Quello che è il salotto ideale di ogni milanese, piazza del Duomo ovviamente, cattura immancabilmente il nostro sguardo che si focalizza sulla maestosità imponente della Cattedrale dedicata a Santa Maria Nascente, un'aura magica che deriva forse anche dal fatto che sorge in un luogo che durante i tempi aveva ospitato diverse espressioni di culto, in epoca celtica quando si venerava la Dea Madre, ma anche in epoca romana con la presenza di un tempio dedicato alla dea Minerva. Appartiene al IV secolo l'erezione della Basilica dedicata a Santa Tecla, epoca cui risale anche il Battistero di Santo Stefano, luogo ove fu battezzato Sant'Ambrogio, e nello stesso IV secolo fu poi realizzato il Battistero di San Giovanni alle Fonti, ove si tramanda che Sant'Ambrogio ebbe a tenere a battesimo Sant'Agostino.
Nel corso del secolo IX sorse la Basilica di Santa Maria Maggiore, detta Basilica Vetus dalle cui vestigia crebbe l'odierna Cattedrale.
L'idea di dotare la piazza di una degna cornice monumentale fu concepita e sviluppata dall'architetto Giuseppe Mengoni che aveva vinto il relativo concorso del 1863-64, Via il Coperto dei Figini, via l'isolato del Rebecchino, la contrada dei fustagnari e quel dedalo di piccole vie di origine medievale che ne facevano parte, aprire lo spazio davanti al Duomo e dare vita ad un'elegante quinta di stile rinascimentale ed eclettico, creando la sontuosa e scintillante, nonchè moderna, Galleria dedicata a vittorio Emanuele II, quasi appendice profana del Sagrato della meravigliosa Fabbrica.
In contemporanea si diede inizio anche alla realizzazione dei Portici Settentrionali e Meridionali di Piazza del Duomo, questi furono realizzati a partire 1873 su progetto di Giuseppe Mengoni, come pure gli imponenti palazzi che ne costituiscono il corpo. al centro del colonnato si apre il grandioso arco di trionfo della Galleria Vittorio Emanuele II la cui realizzazione si estese dal 1865 al 1878. Tutti gli elementi, dalle sculture, ai fregi, alle pavimentazioni, ai mosaici furono progettati in prima persona da Giuseppe Mengoni che detenne il controllo totale delle strutture in via di edificazione Le colonne dei portici sono ricche di dettagli decorativi che spesso sfuggono ad un visitatore non avvezzo a cogliere questi particolari, così come i numerosi fregi decorativi della Galleria stessa, cui raramente si presta un occhio attento ci sorprenderanno per la presenza di soggetti e temi insospettabili ed inaspettati.
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| Gioiosa danza di putti scolpita su di un capitello nei Portici Settentrionali, simbolicamente richiamando il tema dell'abbondanza e della prosperità |
La piazza, sagrato della Cattedrale, finalmente incastonata in un'architettura che la faccia risaltare, che ne delinei il senso di monumentalità e centralità della vita urbana, vero centro di attrazione e di raccolta delle anime meneghine che convergono nel rinnovato salotto, luogo privilegiato di raccolti pensieri e di profano passeggio, luogo di scambi di opinioni, di scambi di sguardi, di scambi di sfide ardite terminanti in duelli, di tumulti e fremiti trovava come naturale boudoir gli spazzi della erigenda nuova Galleria, spazio commerciale ante litteram ma anche contrapposizione laica alla spiritualità evidente della piazza.
Il progetto del Mengoni aveva ben previsto che la dovizia di elementi decorativi e la ricchezza di materiali, dettagli ed opere d'arte e di artigianale perizia dovessero riflettere le mille meraviglie del Duomo Gotico contrapponendo al rigoglio del sacro il fasto della materiale affermazione borghese.
Pur progettando in prima persona anche il minimo dettaglio degli spazi si avvalse di scalpellini e maestranze di affermato valore, pescando fra gli specialisti frequentatori dell'Accademia di Brera e chiamando a sè i più celebrati maestri pittori e scultiri presenti all'epoca in città cui delegò la materiale realizzazione delle opere, i capitelli ed i fregi dei portici furono messi in essere dai fratelli Antonio e Giuseppe Tantardini, coadiuvati dallo scultore Francesco Barzaghi. Le lunette della Galleria recano la firma di Eleuterio Pagliano e Raffaele Casnedi, mentre il comparto decorativo delle pareti fu affidato a personalità di spicco nell'ambiente artistico dell'epoca come Odoardo Tabacchi, Emilio Bisi, Pietro Magni, Ercole Papa e Antonio Carminati.
Questa raccolta di estro e di creatività, sia pur attraverso opere non originali ma rivissute con spirito libere nell'interpretazione non servile dei progetti dell'Ingegner Mengoni, costituisce un compendio, un'antologia di stili e protagonisti del mondo artistico dell'epoca, cosa che a Milano ritroviamo nella fruttuosa collaborazione fra artisti e concetto degli spazi realizzata nel Palazzo di Giustizia del Piacentini in Porta Vittoria ed ancor più ricca esposizione nelle mille e mille opere che ravvivano la Stazione Centrale dello Stacchini, tre esempi di come rappresentazione estetica e spazio con funzioni pubbliche riescano a convivere con mirabile risultato.
Diamo ora seguito ad una rassegna delle sculture decorative della Galleria meno appariscenti ed altrettanto meno osservate da passeggiatori e turisti ovviamente intrigati dalla ricchezza e maestosità dell'insieme visivo del capolavoro del Mengoni, i bassorilievi sfuggono agli sguardi meno attenti ma ugualmente celebrano il trionfo del progresso e l'Unità d'Italia attraverso rappresentazioni alllegoriche di un dialogo ben preciso e ben progettato.
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Cerbero, il mitologico cane a tre teste, guardiano degli inferi e guardiano della Galleria, posto a protezione dell'appena costituito Regno d'Italia |
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Chronos, il tempo, spezza le catene della superstizione e, in ottica risorgimentale, raffigura la ritrovata libertà delle italiche genti |
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Il beneaugurante delfino raffigura la coesione sociale del nuovo stato e la protezione del commercio marittimo che gli regalerà prosperità e stabilità. |
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I Grifoni, custodi della sicurezza dello spazio e protettori dei beni e delle ricchezze provenienti dal commercio per garantire la stabilità del costruendo Regno d'Italia. |
Giuseppe Mengoni, come molti altri autori o artisti dell'Ottocento era cresciuto in un ambiente culturale che amava un linguaggio misteriosofico ed esoterico, simbolico e spesso contiguo con le espressioni della Massoneria, il tempio a croce come ispirazione della forma della Galleria è evidente per tutti, i vari pilastri sono decorati con una formula costruttiva che viene definita "Candelabra" uno sviluppo ascensionale definito da base, corpo centrale e sommità, il richiamo alla struttura alchemica Caos - Trasformazione - Sublimazione viene spontaneo e il quasi ossessivo uso dello Zodiaco e relativo rimando al ciclo del tempo non fanno che confermare questa ipotesi. C'è nella Galleria un progetto formale e simbolico che va ben al di là della prima evidente impressione di meraviglia che ci coglie nel rimirare questo capolavoro dell'Ingegno umano e ancor di più ci conferma che il Mengoni aveva voluto dare origine ad un tempio laico che celebrasse l'imprenditorialità cittadina e l'impegno patriottico concorrente alla creazione della Nuova Italia da affiancare al tempio sacro della Cattedrale, creando un legame indissolubile con l'unità, la storia e l'identità stessa di Milano.


















