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Il Bisolan di Mantova
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Non solo Colomba, la lista dei dolci di Lombardia che la consuetudine storica associa alla celebrazione della Resurrezione del Cristo è più nutrita, mi piace usare questo termine in questo contesto, di quanto non si pensi, sono preparazioni spesso connotate da un forte simbolismo religioso, l' uovo di cioccolato rimanda ad un antico simbolo di fertilità nascita e rinascita, risveglio della natura nella primavera, ripreso poi dal Cristianesimo che vede il guscio come rappresentazione del Santo Sepolcro mentre l'essenza di vita che ne scaturisce indica la via dell'eterno, anche in questo ambito il cattolicesimo si sovrappone ad antiche ritualità pagane, reinventandone i codici simbolici e facendoli propri, anche attraverso l'uso evocativo del mondo animale: Pesce, Agnello, Colomba, e vegetale: ulivo.
Il dolce consumato a Pasqua celebra poi la fine della Quaresima ed il ritorno a più piacevoli momenti, anche e soprattutto, gastronomici, uova, zucchero e farina, ancorchè poveri elementi a disposizione delle massaie lombarde prendono forme golose, arricchite da qualche concessione di ingredienti meno usuali e si coniugano in veri capolavori di inventiva ed arte dolciaria. Nostro compito non sarà certo redigere un trattato, né avremo l'ardire di una esposizione completa, troppe sono le microaree che presentano individualità specifiche e occasioni celebrative peculiari, sarà semplicemente una "passeggiata nel gusto" ove incontrare e conoscere specialità che non avremmo magai mai saputo esistessero.
Torta Pesce d'Aprile
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In questa immagine ed in quella successiva il "Pesce" tipicità dolce di Pavia, legata alla celebrazione della Primavera
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A Pavia troviamo la torta "Pesce d'Aprile, che immediatamente rimanda ad una interpretazione golosa del giorno Primo Aprile e l'inevitabile sequenza di scherzi e goliardiche trovate, ma rammentiamo anche che il pesce fu uno dei primi simboli cristiani per rappresentare Cristo e quindi rievoca anch'esso i riti della Pasqua.
E' un dolce caratteristico di cui non si conosce l'origine precisa, probabilmente nasce dalla volontà di un messaggio augurale alla vigilia delle feste di primavera. Il Pesce di Aprile normalmente viene venduto in tranci durante il periodo della Quaresima, tra la fine di marzo e i primi di giorni di aprile.
Si tratta di un gustoso dolce a forma di pesce, farcito e lungo circa un metro e del peso di 15 chili. E' una specialità della zona del Pavese, in Lombardia, dal gusto molto ricco di liquore e di confettura, preparata con pan di Spagna, confettura di albicocche, mandorle, cedro candito, rhum e pasta di mandorle. Si prepara tagliando il pan di Spagna in tre strati, imbevendolo con il rhum e viene spalmata sopra la confettura di albicocche in ogni strato. Viene data la forma di pesce e ricoperto di pasta di mandorle. Le pinne e le squame del pesce sono realizzati con decori di cedro e la bocca e i denti con le mandorle pelate.
La Resta, o Resca, di Como
Durante il periodo pasquale per le vie di Como, dove sorgono le più storiche panetterie e pasticcerie, un buon profumo di pane dolce invade l'aere cittadino. E' il periodo del dolce pasquale tradizione della città di Como, la "Resta": un dolce legato, nella tradizione comasca appunto, alla celebrazione della domenica delle Palme.
Infatti il dolce è connotato da un gesto simbolico: al suo interno viene infilato (nella pasta prima della cottura) un ramoscello di ulivo, mentre sul dorso viene inciso un disegno che ricorda la spiga detta anche "lisca o resca", simboli associati alla rinascita primaverile da cui prende poi il nome questo dolce.
