venerdì 12 giugno 2026

La Volpe, auto fantasma del dopoguerra di Roberto Bagnera e Rolando Di Bari

La sede della ALCA nel 1947, l'indirizzo all'epoca era via Melzo 26, via Frisi 2, insediata nell'edificio Liberty che fu il Cinema Dumont, capolavoro del 1908 degli architetti Tettamanzi e Mainetti. Oggi sede di una biblioteca rionale. Parziale della rielaborazione cromatica di una foto storica di Michela Crespi

La foto originale  scattata alla sede della ALCA nel 1947, l'indirizzo all'epoca era via Melzo 26, via Frisi 2, insediata nell'edificio Liberty che fu il Cinema Dumont, capolavoro del 1908 degli architetti Tettamanzi e Mainetti. Oggi sede di una biblioteca rionale. 
Di seguito la rielaborazione cromatica di Michela Crespi


L'ex Cinema Dumont fu per qualche anno utilizzato come garage e deposito automezzi della Croce di Santa Rita, come si vede in questa foto Archivio ACAdeMI - Franco Mauri degli anni 80

La lunga storia della produzione automobilistica della città di Milano, che possiamo far risalire al 1900, anno in cui fu fondata l'Isotta Fraschini, è costellata di grandi innovazioni, scelte stilistiche e meccaniche all'avanguardia, con una certa presenza di veicoli elettrici e persino di microcar, quindi l'attuale tendenza di macchine minuscole alimentate dall'energia elettrica non sono certo una novità. Rovistando fra le pieghe di questi centoventi anni ci imbattiamo in una realizzazione che avrebbe potuto sconvolgere il mercato automobilistico del dopoguerra e che invece finì per tramutarsi nella prima grande truffa automobilistica della città, il suo nome era ... Volpe.


Cartoncino pubblicitario del 1947 per la società ALCA

Una vetturetta leggera, spider, progettata da un'azienda creata appositamente per produrne una copiosa serie: la ALCA, acronimo di Anonima Lombarda Cabotaggio Aereo che si occupava di costruzioni aeronautiche, meccaniche ed automobilistiche, con qualche legame con la aero Caproni di Trento di cui con il nome Pegaso era concessionaria.

Il progettista Gioachino Colombo. (Legnano 9 Gennaio 1903 - Milano 24 Aprile 1987)   

I padri effettivi di questo autoveicolo furono il progettista Gioachino Colombo, già all'opera dal 1924 presso l'Alfa romeo e successivamente autore di performanti motori per la Ferrari, e Flaminio Bertoni, scultore e designer, unaninememente considerato il miglior designer di automobili, sue fra le altre sono la Citroen 2 Cavalli e la Citreon DS.

Flaminio Bertoni, scultore e designer. (Masnago 10 Gennaio 1903 - Antony 7 Febbraio1964)

L'ALCA (Anonima Lombarda Cabotaggio Aereo), venne fondata a Milano nel 1947 si dedicò quasi esclusivamente alla realizzazione del progetto di un originale vetturetta spider a due posti, chiamata Volpe, questa avrebbe potuto rappresentare un efficace contributo alla motorizzazione dell'Italia nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale.
Si prevedeva di affidarne la costruzione in serie a un grande complesso industriale. Purtroppo, l'iniziativa non ricosse il successo sperato e l'azienda dovette rinunciare, nonostante l'autoveicolo presentasse alcune interessanti soluzioni tecniche quali, ad esempio, la carrozzeria portante, il motore a due tempi raffreddato ad aria in posizione posteriore, il cambio al volante con preselettore e innesto delle marce comandato direttamente dal pedale della frizione.

Il fronte con lo scudo e la scritta Volpe. Foto dal sito Autobelle

Una pubblicità dell'epoca. Foto dal sito wheelsofitaly

Una pubblicità su rivista del 1947 invita ad affrettarsi a prenotare questo gioiello della meccanica italiana

La curiosa microvettura era pensata specificamente per soddisfare e rendere possibili i desideri di milioni di italiani, per la prima volta alle prese con l'acquisto di un'auto. Presentata nel 1947 dalla neonata società Anonima Lombarda Cabotaggio Aereo (ALCA), la Volpe ha in realtà ben poco di una automobile come la concepiamo oggi.
Durante una spettacolare presentazione fatta in un teatro romano il 30 marzo 1947, con la partecipazione dell'allora famosa compagnia del comico Erminio Macario, la Volpe viene pubblicizzata come la scelta ideale per la mobilità del dopoguerra italiano. La vetturetta scoperta a due posti è mossa da un motore bicilindrico a due tempi di 124 c, sviluppato dall'ing. Gioachino Colombo, famoso per i primi motori Ferrari) e 6 cavalli a 5.000 giri, piazzato posteriormente e in grado di spingere teoricamente la Volpe a 75 km/h di velocità massima.

