| Il Palco Reale del Teatro alla Scala. Foto di Antonella Di Nardo |
A Milano non può mancare nulla, anche nel campo dell'esoterismo vanta un suo campionario di manifestazioni dell'Ultratterreno, con i suoi relativi e vivaci fantasmi: dalla Dama del Parco, la Carlina novella sposa precipitata dal Duomo, Antonietta Fagnani Arese, l'amica risanata, in corso Venezia, Lodovico il Moro a cavallo inquieto sotto la ponticella del Castello, le streghe bruciate a Porta Romana, quel soffio gelido che si avverte percorrendo la via Bagnera di notte, persino la danza macabra fra le mura della chiesa di San Bernardino alle Ossa, e via tramandando.
Fra tutti i luoghi infestati non poteva altresì mancare il Teatro alla Scala, sede privilegiata di rappresentazione di quel genere che non a caso si fregia del nome di "melodramma" e drammatiche e tragiche sono molte delle vicende narrate ed orchestrate dai più celebrati autori dell'italica scena lirica: Verdi, Puccini, Leoncavallo, Boito, fra gli altri, temi a volte struggenti, a volte truculenti, con garbo ovviamente, sicuramente suggestivi, ed altrettanto sicuramente preparatori nello "spirito" e nell'aere a favorire il prodursi di fenomeni ricorrenti di apparizioni.
Una delle abitudini meneghine mai sufficientemente confessate è quel gusto di esagerare che viene applicato in tutti i campi, dagli eccessi dei bagordi in luoghi postribolari leggendari come il Bottonuto, alle dovizie con cui si fanno acquisti nelle gastronomie, fino allo stakanovismo operoso delle aziende e delle fabbriche, ovviamente sempre a passo di corsa, persino in tema di fantasmi quindi: ben 3 sono le entità ectoplasmatiche dello storico teatro.
| Maria Callas nel giardino della sua abitazione in via Buonarroti 38. Foto del 1957 di Federico Patellani |
Va da sé che il primo gradino del podio spetti alla divina Maria Callas, soprano impareggiabile dalla tecnica sopraffina, tanto sicura dei propri mezzi vocali e del raffinato suo senso dell'udito da aver individuato un punto ben preciso nel palco della Scala, dove raccolse ovazioni e trionfi nel 1951 durante la messinscena dell'opera "I Vespri Siciliani" di Giuseppe Verdi. Questo punto che secondo l'altezzosa diva, era un po' presuntuosetta suvvia ma diva giustificata, anzi "divina", rappresentava la posizione perfetta perchè il suo canto fosse ben percepito da tutto l'ambiente della sala e da quel momento divenne per sempre e per tutti il "Punto Callas"
Perfezionista ma suscettibile e permalosa al contempo, si tramanda che durante una rappresentazione della Norma, tenutasi a Roma nel 1958 fu vittima di un attacco di afonia che ne compromise l'esibizione tanto da dover abbandonare il proscenio sotto lo scroscio di una fragorosa selva di fischi e grida irritate profuse a piena voce dal loggione.
Fischi e grida che la accolsero anche al suo ritorno alla Scala, sottolineando una stecca inopportuna, ovviamente la divina non la prese bene e abbandonò il palco stizzita ed inferocita lanciando una maledizione agli improvvidi loggionisti.
Si dice che ancor oggi il suo spirito si percepisca al mattino nella zona dei loggioni con il malefico intento di spaventare gli ignari frequentatori moderni.
| Museo del Teatro alla Scla. Il busto marmoreo di Maria Malibran, scolpito da Abbondio Sangiorgio negli anni 1934-36 |
La seconda manifestazione ultraterrena ha anch'essa un nome altisonante legato al mondo del bel canto, Maria Malibran, eccellente soprano, nata nel 1808, figlia del tenore Manuel Garcia e del soprano Maria Joaquina Sitches Briones, aveva una strada predestinata davanti a sé, aveva capacità di esibirsi da soprano, contralto e persino da tenore se le parti le venivano adattate, fu una fulgida gemma nel panorama lirico dell'Ottocento che animò dall'età di 17 anni, facendosi interprete prediletta nelle opere di Beliini, Rossini, Persiani e Donizetti in primis, una carriera costellata di successi che fu infine bruscamente interrotta a causa di una brutale caduta da cavallo che all'età di soli 28 anni la condusse alla morte.
