domenica 5 gennaio 2014

I Germogli Religiosi di Milano di Roberto Bagnera



Parlare di Milano senza dedicare un sia pur breve accenno alle sue profonde radici religiose, i suoi vescovi:
Ansperto, Sant’Ambrogio, Federigo Borromeo, San Carlo Borromeo su su fino al Cardinal Montini che divenne Papa col nome di Paolo Sesto; Milano e le sue chiese, invidiateci da tutto il mondo: il Duomo, Santa Maria delle Grazie e relativo Cenacolo di Leonardo, Sant’Eustorgio con la sua arcinota cappella Portinari, San Lorenzo e le Colonne Romane e via di seguito perche’ sono veramente tante, qui vi vogliamo solo ricordare i protagonisti minori dell’espressione spirituale Ambrosiana.


In  un palazzo  di Corso di Porta Romana esiste un passaggio coperto che conduce alla via San Calimero, qui si nasconde una gemma preziosa della città: un minuscolo ma veneratissimo santuario dedicato a S.Maria Bambina, vi si accede per una scalinata letteralmente tappezzata di ex voto. Sorse intorno ad un’immagine miracolosa in cera del ‘700 e si presenta attualmente in graziose forme neo rinascimentali, era il luogo di culto prediletto dai bambini Milanesi.

Portone d'accesso del Santuario dedicato a Santa Maria Bambina (Foto dal sito www preghiereagesuemaria it)

Primo piano dell'effige di Santa Maria Bambina (foto dal blog Regio18)

Al centro dello spartitraffico di Via Lorenteggio troviamo quella che i Milanesi chiamano “Gesetta di Lusert” chiesetta delle lucertole, perche’ una volta l’oratorio dedicato a S.Protaso si trovava immerso in un’assolata campagna. Recentemente restaurato.
Risale al tardo Medioevo, al suo interno è custodita  quella che forse è la prima effigie Milanese di Santa Caterina, firmata da un “ fra de Porta Vercellina” e datata 1428.

San Protaso al Lorenteggio in un'immagine degli anni 30

L'interno di San Protaso al Lorenteggio (Foto Associazione Amici dell'Oratorio di San Protaso)

In via Toffetti, a ridosso del modernissimo palazzo sede dell’INPS, fanno mostra di se’ i pietosi resti di un oratorio degli Umiliati, risalente al XII° secolo: Sant'Anna in Castagnedo, che in origine apparteneva ad un complesso più vasto.
L’Oratorio conserva pressoché intatte le sue caratteristiche di chiesa romanica a nave unica, lo stato di conservazione fa temere il peggio però  perché la chiesetta è veramente fatiscente.

Una "irritante" immagine di Sant'Anna in Castagnedo (Foto dal sito www Viboldone it)

 Singolare la situazione ambientale della cappella Pozzobonella in zona Stazione Centrale, incorniciata com’è dalla struttura del prospiciente e sovrastante albergo dallo strana forma ellissoidale che sembra essere stata creata apposta per fare da scrigno all'architettonico gioiello.

Immagine dall'alto dei resti della "Pozzobonella"
La Cappella è tutto ciò che resta della quattrocentesca villa, demolita nel 1907, appartenuta alla famiglia Pozzobonelli.

Immagine storica con il portico intatto
L’interno della cappella e del piccolo tratto di portico  è ricoperto con graffiti a motivi geometrici e figure
Architettoniche, fra le quali la P.za S.Marco di Venezia e la facciata del Castello Sforzesco, della quale il Beltrami si servì per la sua ricostruzione dela rocca.
 
I resti della cascina Pozzobonelli come si presentano ancora oggi in una vecchia cartolina

Dalla drogheria alla Banca, al negozio di scarpe, eccetera: questo il singolare destino di uno dei più piccoli oratori milanesi.

La chiesetta al Vigentino in una foto d'epoca
Santa Maria al Portello Vigentino sorse al posto di una delle croci viarie che un tempo erano poste agli incroci viari più trafficati e poi si ritrovò inglobato in una costruzione commerciale moderna di cui divenne, suo malgrado una dependance, svolgendo per anni il ruolo di sgabuzzino.

Santa Maria al Portello Vigentino oggi (Foto Academi King Atall)
 
Santa Maria al Portello Vigentino oggi (Foto Academi King Atall)

San Siro alla Vepra è un edificio  che trae  origine nel IX° secolo e che fu trasformato poi in Grangia. La struttura si presenta incastonata in un edificio nobile più grande ma famigerato : Villa Triste, così chiamata perché vi si tenevano  interrogatori particolari, con torture e sevizie, durante gli anni della seconda Guerra Mondiale.

Abside di San Siro alla Vepra (Foto dal blog Un Cicinin de Milan)

Figura ieratica e sempre affettuosamente presente ai Milanesi è infine la statua  in cemento del Signore sita sul terrazzo di una casa in via San Dionigi.
Si narra che si trattasse dello stampo, in tre pezzi di una statua in metallo che il fonditore, dopo l’uso, aveva ordinato di trasportare alla discarica, il carrettiere incaricato, pensando al terrazzino di casa pensò di farne uso e così la statua è ancora lì dove la vediamo oggi , sulla punta del triangolare terrazzino rivolta verso Chiaravalle con la mano alzata in gesto benedicente.
Come fosse e come non fosse il “Signorone”, come è sempre stato chiamato, con quelle tre dita alzate al cielo sembrò voler avvertire gli immigrati che giungevano del contado: “de pagà l Fitt ogni tri mes”, pagare cioè l’affitto ogni tre mesi, come era regola in città e non ogni sei come si usava in campagna.

El Signoron de Ciaraval (Foto Academi Franco Mauri)

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