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| Foto dal Blog Dolcipensieri che è fonte primaria di questo paragrafo |
Resta, chiamato anche Resca, è il Dolce della Domenica della Palme. E' una specialità lombarda della zona di Como, super lievitata, simile al panettone, con una forma tipica e un bastoncino di ulivo infilato al centro. E' preparata secondo una ricetta di tradizione storica tramandata e messa per iscritto all'inizio del 1900. E' una focaccia dolce e candita, di colore scuro a pasta gialla, con un peso che va dal mezzo chilo fino a 5 chili. Viene preparata con farina, zucchero, uova, uva sultanina, burro, canditi di cedro e arancia e lievito naturale. La preparazione richiede tre impasti, il primo funge da base ed è preparato con acqua, farina e lievito e lasciato lievitare per 12 ore. Si aggiunge il burro, l'uvetta, e la macedonia di frutta candita e dopo altre sei ore si procede alla spezzatura, l'arrotolamento sulla canna e la messa in teglia, con altre 4 ore di lievitazione. Dopo aver effettuato i tagli longitudinale e trasversale e la lucidatura, si cuoce in forno per circa un'ora, a 160-180 gradi.Mentre un tempo era preparato solo in occasione della Domenica delle Palme, adesso viene prodotto tutto l'anno. Si usa per accompagnare il te, oppure come dessert, abbinato a un vino dolce o al Porto. Può essere anche guarnito con panna montata, crema pasticcera e cioccolato.

Vuole una leggenda metropolitana comasca che attorno al 1820 un tal Michele, proprietario dell’Osteria dei Pescatori, offrisse nel giorno del suo onomastico un pranzo gratuito ai suoi clienti abituali. Aveva preparato anche un dolce che, per ragioni imponderabili (Michele non era un ufelee, e avrà sbagliato le dosi degli ingredienti o i tempi della lievitazione), al momento di andare in forno era lievitato così abbondantemente da uscire dal tegame. L’oste, non sapendo che fare, ne abbassò la lievitazione spingendoci dentro con il coltello un bastoncino di legno tolto da una delle fascine del forno e ripiegò sopra questa ferita i lembi debordanti della pasta, segnandoli poi trasversalmente con la lama finché tutto non rientrò nel tegame: cose che funzionano solo nelle fiabe. Una volta cotto, il dolce apparve simile ad una lisca di pesce (resca) e da ciò derivò il suo nome.
Come poi la tradizione della resca (diventata resta ad opera, sembra, dell’Associazione Pasticceri di Como, durante il ventennio fascista, per fornire al dolce dignità italiana) si sia spostata da settembre al periodo pasquale, e più precisamente alla Domenica delle Palme, la leggenda non lo dice. Ma a questa celebrazione, il nostro pane dolce, composto di ingredienti molto simili a quelli di altri dolci tradizionali, come il panettone natalizio, e come questo sottoposto a tre lievitazioni successive, si lega per quel rametto di ulivo che ancora oggi vi si trova infilzato.
La Turta di Paisan
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| La Turta di Paisan, foto dal blog Giallozafferano |
La Turta di Paisan è conosciuta anche come "torta di latte", ovvero Turta de Lacc, Turta del Michelacc, ciioè di pane e latte, Paciarella ed altre denominazioni ancora, si tratta di una preparazione tipica della Brianza, nelle zone comprese tra la provincia di Milano, Monza e Lecco. Si tratta di un dolce a impasto molle, a base di pane, latte, amaretti, pinoli, uvetta, zucchero e cacao. E' una torta di umili origini che viene preparata mettendo a mollo il pane raffermo nel latte per due o tre ore, vengono aggiunti e mescolati gli altri ingredienti, e cotta in forno. Ha il sapore di cioccolato e latte, di consistenza morbida e colore marrone scuro dato dal cacao. Rappresenta la tipica golosità paesana dei giorni di festa del paese, con qualche variante locale che la rende più o meno ricca nell'uso di ingredienti e da molti viene contestata la sua associazione con la celebrazione delle festività pasquali, va però considerata che la sua origine "semplice" e povera era l'unica opzione possibile nel contado e fra i ceti meno abbienti e quindi si prestava anche a queste più solenni occasioni, si tramanda che durante il periodo pasquale questo dolce venisse prodotto a forma di campana anzichè nella più consueta versione rotonda.
Per quanto non esista una ricetta codificata, data la variante legata alla quantità di pane avanzato proponiamo qui di seguito un'esempio di procedura con una media quantità degli ingredienti utilizzabili.500g Pane raffermo
500 ml Latte
120g Zucchero
2 Uova
3 Amaretti
20 – 30g Pinoli
50g Uvetta
200 ml Amaretto (liquore)
20g Burro
30g Farina
75g Cacao Amaro in polvere
Tagliare il pane a tocchetti e ammollarlo col latte in una zuppiera per circa 2 ore. Se si ha l'accortezza di ammollare il pane nel latte la sera prima lasciandolo a bagno tutta la notte il risultato sarà più goloso
Stemperare il pane ammollato con un cucchiaio. Aggiungere le uova, le uvette precedentemente ammollate in acqua tiepida, il cacao amaro, lo zucchero, gli amaretti sbriciolati e il liquore. (Alcune varianti prevedono l'aggiunta di 1 pera e/o 1 mela tagliate a fettina)
Lavorare l’impasto con il cucchiaio e versare in una tortiera imburrata e infarinata.
