis ETB 18, 400/409 del 2005/2007;
- I Van Hool New AG 300T, 700-744 del 2008/2012 [2].

(Legenda: * OMS = Officine Meccaniche della Stanga

               ** TIBB = Tecnomasio Italiano Brown Boveri
             *** CGE = Compagnia Generale di Elettricità)

Quello che pochi sanno è che negli anni ’70, l’ATM ipotizzò la costruzione di alcune linee di MLS (Metropolitana Leggera di Superficie), allo scopo di potenziare la rete tranviaria, senza ricorrere alle costose metropolitane interrate.

Nel 1971, la Breda presentò un primo prototipo di veicolo a due casse, a pianale parzialmente ribassato, che tuttavia non ebbe seguito.
L’ATM si orientò quindi su un progetto che prevedeva banchine rialzate (660 mm sul piano del ferro) e mezzi tradizionali, con pianale a 942 mm dal piano del ferro).
Il progetto, curato dagli architetti Koenig e Segoni, era caratterizzato da mezzi con la coda asimmetrica, in modo che tutte le porte fossero allineate e a filo delle banchine; parte delle banchine, poi sarebbero state a quota più alta, per consentire l’accesso a raso alla vettura.

Foto 3: Vista laterale delle banchine rialzate

Foto 4: Vista in sezione delle Banchine Rialzate
Infine le vetture, sarebbero state compatibili, sia con banchine alte, sia con banchine tradizionali, riprendendo l’esperienza già maturata con i convogli bloccati delle Celeri dell’Adda.

Foto 5: Prospetto con banchine alte e basse
La candidata “naturale” alla tranviarizzazione fu appunto la linea 90/91, che da filoviaria sarebbe diventata tranviaria, tramite un percorso in sede propria, con sovrappassi in corrispondenza degli incroci più importanti e semafori asserviti negli altri incroci.
Foto 6: Progetto della trasformazione
Allo scopo furono pertanto ordinati i 100 Tram della serie 4900 (da 4900 a 4999), costruiti da Fiat Ferroviaria-Marelli-Asgen (4900-4949) e da OMS-AEG-Telefunken (4950-4999) 
Foto 7: Vettura con coda originale
Tuttavia per le polemiche sorte all’epoca (si parlò di "una cintura di ferro che imprigionerà Milano"), il progetto non ebbe seguito. Ma i tram erano ormai stati ordinati e furono quindi impiegati sulle linee tranviarie ordinarie.
A seguito di un grave incidente, che costò la vita ad pedone, le vetture furono successivamente modificate, rastremando la coda, in modo da ridurne l’ingombro in curva.
Foto 8: Vettura con coda rastremata
Tale modifica richiese l’installazione di una telecamera affinché il manovratore potesse vedere l’ultima porta, non più allineata, e quindi non visibile dallo specchietto retrovisore esterno.
Recentemente, dopo 40 anni di onorato servizio, le vetture del gruppo 4900, sono state infine oggetto di un revamp, con l’adozione di una nuova livrea e con aggiornamenti tecnologici.

Foto 9: Vettura 4900 oggetto di Revamp

Le foto 1 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 provengono dal Forum Skyscrapercity
Le foto 2 - 8 - 9 provengono dalla Gallery Flickr Milanotrasporti