lunedì 28 settembre 2026

Bianca Erba, una storia tutta milanese di Marco Rossi Lecce

Questo scritto era stato postato nel gruppo FB "RIFONDAZIONE MILANO POLICROMA" ed ha avuto un grande successo, allora abbiamo pensato di postarlo anche qui, dove raccogliamo testimonianze e ricordi della nostra città e dei suoi protagonisti.


Ecco, questo è un ritratto fotografico, del 1920-25 circa, dipinto a colori, come si usava all'epoca, di mia nonna materna Bianca Erba. Nonna era la pronipote di Carlo Erba, il famoso farmacista, che in seguito fondò a Milano la prima grande azienda farmaceutica in Italia. Il padre Luigi, nipote di Carlo era direttore dell'azienda. Bianca aveva un fratello, dieci anni più grande di lei, che si chiamava Carlo anche lui, il padre Luigi lo aveva chiamato così in onore di suo zio che era anche il suo datore di lavoro.

Carlo Erba in un raro ritratto fotografico

Il giovane Carlo viene avviato agli studi scientifici, per poi lavorare un giorno nell'azienda di famiglia, ma lui si rifiuta e decide contro tutti i pareri di fare il pittore, l'artista, insomma. Partecipa alla fine della scapigliatura milanese conducendo una vita da bohemien, pochi anni dopo aderisce al movimento futurista e frequenta il gruppo degli artisti milanesi, FT Marinetti, Boccioni, Sironi, Carrà, Sant'Elia, Russolo ecc. Partecipa al famoso Battaglione Volontari Ciclisti Automobilisti all'inizio della guerra, poi si arruola negli alpini come tenente e muore durante an attacco all'Ortigara a soli 33 anni.

Dosso Casina, Fronte del Garda: Foto di gruppo del Battaglione volontari ciclisti ed Automobilisti :fra gli atri Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Erba, Umberto Boccioni, Antonio Sant'Elia e Mario Sironi posano vicini prima dei combattimenti

Al battaglione volontario ciclisti ed automobilisti di Milano è altresì dedicata una lapide posta sui muri perimetrali del cimitero a imperitura memoria delle belliche imprese di quello che fu definito il battaglione futurista. La lapide si trova nel settore del Monumentale dedicato ai caduti della Grande guerra, è una lastra commemorativa dal grande impatto emozionale, con un rilievo plastico che evoca le piante mosse e piegate dal vento, mentre invece si tratta di una fitta schiera di fucili con la baionetta innestata protesi in avanti, l'epigrafe cita "Ai Volontari Ciclisti e automobilisti caduti per la patria che riposano nei lontani cimiteri di guerra". La lapide fu progettata dal pittore incisore Anselmo Bucci, commilitone ed egli stesso volontario ciclista, per commemorare i compagni perduti, l'esecuzione del progetto fu affidata allo scultore Emilio Bisi, per inciso marito della scrittrice Sofia Bisi Albini, specializzato nell'arte commemorativa e che si occupò anche delle fusioni in bronzo della lapide, le canne dei fucili e lo stemma del Battaglione. In basso a destra sono incastonati i nomi dei due autori.


Bianca intanto cresce e diventa sempre più bella. insieme alla madre Giudetta Ripamonti Odescalchi, erano considerate le donne più belle di Milano. Cugina di Luchino Visconti, mi raccontava che da adolescente lo teneva, durante le vacanze al lido di Venezia, sulle ginocchia per farlo giocare. Da giovane donna era corteggiatissima da tutti i rampolli dell'alta società, aveva un gran da fare per non scontentare nessuno, ma stando ben attenta a non concedere più di tanto, giusto per mantenere buoni rapporti con tutti. D'Annunzio la incontrò ad un ricevimento dato in suo onore e se ne invaghì subito. Per giorni cercò di incontrarla e di vederla, ma nonna, molto più giovane, spaventatissima sfuggiva e non si faceva trovare. Alla fine lui le telefonò, Bianca, mentre lui le parlava dichiarandosi, non rispondeva e stava in silenzio, e alla fine, imbarazzatissima buttò giù la cornetta con grande scorno del Vate! Nonna mi raccontò che due giovani pretendenti, per colpa sua si sfidarono a duello, ma lei riuscì a bloccarli. Mi raccontava dei futuristi, amici di suo fratello. In tarda notte arrivavano nello studio di Carlo che era in soffitta della villa dove abitavano, e lì, fino a tardi, quando poi il padre Luigi li cacciava, facevano tutti bisboccia, mangiando e bevendo. Bianca cucinava la frittata dolce e il budino di mollica di pane, facendosi corteggiare beata da tutti! In particolare gli piaceva Romolo Romani, un bravo artista e un bel giovane con i capelli lunghi e fluenti, ma suo fratello Carlo stava attento e non permetteva ai suoi colleghi e amici di corteggiare la sorella e interrompeva dall'inizio ogni possibile relazione.
Gli anni passarono, morirono uno dopo l'altro i genitori ormai anziani e disperati per la prematura morte del fratello Carlo.