Distribuite i pinoli sulla superficie e guarnite con il burro a fiocchi.
Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40 -45 minuti.
Bossolà di Brescia
Fra le varie preparazioni legate alla Pasqua, ma non solo, c'è la "famiglia" dei Bussolani, o Bissolani ne esistono diverse declinazioni, con evidente modifica linguistica del nome, anche in terra veneta ed in Emilia Romagna.
II Bossolà è ritenuto dalla tradizione il tipico dolce bresciano: è un dolce a forma di ciambella con il buco; è ben lievitato ed è a base di uova, burro e farina pregiata.
Le origini del Bossolà e del suo nome sono incerte, ma non mancano i riferimenti. Secondo alcuni il nome deriverebbe dal latino buccella, boccone e pane per gli indigenti, e nel suo derivato buccellatum, che nel tardo latino significò "biscotto" e anche pane di munizione, di riserva militare o d'assedio o galletta. Tuttavia la sua composizione e la sua forma non consentono di dare troppo spazio a questa derivazione.
Appare, al contrario, molto più credibile una derivazione più antica, che affonda le sue radici nel mondo celtico. II termine Bossolà deriverebbe da "bés 'mbesolàt", serpente attorcigliato. II riferimento al serpente attorcigliato è presente in numerose tradizioni e leggende. C'è la tradizione druidica del serpente o del drago, ma anche quelle, dell'origine delle quali s'e persa memoria, che ancora sono vive nelle valli e nelle campagne bresciane.
A gennaio nelle valli e nelle campagne bresciane, in modo particolare in Val Saviore e in Franciacorta, si fa vivo il Basilisco, un serpente che la leggenda vuole di aspetto tozzo, munito di corna di mucca e con il capo di pelle di capra, nato da un uovo deposto da un vecchio gallo e covato da un rospo velenoso. In alcune raffigurazioni, infatti, it Basilisco ha una testa di gallo e una coda di serpente.
Nei bestiari medievali ii Basilisco (da basilìskos, piccolo re) compare come un serpente coronato, ossequiato dai suoi sudditi. Tuttavia alcune interpretazioni vogliono il serpente cornuto come simbolo della lussuria, tant'è che nel 1400 la lue veniva chiamata iI "morbo del basilisco".
In Val Saviore rimane il ricordo di antichi riti pagani (culti druidici) del "divin biscio" e a Cevo si conserva memoria di una leggenda che vorrebbe il "serpente dell'anello" custodito in un antro da una genìa di streghe. Angelo Moreschi, ricordando il rito che al 5 di gennaio si svolge a Andistra, una frazione di Cevo, parla del "Badilisco" come di un serpente peloso, con una grossa testa, due enormi occhi ed una bocca gigantesca. Bocca dalla quale escono, dopo una processione che porta il "mostro" per le vie del paese, i fatti salienti dell'anno, offerti al pubblico ludibrio (il "discorso del Badilisc"). G.P. Salvini descrive it misterioso animale come "corto e tozzo come un salame, con o senza zampe" e ricorda come il suo sguardo incanti e it suo alito velenoso "strini" l'erba:"tutto l'aspetto fa raggrinzire la pelle, riduce i capelli irti come il riccio di un castagno".
II serpente attorcigliato evoca la ciclicità del tempo e dunque l'eternità. II Bossolà, dunque, è simbolo di continua rinascita e non a caso è un dolce che viene associato al periodo natalizio, quando il tempo, dopo la morte dei mesi freddi e dell'autunno, rinasce con il rinascere della luce. AI vecchio anno si sostituisce it nuovo, come è stato nei secoli e nei secoli sarà. II Bossolà è pertanto simbolo beneaugurante, che ci ricorda la continua rinascita della vita. E il Basilisco? Difficile incontrarlo in forma di dolce sulle nostre tavole.

