sabato 23 maggio 2026

Spiccioli Milanesi: Selfie Ante Litteram alla Stazione Centrale di Roberto Bagnera

Stazione Centrale, Salone delle Ex Biglietterie, al centro i bassorilievi realizzati dallo scultore Alberto Barzoni. Foto di Mimi Fructuoso

Inaugurata il 1 Luglio 1931, la monumentale Stazione Centrale di Milano venne eretta su progetto dell'architetto Ulisse Stacchini che nel 1912 aveva vinto il concorso per l'attribuzione dei relativi lavori. L'apparato decorativo del monumentale edificio, costituito da statue, bassorilievi, mosaici e arredamenti originali, ovvero creati appositamente, presenta una singolare coniugazione di elementi Liberty, Deco e Anni Trenta dovuta al perdurare della realizzazione nel corso dei decenni. Un impianto visivo e strutturale imponente, non privo di soluzioni tecniche all'avanguardia, ricco di dettagli e opere d'arte, con un'impianto architettonico che ho sempre amato definire Assiro - Milanese.
Questa epocale realizzazione ha sempre subito un impianto critico e negativo, sicuramente dovuto all'esser figlia del simbolismo monumentale proprio del Ventennio, venuto ad essere indigesto e rinnegato nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale ed all'inevitabile crollo del Regime Fascista.
Osservando con spirito neutro ed occhio attento però non potranno sfuggire i mille dettagli che impreziosiscono l'architettura e che, unitamente al Palazzo di Giustizia compagno di bocciature storico/critiche, costituiscono un insuperabile catalogo di arti e gusto dell'epoca che avrebbero dato genesi e struttura ai molteplici movimenti di gusto del secolo XX.
Fra i vari artisti, pittori, scultori, mosaicisti, mastri vetrai, che hanno forgiato l'immagine stessa della stazione, mettiamo in evidenza lo scultore Alberto Bazzoni, nato sul finire dell'Ottocento a Salsomaggiore, già dal 1926 è a Milano dove è particolarmente attivo ed apprezzato per le sue opere in virtù delle quali viene cooptato dallo Stacchini e si produrrà in moltissimi e significativi bassorilievi per la Stazione.
Nel salone delle biglietterie spicca il ciclo, realizzato fra il 1928 ed il 1931, dedicato alla Celebrazione del Mito di Roma, voluto e finanziato dal Ministero delle Comunicazioni del Regno d'Italia, si tratta di 6 scene che rappresentano la storia di Roma nei suoi punti Salienti:

- Enea che sbarca sul lido italico
- La fondazione di Roma
- Il ratto delle Sabine
- Il trionfo di Giulio Cesare
- Ottaviano Augusto in Senato
- L'apoteosi di Roma

Proprio in 2 di questi bassorilievi si cela un curioso vezzo dell'artista, quello di autoritrarsi all'interno degli episodi scultorei, particolare questo molto poco conosciuto ai visitatori della immensa struttura.
Nella scena dedicata al discorso in Senato dell'imperatore Ottaviano Augusto, fra i togati senatori, sulla destra dell'opera ecco comparire Alberto Bazzoni stesso insieme all'architetto Ulisse Stacchini, dando così vita ad un selfie ante litteram.

Ottaviano Augusto in Senato. Foto di Dimitris Kamaras


Lo scultore Alberto Bazzoni ritratto negli anni durante i quali lavorava presso la stazione

Particolare del gruppo scultoreo che ritrae Bazzoni, a sinistra, e Stacchini, a destra

I due protagonisti dell'autocelebrazione in una foto anni 30 di Armando Bacchelli


Non pago di questa autocelebrazione il nostro si ripete anche nel gruppo scultoreo della Fondazione di Roma dove raffigura di nuovo sè stesso, questa volta con la propria famiglia, all'estremità destra dell'opera.

Le scena raffigurante la Fondazione di Roma. Foto di Zairon


La famiglia di Alberto Bazzoni in una foto anni 30 di Armando Bacchelli


L'idea dell'autoritratto, o meglio dell'autocelebrazione, nel variegato mondo delle arti non né cosa nuova, né cosa insolita, ma sono particolari difficili da cogliere in prospettiva temporale, quando la notorietà degli autori non condivide la contemporaneità dei fruitori, così diventano curiosità che qualcuno deve assumersi il compito di rivelare così come è mio piacere aggiungere un particolare da un'altra opera monumentale della città: la Sestiga dell'Arco della Pace, opera dello scultore Abbondio Sangiorgio, che trovò opportuno raffigurar sè stesso in un cartiglio sul cocchio.
Dettaglio del cocchio della sestiga sull'Arco della Pace, il cartiglio a sinistra contiene l'autoritratto dello scultore Abbondio Sangiorgio. Foto di Fabiano Gallazzi




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