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| Vista della facciata e scorcio angolare di Piazza Guardi 15. Foto di Giovanni Fanelli |
Sapendo fermarsi ad osservare la città è possibile incontrare scorci ed edifici evocativi, affascinanti, talvolta anche brutti, gemme ignorate, spesso dimenticate, soggetto che nella loro unicità raccontano storie e gusti che concorrono a formare la ricchezza architettonica della nostra Milano. Negli ultimi decenni si è sviluppato un certo gusto per l'edilizia ed il decorativismo dello stile Liberty, mentre per quanto riguarda il suo successore cronologico, ovvero lo Stile 1925, Art Deco per esplicitarci, non c'è a tutt'oggi una piena considerazione, forse perchè il suo sviluppo è inevitabilmente legato all'evolversi delle vicende del Ventennio Fascista e quindi ancora stenta a liberarsi di un certo tipo di prevenzione culturale. Piazza Guardi, è sita nel cosiddetto rione dell'Acquabella, zona estesa fra piazzale Dateo, Argonne, piazzale Susa, Città Studi, così definita per un gruppo di antiche cascine, l'ultima delle quali fu demolita nei primi anni 50, che a sua volta aveva ereditato il nome dall'omonima roggia che ne lambiva il territorio.

Corso Plebisciti, primi del Novecento (Civico Archivio Fotografico)
Nella foto qui sopra che ritrae la Cascina Acquabella è possibile vedere un dislivello accentuato, in effetti quel tratto era detto la "Busa" ovvero la buca ed era frutto della presenza del rilievo ferroviario della cosiddetta Ferdinandea i cui binari attraversavano il rione e che poco oltre le cascine si sussisteva un bivio dove nel 1908 si verificò un disastro ferroviario con la collisione di ben tre treni viaggiatori causando 7 morti e ben 23 feriti. Osservando la foto è possibile leggere l'insegna di un'osteria: Trattoria dell'Acquabella con giardino e gioco di bocce", era anche sì detta "Pompei a Milano", citata nel celeberrimo libro del giornalista tedesco Hans Barth: "Osteria, guida spirituale delle Osterie Italiane da Verona a Capri", pubblicato nel 1921 e che si fregiava di un'arguta introduzione di Gabriele D'Annunzio.
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| Panoramica su piazzale Susa, anni 50, sulla destra si intravvedono le strutture della Cascina dell'Acquabella ancora superstiti |
Ci racconta l'attento osservatore Hans Barth: - L'antica osteria dell'Acqua Bella è in fondo a corso Indipendenza, il lettore non si spaventi di questo titolo, l'acqua sarà bella, ma io non so dire se è anche buona perchè non l'ho assaggiata. E' un'osteria di campagna, che per il colore rosso e le colonne antiche di cui è ornata la sala principale può passare, con molta fantasia, per una reminiscenza pompeiana.

Una sbuffante locomotiva impegna i binari della Ferdinandea direzione Milano in zona viale Argonne
Foto anni 10 del Novecento di Giulio Galimberti, Archivio ACAdeMI - Franco Fava
Per quanto riguarda alcune vicende legate alla Ferdinandea in zona Acquabella, rimandiamo ad un interessante articolo dell'amico Silvio Gallio sempre sul nostro blog: https://sdslingo.blogspot.com/2019/03/vietato-attraversare-i-binari.html
Tornando al tema principale ci corre l'obbligo di segnalare altre realizzazioni sussistenti in piazza Guardi che così si configura come un suggestivo esempio di come lo stile Deco abbia prodotto palazzi per una residenza di tipo popolare con un gusto per l'estetica decisamente pronunciato.
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| Piazza Guardi negli anni 30 |
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| Piazza Guardi 15, l'edificio in zona chiamato Castelletto in primo piano in un'immagine del 1929 |
Fra queste opere edilizie spicca sicuramente l'edificio al civico 15, un poderoso fabbricato che insiste su un intero isolato composto piazza Guardi, via Saldini, via Beato Angelico e via Giuseppe Colombo, vaghe reminiscenze castellane, rappresentate dalle due torrette sommitali angolari, si affiancano ad un garbato uso di sporgenze e superfici piane, con un intervento di color rosso non invasivo, costituito da 2 strisce rosse continue al piano terreno ed al primo, i bovindi, tanto cari al Liberty qui si presentano con linee rette, a tronco di ottagono, più a rievocare la struttura degli Erker diffusissimi nell'architettura storica dell'area germanica, contribuendo ancor di più a sottolineare le suggestioni che derivano dall' impatto da fortezza medievale dell'edificio.
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| L'ingresso, decorato da un motivo essenziale in ferro battuto. Foto di Giovanni Fanelli |
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| La vetrata, con motivo stile Deco in ferro battuto nell'atrio del palazzo. Foto di Davide Radaelli |
La facciata, al centro della quale si apre l'unico accesso del fabbricato, si sviluppa in una perfetta simmetria del corpo edilizio con un andamento speculare ai lati dell'ideale colonna centrale, le aperture finestrate, a volte bifore, sono tutte e rettangolari, ad eccezione del piano nobile dove si intervallano con aperture ad arco a tutto tondo, sulle torrette compaiono poi dei profili bianchi che delineano delle finte bifore tonde, un tempo questo tipo di finestre era usato per rimarcare da fuori le stanze più importanti, una citazione storica quindi che ci rivela quanto non secondaria sia la storia del nostro soggetto.
Come troppo spesso accade le notizie legate all'edificio sono scarne e derivate soprattutto da un paio di inserzioni da riviste coeve che datano il fabbricato al 1929 progettato da un non meglio identificato Laucina e realizzato dall'impresa edile Perrucconi e Cigada, quest'ultima protagonista di diverse realizzazioni in città, primariamente nella stessa piazza Guardi dove ci sono altri edifici che rimandano stilisticamente alla tipologia in oggetto di questo articolo, fra altri interventi, parteciparono anche alla costruzione della sede in via Sarfatti della Bocconi.
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| Inserzione pubblicitaria, proveniente da una rivista coeva che rivela i dati essenziali sulla paternità dell'edificio, grazie all'amico Davide Radaelli che gentilmente ci ha inviato questo documento. |
Il committente fu la Cooperativa Edile Combattenti Milanesi, una delle tante associazioni che garantivano alla propria categoria rappresentata un consistente aiuto nell'acquisto della propria abitazione, realizzandole direttamente, fonti da verificare le attribuiscono altre realizzazioni in questo stesso quartiere, molte categorie, professionali e/o morali nel corso di quel periodo, la Cooperativa Sempre Uniti di Affori, piuttosto che la cooperativa edificatrice dei Tranvieri agivano nella stessa direzione e nello stesso intento.
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| In questa e nelle immagini successive sono ripresi alcuni dettagli dell'edificio. Foto di Giovanni Fanelli |















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