lunedì 15 giugno 2026

La Dama Velata del Parco del Castello di Roberto Bagnera


Sicuramente una delle leggende legate ai fantasmi milanesi più intrigante e affascinante è quella che narra di una misteriosa dama che attraversa di notte i viali del Parco Sempione, alcune fonti hanno voluto identificare questa figura come Maria Malibran, celeberrima cantante lirica dell'Ottocento morta in giovanissima età, ma è un'ipotesi disattesa dalla presenza della Malibran, in veste di fantasma, in altro luogo, rimane quindi una dama senza identità dove il fascino dell'ignoto da questo si accresce.
Fra i viali del Parco Sempione ed i cortili del Castello, si aggira il Fantasma di una dama, elegantemente vestita di nero, il volto nascosto da un velo anch’esso nero.

Fra le ombre della notte e la fosca nebbia lombarda, annunciata un profumo di violetta, prende sottobraccio il solitario passante e lo conduce fino ad ad una grandiosa villa magicamente comparsa dopo una svolta dei sentiero percorso.
Tutte le stanze della magione sono parate a lutto, e così parato è anche il sontuoso letto a baldacchino, dove la Dama consuma alfine una notte d’amore con il suo occasionale amante. Dopo l’estasi di inenarrabili piaceri, l’elegante e misteriosa figura riaccompagna il passante per i viali del Parco, riportandolo dove lo aveva incontrato.
Una figura misteriosa percorre il cortile del castello. Foto di Paolo Spinelli

Molti hanno tentato di ritornare sui loro passi senza peraltro mai ritrovare la misteriosa villa.
Quei pochi che hanno osato sollevare il velo della dama sono rimasti sopraffatti davanti ad un indicibile, né descrivibile, spettacolo d’orrore.

La Dama Velata è anche il titolo di un racconto di Albertina Fancetti, edito dall'amico Enzo De Bernardis, che utilizza la leggenda come sfondo delle indagini del Commissario Dondina.



Dondina era il soprannome ironico dato dalla “mala” milanese al capo della squadra volante di polizia Carlo Mazza, in servizio a Milano durante l'Ottocento, un implacabile avversario dei delinquenti, come ci ricorda Paolo Valera in "Milano Sconosciuta", l'unico difetto che aveva era quello di alzare un po' il gomito, tanto che quand'era ubriaco aveva un andatura dondolante.
Morì povero e solo, in ospedale, ma era così amato a Milano da esser preso a protagonista di una nota canzone popolare:

El Dondina quand l’è ciocch
El va intorna a ciappà i locch
E je mena a San Vittor
A sentì quant hinn i or
E sona la voeuna, sona i do
El Dondina l’è su ancamò
Sona i trii, sona i quatter
El Dondina l’è a teater
E sona i cinqu e sona i ses
El Dondina l’è adree a bev
Sona i sett, sona i vott
El Dondina l’è al casott.



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