Ebbe modo di esibirsi in rappresentazioni coronate da grande successo presso il teatro alla Scala, specialmente nel biennio 1834-36, dove si tramanda di interpretazioni sublimi nei panni di Norma della omonima opera di Bellini, di Amina dalla sonnambula, sempre di Bellini, una travolgente Desdemona nell'Otello di Rossini e infine ma non ultima, una indimenticabile Adina nell'Elisir d'Amore di Donizetti, opera per la quale ebbe estro di aggiungere una cavatina di sua composizione dal titolo "Prendi per me sei libero". Raramente si parla di questa vocata ma sfortunata giovane della sua raffinata maestria anche nel comporre arie e motivi musicali, più di 50 sono le opere conosciute a lei attribuite.
| Museo teatrale della Scala. Il ritratto della Malibran, nei panni di Desdemona dall'Otello di Rossini, dipinto nella prima metà dell'Ottocento da Luigi Pedrazzi. |
Maria Malibran fu un personaggio importantissimo nello sviluppo del genere melodrammatico nell'Ottocento, fondamentale punto di riferimento che avrebbe potuto risplendere in vette sempre più alte se la sua parabola non si fosse interrotta drammaticamente in quel fatidico 1836. Da allora quel malinconico spirito anima di sè i luoghi che la videro trionfare ed eccellere in vita e fu spesso incontrato negli ambienti prestigiosi del tempio milanese del belcanto. Nel museo dell'istituzione ambrosiana, nella sala dell'Esedra, dove sono conservati i ritratti delle dive del melodramma, si conserva il busto marmoreo scolpito da Abbondio Sangiorgio ed il celeberrimo quadro realizzato fra il 1834 ed il 1838 dal pittore milanese Luigi Pedrazzi (1802 - 1845), molto noto all'epoca per la sua produzione di opere a tema sacro. Una curiosa coincidenza è rappresentata dal fatto che il pittore condivideva con la celeberrima diva l'esser figlio di interpreti del melodramma, Prospero Pedrazzi, bolognese, e la mamma Esther Mosconi, originaria di Bergamo, erano entrambi cantanti d'opera. Luigi Pedrazzi fu per un certo periodo impiegato come figurinista presso il Teatro alla Scala ed è molto probabile che il costume di scena della Desdemona nel quale fu ritratta Maria Malibran fosse da lui progettato. Un ultimo segreto resta da svelare, riguardo il ritratto scaligero, la diva tiene in una mano un piccolo bouquet di fiori: una camelia, un acanto, una rosa, un fior di luppolo ed un'olea fragrans, le iniziali di questi soggetti compongono il nome Carlo, riferimento esplicito all'amante della giovane diva, il violinista e compositore Charles Auguste de Beriot, col quale convisse per 6 anni, dando anche alla luce, nel 1833, il figlio Charles Wilfrid, nel 1836, dopo l'annullamento del precedente matrimonio, durato appena un anno, con l'anziano banchiere francese Eugéne Malibran, i 2 giovani ebbero finalmente l'agio di convolare a giuste nozze.
| Il Teatro alla Scala, a destra, in una foto del 1855, a sinistra ancora sussiste il gruppo di edifici che sarebbero stati demoliti nel 1858 per favorire l'apertura di piazza della Scala |
Alcuni custodi del museo ancora oggi hanno il gusto compiaciuto di rivelare che esiste anche un terzo fenomeno di apparizione, anche questo soggetto ritornante appartiene all'Ottocento, si tratterebbe di una giovane donna, tutta di bianco vestita che era usa aggirarsi fra i palchi del teatro per poi chiudere la sua visita affacciandosi ad osservare il mondo dalla finestra sita al primo piano sul lato verso via Verdi. Altresì si narra che spesso la luce di quella stanza si accendesse e spegnesse alternativamente in quello che è un rituale esoterico di annunciazione della presenza ectoplasmatica ripreso poi da mille e mille film Horror. Era una leggenda, ed una presenza, molto conosciuta nella Milano dell'epoca, tanto che anche il pittore Angelo Inganni volle ritrarre quella figura di giovine donna affacciata alla finestra di cui sopra nella sua celeberrima tela intitolata "La facciata del Teatro alla Scala nel 1852.
| Angelo Inganni: La facciata del Teatro alla Scala nel 1852. Sotto il dettaglio ingrandito con la giovin fantasma affacciata alla finestra d'angolo al primo piano |
Questa spettrale manifestazione evidentemente impressionava a tal punto i milanesi dell'epoca che si prese la decisione, non è dato sapere quando e da chi, è pur sempre una leggenda, di chiudere definitivamente le persiane della finestra incriminata. si dice che quelle persiane non siano più state aperte da ben duecento anni e voi se passate dalla piazza date un'occhiata all'edificio, lato via Verdi e verificate se è ancora così.
| Il Teatro alla Scala e scorcio del lato su via Verdi, in questa foto dal sito museionline la finestra al primo piano ha le persiane chiuse |
3 Fantasmi dal carattere ben pronunciato che arricchiscono le memorie e la storia di questa istituzione milanese che tutto il mondo ci invidia, certo ogni teatro del mondo ha il suo fantasma ma qui abbiamo voluto esagerare, vero è che a seconda delle notizie raccolte di volta in volta da vari autori queste 3 personificazioni vengono fatte coincidere diventando di volta in volta la Callas, la Malibran o addirittura la dama nera del Parco Sempione, io preferisco raccontarle come distinte emanazioni di percorsi storici e tradizioni della nostra comune Milanesità, e poi il numero 3, rappresenta, in chiave esoterica, il principio di creazione, di espressione e di sintesi, ovvero la "Perfezione" e chi sono io per non inseguire la perfezione?
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