domenica 12 luglio 2026

Insolite e curiose decorazioni in Galleria e nei portici di piazza del Duomo di Roberto Bagnera e Giovanni Fanelli

Le immagini a corredo di questo articolo sono opera di Giovanni Fanelli

Dettaglio decorativo di un capitello dei Portici Settentrionali di Piazza del Duomo, al centro della scultura figura il Caduceo simbolo del dio greco Ermes, Mercurio per il mondo romano, dio greco del commercio e dei mercanti con evidente richiamo della vocazione commerciale della Galleria. ai lati della composizione troviamo 2 roditori, forse allusione alla costante presenza di questi animali nei luoghi dediti al commercio ed alla conservazione delle merci, con ironica intenzione stile Ottocento.

Quello che è il salotto ideale di ogni milanese, piazza del Duomo ovviamente, cattura immancabilmente il nostro sguardo che si focalizza sulla maestosità imponente della Cattedrale dedicata a Santa Maria Nascente, un'aura magica che deriva forse anche dal fatto che sorge in un luogo che durante i tempi aveva ospitato diverse espressioni di culto, in epoca celtica quando si venerava la Dea Madre, ma anche in epoca romana con la presenza di un tempio dedicato alla dea Minerva. Appartiene al IV secolo l'erezione della Basilica dedicata a Santa Tecla, epoca cui risale anche il Battistero di Santo Stefano, luogo ove fu battezzato Sant'Ambrogio, e nello stesso IV secolo fu poi realizzato il Battistero di San Giovanni alle Fonti, ove si tramanda che Sant'Ambrogio ebbe a tenere a battesimo Sant'Agostino.
Nel corso del secolo IX sorse la Basilica di Santa Maria Maggiore, detta Basilica Vetus dalle cui vestigia crebbe l'odierna Cattedrale.
L'idea di dotare la piazza di una degna cornice monumentale fu concepita e sviluppata dall'architetto Giuseppe Mengoni che aveva vinto il relativo concorso del 1863-64, Via il Coperto dei Figini, via l'isolato del Rebecchino, la contrada dei fustagnari e quel dedalo di piccole vie di origine medievale che ne facevano parte, aprire lo spazio davanti al Duomo e dare vita ad un'elegante quinta di stile rinascimentale ed eclettico, creando la sontuosa e scintillante, nonchè moderna, Galleria dedicata a vittorio Emanuele II, quasi appendice profana del Sagrato della meravigliosa Fabbrica.

Due Aquile e, tra le loro ali, la preda, riuscirà il timido topolino a sfuggire agli adunchi artigli dei feroci rapaci? Capitello del portico meridionale di piazza del Duomo. Anche in questo caso, con ironica intenzione il topolino appeso è un rimando all'ambito del commercio e dei magazzini ove si conservavano le merci.




In contemporanea si diede inizio anche alla realizzazione dei Portici Settentrionali e Meridionali di Piazza del Duomo, questi furono realizzati a partire 1873 su progetto di Giuseppe Mengoni, come pure gli imponenti palazzi che ne costituiscono il corpo. al centro del colonnato si apre il grandioso arco di trionfo della Galleria Vittorio Emanuele II la cui realizzazione si estese dal 1865 al 1878. Tutti gli elementi, dalle sculture, ai fregi, alle pavimentazioni, ai mosaici furono progettati in prima persona da Giuseppe Mengoni che detenne il controllo totale delle strutture in via di edificazione Le colonne dei portici sono ricche di dettagli decorativi che spesso sfuggono ad un visitatore non avvezzo a cogliere questi particolari, così come i numerosi fregi decorativi della Galleria stessa, cui raramente si presta un occhio attento ci sorprenderanno per la presenza di soggetti e temi insospettabili ed inaspettati.

Gioiosa danza di putti scolpita su di un capitello nei Portici Settentrionali,
simbolicamente richiamando il tema dell'abbondanza e della prosperità

Una delle molteplici grottesche, o mascheroni, che affollano le decorazioni dei Portici settentrionali, un tipico modulo architettonico decorativo, ben presente nell'Ottocento, queste figure bizzarre e mostruose avevano la funzione di respingere la sfortuna e le avversità dal luogo ove vengono raffigurati.

Capitello dei Portici Settentrionali, 2 teste leonine innestate su di un corpo alato serpentiforme, drago o chimera che siano è inevitabile la citazione dei gargoyles che caratterizzano la decorazione della vicina cattedrale, così come altrettanto inevitabile è la citazione della serpe sforzesca, anche queste figure assurgono a difensori dalla sventura e rappresentano simbolicamente il potere cittadino.