Di seguito una delle possibili ricette
3 uova
150 gr. di zucchero
250 gr. di burro
200 gr. di farina
150 gr di fecola di patate
una scorza di limone grattugiato
una bustina di lievito in polvere
Montare il burro con 100 gr. di zucchero, aggiungere i tuorli d'uovo, la farina. la fecola, grattugiare la buccia di limone, unire iI lievito e per ultimi gli albumi delle uova ben sbattuti e montati con i restanti 50 gr. di zucchero. Mettere il composto in uno stampo con il buco, imburrato e infarinato, e porlo, infine, nel forno a 180° per 30 minuti circa.
Una volta freddo spolverarlo a volontà con zucchero a velo vanigliato.
Bisolan, ovvero il Bussolano di Mantova
Il Bussolano era il dolce tipico delle classi popolari la cui origine viene fatta risalire alla metà del XVII secolo. In realtà tracce scritte ne rivelano la presenza presso la corte di Isabella d’Este, circa duecento anni prima. E' una ciambella asciutta che, nella versione classica, era anche durissima, data l'assenza del lievito chimico, che oggi aggiunge un po' di morbidezza. A causa della sua durezza si mangiava sempre accompagnato con il vino, spesso, addirittura, inzuppato nel vino, del resto era forse il dolce più ricco che molti potevano permettersi.
I suoi ingredienti sono:
400 gr. di farina bianca
150 gr. di zucchero
150 gr. di grasso
2 uova
aromi.
Si miscelano tutti gli ingredienti in una terrina. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Si forma una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e si cuoce infornando a forno ben caldo (diciamo 175c) per 30-40 minuti.
Il Bussolano di Soresina , Cremona
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| Il Bussolano di Soresina. Foto Pasticceria Zucchi |
Detto, in lingua locale, Bisùlaan, è la tipica ciambella da inzuppo evolutasi come dolce tipico pasquale, e anche natalizio, attraverso l'innesto di una robusta dose di burro, ovviamente di Soresina, che ne determina una maggiore morbidezza, rendendo questa preparazione, riconosciuto come Prodotto agroalimentare Tradizionale con relativo disciplinare di produzione registrato nell'albo ufficiale per la provincia di Cremona. Questa focaccia dolce deve la sua storica presenza grazie alla Pasticceria Zucchi di Paolo Ottini, pasticciere provetto che custodisce gelosamente la ricetta originale del 1860.
Qui di seguito una lista orientativa degli ingredienti:
500g di Farina 00
200g di Zucchero
100g di Burro ammorbidito
3 Uova
1/2 Bicchiere di Latte
Scorza di Limone
Lievito
La Spongada Camuna
La spongada Camuna è una dolce focaccia lievitata, tipica della Valcamonica, e della zona bresciana, famose sono quella di Breno e quella di Erbanno, una ricetta semplice: farina, uova, burro, zucchero, acqua, lievito. Era uso consumarla durante la domenica delle Palme.
Questo dolce affonda le sue radici nelle antiche offelle valligiane, dolcetti che venivano vendute al minuto da personaggi che giravano le valli gridando “ofelé”. Pur essendo una preparazione dolce, in Valle Camonica si usa accompagnare la spongata con il salame crudo negli antipasti.
Ecco una possibile ricetta:
gr.500 di farina bianca 00
gr. 25 di lievito di birra
3 uova intere
gr. 150 di zucchero
la buccia grattugiata di mezzo limone non trattato
gr. 70 di burro di malga morbido
sale e acqua q.b.
1 tuorlo
1 cucchiaio di zucchero per la superficie del dolce
Fare sciogliere il lievito in acqua tiepida, aggiungerlo alla farina, unire i tuorli e tutti gli altri ingredienti.
Montare a neve gli albumi e uniteli all’impasto delicatamente, fino ad ottenere un composto simile a quello della pasta da pane. Farlo lievitare al caldo coperto con un panno.
Formare delle focacce di circa g. 150 l’una, farle nuovamente lievitare. Farvi un taglio a croce, spennellare con tuorlo d’uovo e spolverizzare di zucchero. Infornarle a 220°c.
Toglierle quando saranno dorate.
La Spongarda di Crema
Deriva il suo nome dal termine latino spungia, cioè spugna, che ben descrive la sua capacità di assorbire rimanendo morbida il ricco e sontuoso ripieno. Si tratta di un antico dolce legato alla tradizione Pasquale, è un prodotto Agroalimentare Tradizionale, PAT, per la città di Crema, come molto spesso accade nelle consuetudini locali un dolce che si porta in tavola anche durante le celebrazioni natalizie.