Il celeberrimo comico Macario durante la manifestazione di presentazione della Volpe


Lunga 250 cm e larga 102, la Volpe punta tutto sulla leggerezza e la semplicità costruttiva, con un peso totale di 135 chili, la rinuncia del differenziale posteriore (grazie alla ridotta carreggiata del retrotreno), l'avviamento "a strappo" come sui fuoribordo e il gruppo motore-cambio oscillante attraverso un solo ancoraggio alla scocca, come la Vespa Piaggio. L'altezza della Volpe è, a capote chiusa di 106 cm, il cortissimo passo è di soli 150 cm e il diametro di sterzata è di 2,75 metri.


Foto dal sito microcarmuseum

La carrozzeria portante in lamiera d'acciaio aveva linee tondeggianti e ricercate, ma le dimensioni così ridotte, unite all'alto parabrezza in resina sintetica, rendevano ogni persona a bordo più simile a un bimbo sulla macchinina a pedali che a un adulto "in auto".
Il piccolo due tempi era ovviamente alimentato a miscela e raffreddato ad aria, il cambio era un 4 marce (+ retro) privo di frizione, con leva al volante e preselettore, le sospensioni erano a balestra, con quella anteriore trasversale e due mezze balestre longitudinali dietro, assistite da ammortizzatori telescopici.


Foto dal sito Microcarmuseum

L'impianto frenante era affidato al buon vecchio tamburo con comando meccanico (niente complicata e costosa idraulica), due davanti e uno singolo al posteriore. Altri aspetti curiosi e per certi versi risibili del progetto Volpe erano anche le minuscole ruote 4.00 J x 8 pollici e la fragile capote apribile con archetti snodati. Altri dati dichiarati parlano di una pendenza massima superabile del 25 % e di uno spazio d'arresto a 60 Km/h in meno di 7 metri.

Foto dal sito Microcarmuseum

Queste insolite caratteristiche avrebbero forse sortito un buon prodotto a basso costo, se tutto ciò non fosse esistito solo sulla carta: la ALCA infatti, dopo la sfavillante presentazione romana e un discreto battage pubblicitario, non riuscì a costruire più di qualche esemplare di pre-serie della Volpe, molti dei quali probabilmente privi di un motore funzionante.

Foto dal sito Designboom

Con un battage pubblicitario imponente la novella azienda costruttrice aveva catalizzato un interesse sempre crescent e che faceva ipotizzare un successo commerciale importante, la ALCA allestì anche uno stend presso al Fiera Campionaria del 1947.
In queste 2 immagini il padiglione della Volpe alla Campionaria 1947 


Dopo soli 6 esemplari prodotti la Volpe sparì, come la stessa ditta produttrice ALCA, che nel 1948 fu indagata per bancarotta fraudolenta dopo aver intascato gli acconti dei clienti che avevano ordinato la microvettura (circa 300 milioni di lire in totale).
Nella stessa strategia commerciale di lancio si pone l'iscrizione di cinque ALCA Volpe alla prima Mille Miglia del dopoguerra, quella del '47, tre delle quali allestite in una fantomatica versione turbocompressa, priva di capote e dotate di coda aerodinamica arrotondata con poggiatesta integrato.
Le cinque vetture non si presentarono mai alla partenza.

Le 6 vetturette ALCA Volpe che furono prodotte, fra di esse i 5 esemplari iscritti alla Mille Miglia del 1947, schierate in via Melzo di fronte a Casa Guazzoni, Via Malpighi 12 angolo via Melzo, edificio Liberty realizzato nel 1904/06 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Bossi.

Nella grossa truffa della "Volpe mai nata" è rimasta coinvolta anche la spagnola Gemicar Internacional Auto S.L. di Madrid, che nel '47 decide di costruire su licenza la Hispano Volpe, versione della microcar italiana per il mercato iberico, Portogallo, Marocco, America latina e colonie spagnole.
Come è facile intuire, nessuno stabilimento madrileno ha mai sfornato alcuna Hispano Volpe.

Materiale pubblicitario della Hispano Volpe

Ancora una foto della sede di via Melzo dove all'insegna originale fu sovrapposta la scritta
Gemicar International Auto


Una pubblicità su rivista del 1947

I pochi esemplari sopravvissuti di ALCA Volpe si trovano oggi in musei o collezioni private, muta testimonianza di un sogno che ha illuso e deluso molti italiani, uno dei primi pasticci nell'Italia del dopoguerra.
La cosa che lascia l'amaro in bocca è che la Volpe aveva per certi versi anticipato e prefigurato alcune delle soluzioni super-economiche che sarebbero poi state adottate su microcar di un certo successo commercializzate quasi dieci anni dopo: in primis la la Kleinschnittger F125, poi la Iso Isetta, la Messerchmitt Kabinenroller (Mival in Italia), la Brütsch Mopetta e la Glas Goggomobil, e che quindi avrebbe potuto essere una indiscussa protagonista nel panorama commerciale delle automobili prodotte a Milano.
Sul mercato del collezionismo inoltre è possibile rintracciare anche qualche pregevole modello in scala della Volpe, dai 60 ai 100 Euro, permettendo agli appassionati del settore di possedere un soggetto storico e insolito.








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