Al centro di questo capitello dei Portici Settentrionali è di rilievo una figura alla grottesca che rimanda nei tratti somatici alle figure mitologiche di Oceano o degli dei dei fiumi, la lunga barba che si dipana in onde ben rievoca il rapporto di Milano con l'acqua ed i suoi Navigli. Mengoni non lascia nessun dettaglio come isolato frammento decorativo ma tesse anche nei dettagli una storia con precise radici.

Ancora allegorie in questo capitello dei Portici settentrionali, il vaso ricolmo di frutta e le spighe di grano sono rappresentazione dell'abbondanza e della prosperità commerciale, mentre il volto in alto è l'effigie del genius loci, genio della natura e custode e protettore dei frutti e dei commerci della città.

Il mascherone al centro di uno scudo che si staglia al centro di questo capitello dei Portici settentrionali è inequivocabilmente l'ennesima grottesca porta fortuna e nel vaso pieno di frutti sopra di esso, quasi a ribaltare l'immagine del capitello precedente riprende il tema della potenza non di sangue ma di censo della borghesia milanese protagonista della storia e della conquista dell'Unità d'Italia che la Galleria, anche attraverso la dedica al Savoia monarca, intende celebrare attraverso l'architettura. Le figure alate discinte ai quattro angoli del capitello, sirene protettrici, o forse rimando all'archetipo greco della Nike, cioè trionfo e celebrazione della vittoria, celebrano i fasti del successo della borghesia cittadina ottocentesca, vincitrice, patriottica e prospera messe di spiriti liberi e protagonisti della vita di Milano.

La piazza, sagrato della Cattedrale, finalmente incastonata in un'architettura che la faccia risaltare, che ne delinei il senso di monumentalità e centralità della vita urbana, vero centro di attrazione e di raccolta delle anime meneghine che convergono nel rinnovato salotto, luogo privilegiato di raccolti pensieri e di profano passeggio, luogo di scambi di opinioni, di scambi di sguardi, di scambi di sfide ardite terminanti in duelli, di tumulti e fremiti trovava come naturale boudoir gli spazzi della erigenda nuova Galleria, spazio commerciale ante litteram ma anche contrapposizione laica alla spiritualità evidente della piazza.
Il progetto del Mengoni aveva ben previsto che la dovizia di elementi decorativi e la ricchezza di materiali, dettagli ed opere d'arte e di artigianale perizia dovessero riflettere le mille meraviglie del Duomo Gotico contrapponendo al rigoglio del sacro il fasto della materiale affermazione borghese.
Pur progettando in prima persona anche il minimo dettaglio degli spazi si avvalse di scalpellini e maestranze di affermato valore, pescando fra gli specialisti frequentatori dell'Accademia di Brera e chiamando a sè i più celebrati maestri pittori e scultiri presenti all'epoca in città cui delegò la materiale realizzazione delle opere, i capitelli ed i fregi dei portici furono messi in essere dai fratelli Antonio e Giuseppe Tantardini, coadiuvati dallo scultore Francesco Barzaghi. Le lunette della Galleria recano la firma di Eleuterio Pagliano e Raffaele Casnedi, mentre il comparto decorativo delle pareti fu affidato a personalità di spicco nell'ambiente artistico dell'epoca come Odoardo Tabacchi, Emilio Bisi, Pietro Magni, Ercole Papa e Antonio Carminati.
Questa raccolta di estro e di creatività, sia pur attraverso opere non originali ma rivissute con spirito libere nell'interpretazione non servile dei progetti dell'Ingegner Mengoni, costituisce un compendio, un'antologia di stili e protagonisti del mondo artistico dell'epoca, cosa che a Milano ritroviamo nella fruttuosa collaborazione fra artisti e concetto degli spazi realizzata nel Palazzo di Giustizia del Piacentini in Porta Vittoria ed ancor più ricca esposizione nelle mille e mille opere che ravvivano la Stazione Centrale dello Stacchini, tre esempi di come rappresentazione estetica e spazio con funzioni pubbliche riescano a convivere con mirabile risultato.

Diamo ora seguito ad una rassegna delle sculture decorative della Galleria meno appariscenti ed altrettanto meno osservate da passeggiatori e turisti ovviamente intrigati dalla ricchezza e maestosità dell'insieme visivo del capolavoro del Mengoni, i bassorilievi sfuggono agli sguardi meno attenti ma ugualmente celebrano il trionfo del progresso e l'Unità d'Italia attraverso rappresentazioni alllegoriche di un dialogo ben preciso e ben progettato.