Le origini di questa prelibata dolcezza vengono fatte risalire a dopo il periodo delle Crociate, quando le varie spezie cominciavano a comparire anche fra le mani di cuochi e pasticcieri italiani, nasce comunque nell'ambito della tavola dei nobili anche se si tramanda che fosse il pasto preferito dei pellegrini che affrontavano il percorso della Via Francigena, grazie al robusto apporto di calorie dato dalla frutta secca.
Ecco gli ingredienti ed un suggerimento di ricetta
2 Dischi di Pasta Frolla, più o meno di 25cm
100-150g Miele
2 cucchiai Marmellata di albicocche
100g Noci, 100g Mandorle, 50g Pinoli (tostati)
50g Cedro candito o arancia
50-100g Uvetta (ammollata in acqua/cognac)
1-2 cucchiai Pangrattato o biscotti secchi sbriciolati
Spezie: Cannella, noce moscata, un pizzico di pepe
Dopo aver tenuto in ammollo l’uvetta per almeno 12 ore, tagliare a fettine le mele, tritare grossolanamente tutti gli ingredienti, aggiungere i sapori e miscelare per bene il composto.
Foderate una tortiera imburrata con il primo disco, farcite con il ripieno e coprite con il secondo disco.
Sigillate bene i bordi e bucherellate la superficie con una forchetta.
Cuocete in forno preriscaldato a 180°C-190°C per circa 35-40 minuti spennellando con un poco di uovo sbattuto, se si vuole ottenere una bella doratura.
La Fantina, Cremona
La Fantina è un dolce di uso familiare, citato in vetusti ricettari del territorio cremonese, gelosamente conservati dalle massaie che li hanno ereditati e che da essi perpetuano le più radicate usanze gastronomiche, si tratta fondamentalmente della classica torta da inzuppo, in questo caso in versione treccia arricchita da abbondante burro per aumentarne la morbidità e dall'inusuale uso della farina Manitoba. La presenza dell'uovo nell'impasto rimanda indiscutibilmente alle celebrazioni della Santa Pasqua ed è un elemento che ricorre, talvolta anche in versione salata, in quasi tutte le regioni italiane dove questo ingrediente è simbolo religioso e beneaugurante auspicio di rinnovamento e prosperità
Ingredienti e ricetta qui di seguito
25 g di lievito di birra (200g di lievito madre)
100 g. di zucchero
500 g. di farina manitoba
2 uova intero
1 tuorlo
200 g di burro
1 dl di latte tiepido
1 bustina di vaniglia
Scorza di limone grattugiata
Impastiamo usando 60g di farina Manitoba con il lievito sciolto in un dito d’acqua tiepida, fino a formare un bel panetto che lasceremo lievitare fino al raddoppio del suo volume.
Ora va aggiunto il resto della farina e gli altri ingredienti: 1 uovo intero ed il tuorlo, 100 g di burro, lo zucchero, la scorza del limone, il sale, il latte, la vaniglia impastando il tutto fino ad ottenere un composto liscio e tenace.
Questo impasto deve lievitare per una notte in frigorifero.
Al mattino si rinfresca con 100g di burro e lo si rilavora ancora un po'.
Successivamente si ricavano 3 filoni che vanno intrecciati fra di loro, avendo l'accortezza di conservare un pezzo di impasto da usare come fermo per l'uovo crudo che andrà ad incastonarsi nel dolce.
Ancora un tempo di lievitazione sarà necessario per raddoppiare il volume della preparazione.
Lucidiamo la superficie con un composto di uovo sbattuto e latte, infine una pioggia di granelli di zucchero.
Cottura in forno a 180° per circa 45 minuti.
La Cruca di Gandino, Valseriana
Gandino, provincia di Bergamo, è un comune conosciuto soprattutto per la produzione e tutela del Mais Spinato che entra in diverse preparazioni tipiche locali, possiede anche robuste tradizioni dolciarie con dolci specifici, come la Crucca, un impasto di farina di frumento arricchito da spezie e uva di Candia, retaggio dei viaggi dei suoi mercanti verso il lontano oriente. La Crüca de Gandì, ha origini antiche, viene citata addirittura nel Cinquecento. e veniva sfornata in occasione della Settimana Santa per alleviare in modo sostanzioso la pratica del digiuno quaresimale, ancor oggi 4 forni rinnovano e proseguono la storica tradizione. Si tratta di un gustoso dolce da forno morbido e ricco che richiama il panettone, anche a causa del taglio a croce che viene effettuato in superficie prima della cottura, ma che declina gli ingredienti in modo diverso, primo fra tutti l'alta concentrazione di uva passita.
