venerdì 22 maggio 2026

Spiccioli milanesi: I Segreti del Camparino di Roberto Bagnera

 

Il bancone del Camparino in piazza del Duomo. Foto dal sito aziendale Campari

Fra i simboli della Milano da Bere, della città operosa i cui figli si distinguono i vari campi, v'è sicuramente il Camparino, detto così per distinguerlo dal Campari, locale più grande sempre in piazza del Duomo, all'accesso della galleria, prezioso centro di socialità ed espressione verace del culto tutto meneghino dell'aperitivo.
Lo storico locale fu aperto nel 1867 da Gaspare Campari e fu poi il figlio Davide nel 1915 a progettare l'attuale arredamento del locale nel 1915 sostituendo gli originali arredi stile Impero con le raffinate realizzazioni Liberty/Deco di Eugenio Quarti, con l'intervento di Alessandro Mazzucotelli per i ferri battuti e il pregevole e spettacolare mosaico realizzato da Angelo D'Andrea.


Foto storica dal sito aziendale Campari

A questa storica mescita sono legati anche piccoli particolari curiosi come quello dell'Angiolin, angioletto, del Campari, quasi nessuno ricorderà quella statuetta raffigurante un un putto, definito come angioletto che veniva esposta all'interno del locale Bar Campari in Galleria, si trattava di una piccola chicca degli usi e costumi meneghini nei primi decenni del secolo scorso quando faceva bella mostra di sé una piccola scultura , amatissima dai milanesi.

L'Angiolin in una foto storica

La statuetta ritratta all'interno del Camparino nel 2006. Foto di Marco Brosoli


La locandina relativa all'esposizione dell'agosto 2006 della statuetta.
Foto di Marco Brosoli

Si tratta di una scultura in marmo, del tardo Ottocento, opera del pavese Giovanni Spertini, raffigurante un puttino a cavallo di un delfino che esce da una conchiglia, il putto regge sulla testa un cestello che veniva utilizzato dai frequentatori del locale per depositarvi bigliettini d’amore ed altri dolci messaggi trasformandosi da angioletto in complice Cupido: ingenui frissons dei nostri nonni.
Nel 1919, dopo la fine della Grande Guerra, l'Angiolin era stato trasferito nella sede della Direzione Campari in via Turati e successivamente nella Direzione di Sesto San Giovanni da dove il «Camparino in Galleria» in quel momento proprietà di Teresa Miani e Orlando Chiari, lo ha recuperato e nell'agosto del 2006 ritornò brevemente all'interno del Camparino.



Altra curiosità è legata alla Voce del Padrone, nota casa discografica, emanazione italiana della britannica His Master's Voice, che per decenni ebbe sede a Milano in viale Umbria, in un garbato edificio anni 20 oggi coinvolto un una demolizione/edificazione che conserverà alcune parti di facciata innestandole in un edificio molto più voluminoso.

L'immagine iconica delle produzioni discografiche della Voce del Padrone

Fra gli anni 30 e 60 del secolo XX in galleria era sito il negozio della Voce del Padrone, quello di cui tutti ricordiamo il marchio con il grammofono e il cagnolino che scodinzola, una caratteristica di questo esercizio era la possibilità di ascoltare in loco la musica preferita. Acquistato un gettone alla cassa ci si accomodava nel reparto ascolto, entrando in uno dei 32 scompartimenti allestiti per una miglior esperienza di relax, si introduceva in una fessura il gettone che scivolava verso i locali sotterranei dove solerti impiegati, osservando il numero indicato, si affrettavano a prendere il disco corrispondente al codice e a posarlo su di un grammofono sopra il quale 5 tubi permettevano di convogliare il suono fino alle estasiate orecchie del committente.

Una storica pubblicità del negozio in Galleria

Ben 32 grammofoni e 160 tubi rappresentavano la cospicua attrezzatura della voce del Padrone, alcuni tubi, seppur tranciati, sopravvivono nel sotterraneo del popolare Camparino in Galleria.

Nell'immagine Archivio ACadeMI, una serie di tubi che ancora sopravvivono nel locale sotterraneo del Camparino


Ultima curiosità il Camparino in Galleria, ovviamente ligio ai criteri costruttivi ed alla distribuzione degli ambienti tipiche dell'Ottocento, non aveva un proprio bagno nel locale, era situato al fondo di una scala cui si accedeva da una porticina in Galleria che dava accesso ai magazzini, alle cantine ed al locale Toilette. Oggi dopo il cosiddetto restyling del 2019 la situazione non è più così, resta però il ricordo degli addetti del bar che, soprattutto in giornate piovose, conducevano i clienti, riparandoli sotto un ombrello, fino all'agognata "ritirata".



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