giovedì 19 febbraio 2026

Laciaditt di Carnevale di Roberto Bagnera

 

Un invitante piatto di portata con caldi e profumati Laciaditt. Foto di Massimiliano Magni

Milano International, futuro, progresso, multiculturalismo, a Milano ogni cosa puoi, anche in campo gastronomico, regioni e nazioni hanno la loro rappresentanza nel fantasmagorico tavolo da pranzo virtuale meneghino, troppo spesso dimenticandosi che questa città ha una lunga e storica tradizione in cucina che non si limita alla triade risotto-cotoletta-ossobuco ma nasconde una miniera di preziose, gustose e meravigliose chicche.

Una cucina nata povera nei secoli in cui il Milanon di oggi era Milanin e dipendeva dai frutti della terra e dalla laboriosità contadina delle proprie terre, ancora oggi di quel mondo v'è traccia nelle "resistenti" cascine e nelle residue loro architetture che è ancor possibile trovare nei quartieri cittadini. Tradizioni contadine espresse in cibi e ricette che dovevano fare i conti con una diffusa povertà e con i pochi ingredienti a disposizione che questa situazione comportava: ecco che col poco si crea il sontuoso, latte, farina e uova ed il capolavoro è servito.

Anche nel campo dei dolci con poco si crea golosità e quei 3 succitati ingredienti si mescolano in un capolavoro inimitabile di gusto: i Laciaditt di Carnevale.

Il loro nome deriva da "lacc" cioè latte, l'ingrediente principale di una preparazione tradizionale che da esso derivava il nome: la Lacciada.

Mescolando gli ingredienti con generosa lena di cucchiaio si creava una pastella che veniva versata nello strutto bollente ottenendo una sorta di frittata che con l'aggiunta di zucchero si sublimava in una dolce tentazione.


L'antica e tradizionale Lacciada. Foto dal sito Pianuradascoprire

Una considerazione, sicuramente tutta mia, sorge dal notare che gli ingredienti di questa storica ricetta milanese sono gli stessi dei pancake americani che oggi tanto piacciono in città, a parte l'aggiunta di lievito per questi ultimi, perchè dunque le nostre pasticcerie storiche non si esibiscono nel rilancio di questa preparazione identitaria?, un auspicio ed un suggerimento che, lo so, rimarranno inascoltata voce nel deserto, ma tant'è...

A Carnevale poi, si sa, almeno una volta bisogna insanire ed allora ecco comparire la genial trovata di aggiungere un altro ingrediente dalla povera dispensa: la mela.

Così strappando piccoli pezzi dall'impasto della lacciada si creano dei "laciadin" si farciscono con un pezzetto di mela e si gettano uno ad uno nello strutto bollente ... un laciadin, poi un altro, un altro ancora, 4, 5, 6 laciaditt (che è il plurale di laciadin in lingua milanese), ogni tanto qualcuno anzichè nel piatto salta in bocca, una volta finito di friggere si cospargono di zucchero i laciaditt in bella mostra sul piatto pronti per esser gustati, una golosità da...

Foto dal blog Tuorlo Rosso


... Leccarsi i baffi, ebbene sì anche da leccarsi le dita ma guai a chiamarli leccadita non è il loro nome è un'invenzione di alcune testate internet mainstream che nella loro ignoranza manifesta non hanno esitato ad inventarsi un...

Milanese bis grossus qui fecit tremare pilastros

e quel che è peggio è che tale errata traduzione viene raccolta e tramandata pure dall'Imbecillità Artificiale che si dimostra per l'ennesima volta fallace e perniciosa.

Dunque ecco un esempio : il nome ha a che fare con la sua caratteristica di attaccarsi alle dita quindi dal verbo milanese Lacia', attaccare, e ditt, cioè dita, sicchè "leccadita".

Il mio retroterra culturale è di impronta linguistica ma non amo salire in cattedra senza motivo e così presi alla mano i vari storici vocabolari, non senza essermi prima confrontato con il sempre disponibile ed autorevole amico, Gianfranco Gandini, Presidente dell'Accademia del Dialetto Milanese, ecco il risultato dell'indagine: il verbo Lacià non appare, mentre il dito si dice "did" al plurale "did" e non ditt il finale in "itt" si usa per quei termini di ordine diminutivo che finiscono in "in" come:

Scigollin, scigollitt

Pessin, pessitt

Porscellin, porscellitt

Martinin, Martinitt

e ovviamente Laciadin, Laciaditt

Una divagazione di carattere linguistico che ritengo necessaria, perchè oggi su internet si incappa in una quantità abnorme di scritti e notizie campate in aria, inventate e/o addomesticate e poi riprese senza ratio alcuna da un'altrettanta miriade di scriventi copiatori che senza ritegno finiscono per divulgare falsità, non si rendono conto che c'è una responsabilità deontologica nell'atto del comunicare.


I Laciaditt con la mela a rondelle anzichè a cubetti. Foto dal sito Sfizioso.it

Specificando che la mela può anche essere tagliata a rondelle oltre che a cubetti ecco una ricetta indicativa:

Ingredienti per 4/6 persone

250 g di farina bianca, 3 mele renette, 1 uovo, 300 ml di latte, 300 ml di acqua, un pizzico di sale.
Olio di semi per friggere.
Zucchero al velo per spolverizzare

Preparazione

1. Sbucciate le mele privandole del torsolo e affettatele sottilissime o tagliatele a cubetti.
2. Setacciate la farina e riponete in una terrina, aggiungete un pizzico di sale e l’uovo intero. Versate e aggiungete il latte e l’acqua.
3. Mescolate tutti gli ingredienti per ottenere una pastella piuttosto liquida.
Lavorate con un cucchiaio così da far sciogliere gli eventuali grumi di farina.
4. Aggiungete le mele alla pastella e lasciate riposare per circa 1 ora in un luogo tiepido (non mettete in frigorifero).
5. Scaldate in pentola l’olio di semi per friggere (io utilizzo olio di semi di arachidi).
Quando l’olio è bollente, friggete le frittelle versando le cucchiaiate e lasciandole dorare da un lato e dall’altro.
6. Scolate le frittelle e adagiatele su carta assorbente.

Lacciada e Laciaditt, una sorta di frittata ed una versione milanese degli altrettanto classici tortelli, mi sovviene qual finale di questo elzeviro un ardito accostamento Frittada e Tortei, protagonisti in una canzone scritta nel 1936 da un certo Tata Giacobetti (del Quartetto Cetra) e da un certo Gorni Kramer:

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
Oh! Oh! Oh! Oh!
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fann la fritada, ghe ne dann minga a Crapa Pelada.

Crapa Pelada l'ha fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei.
Oh! Oh! Oh! Oh! Oh!



Nessun commento:

Posta un commento