Carlo Erba, 1913, ritratto futurista della sorella Bianca

Nel 1920 circa nonna vendette tutti i suoi beni a Milano e si sposò all'improvviso con un aristocratico romano e si trasferì a Roma. Quando gli chiesi perché prese questa decisione, Bianca mi rispose che Milano era una città provinciale e noiosa mentre a Roma c'era la corte reale e quindi relativi incontri, ricevimenti, cene eleganti, balli ecc. Insomma diceva che era una città viva e divertente! Ma non voglio parlare del periodo romano di mia nonna, vi racconto solo un episodio che però segna per sempre il destino di Bianca.
Pochi anni prima della seconda guerra mondiale, Nonna abitualmente, ogni mese circa andava dal sarto, per farsi fare una quantità di vestiti che poi usava per le sue numerose uscite. Naturalmente era il miglior sarto di Roma che serviva casa Reale. Come al solito un pomeriggio decide di andare, accompagnata dal suo autista e dalla sua dama di compagnia, che teneva tutto il necessario per uscire, chiavi, soldi, borsellino ecc. le nobildonne ovviamente non portavano mai nulla appresso, non era chic.

Scorcio di via Vittor Pisani in una cartolina anni 30. Qui, nella casa di famiglia al civico numero 11 nacque Bianca Erba nel 1894, dieci anni dopo il fratello Carlo, ultima di 6 figli.

Il sarto la accoglie imbarazzato, gentile ma strano. Nonna se ne accorge e gli chiede perché aveva quell'atteggiamento, e lui timidamente gli risponde: " Mi spiace Signora Marchesa, ma purtroppo non posso più servirla." Nonna gli domanda perché, cosa stava succedendo? E il sarto: "Donna Bianca, nessuno paga i conti da due anni, e io sono costretto a rinunciare a servirla ancora." Bianca si mette a ridere e dice: "Ma è solo questo, non c'è problema, ora telefono al mio amministratore e si risolve subito tutto, è solo un disguido." Il sarto: No, Signora Marchesa, non è così semplice, la prego, vada a parlare direttamente con il suo impiegato e si faccia spiegare. Nonna preoccupata telefona subito al'amministratore e lo va a trovare. Il poveretto, imbarazzatissimo le dice: "Signora Marchesa, del suo patrimonio non resta quasi più nulla, solo un paio di palazzi a Santa Maria Maggiore, ma lì è terra di nessuno e non pagano da anni gli affitti e poi restano qualche decina di ettari di terreno alla Magliana Vecchia, ma non rendono quasi nulla, insomma Lei e il Signor Marchese non avete più nulla e siete pieni di debiti!"
Insomma, così all'improvviso Bianca seppe che non era più ricca, una novità assoluta, dopo tutta una vita di agi più nulla!
Nonna riuscì a sopravvivere, con gli ultimi beni riuscì di finire di crescere i suoi due figli, il primogenito Giancarlo e mia mamma Giacinta. Scoppiò la guerra, Giancarlo partì per il fronte russo come tenente degli alpini e non tornò più, ufficialmente disperso. Mia mamma morì giovane a 44 anni di un tumore diffuso. Io avevo 19 anni. Mia nonna Bianca è sopravvissuta a tutto ed è morta a 95 anni, ormai tanto tempo fa. Io le sono stato sempre vicino e le ho voluto un bene infinito, la considero ancora oggi, una delle ultime vere Signore del 900' Italiano! E questo è tutto in sintesi!
Marco Rossi Lecce