Cerbero, il mitologico cane a tre teste, guardiano degli inferi e guardiano
della Galleria, posto a protezione dell'appena costituito Regno d'Italia

Chronos, il tempo, spezza le catene della superstizione e, in ottica risorgimentale,
 raffigura la ritrovata libertà delle italiche genti

Ippocampi, cavalli marini alati, che rimandano alla conformazione geografica d'Italia, circondata dai mari ed all'unità dei suoi territori prosperi nella capacità navale e nell'esercizio del commercio.

Emergono al centro 2 figure marine, sirene o tritoni, dotate di remo e di tridente, celebrano la forza dell'acqua e il potere commerciale che da lei deriva, rimandano ai Navigli milanesi ma sono anche inequivocabile omaggio al Ponte delle Sirenette, opera del 1842 dell'architetto Francesco Tettamanzi e posto originariamente a cavallo del Naviglio di via San Damiano. 

Il beneaugurante delfino raffigura la coesione sociale del nuovo stato e la
protezione del commercio marittimo che gli regalerà prosperità e stabilità.

I Grifoni, custodi della sicurezza dello spazio e protettori dei beni e delle ricchezze
provenienti dal commercio per garantire la stabilità del costruendo Regno d'Italia.

Una formella decisamente ricca di dettagli, la testa di un cervo, le cornucopie incrociate, gli elementi vegetali e i draghi alati, la natura, il territorio, la rigenerazione, raffigurata dai palchi del cervo, la prosperità e l'abbondanza, la protezione dei draghi ai beni generati dal buon governo del territorio.

Al centro della formella il Genio della Natura, figura metà maschile e metà femminile che sorregge un cesto ricolmo di frutti, da lui stesso garantiti, sempre allegoria dell'abbondanza, le serpi come simbolo di rinnovamento ed inequivocabile richiamo al biscione visconteo, prosperità ed appartenenza.

Una figura femminile che rappresenta la fortuna ed un'aquila araldica che attesta l'autorità, qui tutto concorre alla rinascita dell'Italia così a lungo oppressa dal giogo dello straniero invasore. In basso spicca una figura alata, solitamente questi soggetti rappresentano l'elevazione dello spirito, dell'ingegno e la conquista della libertà, ma rimane anche una chiave di lettura più suggestiva , anche se il soggetto zoomorfo non è facilmente identificabile presenta una somiglianza incredibile con un peduccio del Duomo, non sarebbe in effetti l'unica colta citazione della Cattedrale, che raffigura un mastino, inevitabile il rimando ai famigerati cani di Bernabò Visconti, soprattutto se osservando bene il bassorilievo sembra dotato di un collare e ancor più suggestive le ciocche, quasi delle serpi, che spuntano dalla testa e che sembrano formare una parziale raza viscontea.

Atlante che regge il peso del mondo, senonchè il mondo raffigurato ha la forma di un uovo, l'uovo cosmico ed il principio della creazione, la nascita del Regno d'Italia come ineluttabile parto del tempo il cui scorrere è simbolizzato dai segni zodiacali scolpiti nel nastro centrale  dello sferoide, l'ingegno dell'uomo faber del suo destino e delle fortune della giovine patria.

Giuseppe Mengoni, come molti altri autori o artisti dell'Ottocento era cresciuto in un ambiente culturale che amava un linguaggio misteriosofico ed esoterico, simbolico e spesso contiguo con le espressioni della Massoneria, il tempio a croce come ispirazione della forma della Galleria è evidente per tutti, i vari pilastri sono decorati con una formula costruttiva che viene definita "Candelabra" uno sviluppo ascensionale definito da base, corpo centrale e sommità, il richiamo alla struttura alchemica Caos - Trasformazione - Sublimazione viene spontaneo e il quasi ossessivo uso dello Zodiaco e relativo rimando al ciclo del tempo non fanno che confermare questa ipotesi. C'è nella Galleria un progetto formale e simbolico che va ben al di là della prima evidente impressione di meraviglia che ci coglie nel rimirare questo capolavoro dell'Ingegno umano e ancor di più ci conferma che il Mengoni aveva voluto dare origine ad un tempio laico che celebrasse l'imprenditorialità cittadina e l'impegno patriottico concorrente alla creazione della Nuova Italia da affiancare al tempio sacro della Cattedrale, creando un legame indissolubile con l'unità, la storia e l'identità stessa di Milano.

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