Come d'uso eccone la ricetta:
1 Kg di farina forte di frumento 00
1 Kg di uva sultanina ( appassita che va aggiunta per ultima) dopo essere stata a
bagnomaria in acqua calda.
2 hg di olio extra vergine d’oliva
300 gr. di zucchero
10-15 gr. di sale
500 gr. di limoni macinati senza succo
1 cucchiaio di cannella in polvere
Alla farina vengono mescolati tutti gli ingredienti e si lavora questo ricco impasto almeno per 30 minuti.
a questo punto l' impasto deve riposare e lievitare adeguatamente, fino quasi al raddoppio della dimensione.
Imburriamo una teglia, possibilmente alta e stretta, per ottenere una maggior espansione verticale, ma si accetta anche una versione più bassa usando una tortiera.
In forno preriscaldato a 200° per circa 50 minuti fino a chè la superficie non abbia raggiunto un colore quasi bruciato, un tempo si usava molto olio per renderla quasi fritta esternamente.
Fiadoni del Lago d'Iseo, Brescia
Durante le celebrazioni pasquali lungo le sponde bresciane del Lago di Garda, del Lago d'Iseo e nelle zone limitrofe è tradizione a Pasqua gustare i tradizionali Fiadoni. Sono dei dolcetti dalla forma triangolare o di mezzaluna, diffusi fin dall’antichità in tutta la provincia di Brescia.
Sono chiamati così perchè sulla superficie del fiadone si fà un piccolo taglio che permette al ripieno di fare “fiato” durante la cottura e far fuoriuscire il profumo del ripieno. Sono citati specificamente in un trattato cinquecentesco che ne attesta l'abituale uso e consumo, anche per questa preparazione l'uso di ingredienti "esotici" e spezie caratterizza la gustosa preparazione. Una sfoglia dorata nel cui impasto interviene lo zafferano, viene riempita con datteri, uvetta, pinoli, cannella, menta e maggiorana. Questi dolcetti vengono poi fritti e serviti con un bicchiere di vino dolce o di grappa invecchiata.
Di seguito la ricetta e gli ingredienti per la sfoglia e per il ripieno
Per la sfoglia
gr. 500 farina bianca
2 uova intere
gr. 100 zucchero
gr. 60 acqua
2 buste di zafferano
gr. 10 olio extravergine di oliva
gr. 30 vino bianco
q.b. sale fino (una presa)
Per il ripieno
gr. 100 datteri
gr. 70 pinoli
gr. 50 uva passa
q.b. cannella (due prese)
q.b. menta e maggiorana (qualche foglia)
Per quel che riguarda il ripieno lo realizzeremo sminuzzando tutti gli ingredienti e mescolandoli energicamente fino ad ottenere un impasto compatto ed omogeneo.
Anche per la sfoglia useremo lo stesso procedimento unendo subito tutti gli ingredienti relativi, l'impasto, una volta realizzato, dovrà riposare per almeno 30 minuti in frigorifero. La sfoglia andrà poi tirata sottile e si andranno a ritagliare dei triangoli abbastanza grandi, ponendo una generosa porzione di ripieno al centro di un triangolo e ricoprendolo con un secondo, unire i bordi schiacciando con i rebbi di una forchetta e friggere in abbondante olio caldo.
Agnellino Pasquale di Lodi
La sfoglia è l'ingrediente protagonista anche di un altra preparazione pasquale lombarda, siamo a Lodi dove in occasione delle celebrazioni della Passione e Resurrezione di Cristo è consuetudine nei forni e nelle pasticcerie della città realizzare questo dolce con pasta sfoglia cotta al forno ed intagliata a forma di agnello, il riferimento simbolico è evidente, 2 falde cotte in forno individualmente e poi sovrapposte, spalmando al centro golose e preziose crema. Se ne fanno anche esemplari di grande dimensione, fino a 2 Chilogrammi, in questo caso la forma si arricchisce della sagoma di una croce.
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