sabato 9 marzo 2019

El Tredesin de Marz di Roberto Bagnera


Ogni anno, nel popoloso quartiere di Porta Romana, fra le vie prospicienti la chiesa di Sant'Andrea si rinnova l'antica fiera del Tredesin de Marz che rinnova negli anni il gioioso annuncio dell'arrivo della primavera, ma la storia di questa è molto antica e legata alle tradizioni religiose della nostra città e al culto dei suoi primi abitanti: i Celti.

La fiera dei fiori e la chiesa di Sant'Andrea in via Crema, foto dal sito mitomorrow

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Edizione 2026, foto di Filomena Schiattone

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni

Tripudio di fiori e colori, passeggiando fra le bancarelle del Tredesin de Marz del 2025
Foto di Monica Pontoni



Fra le varie tradizioni e racconti la festa vuole ricordare l'arrivo a Milano di San Barnaba e l'avvento del Cristianesimo in città, leggenda vuole che il santo entrando in città da Porta Orientale, nei dintorni dell'attuale via Marina incontrasse un gruppo di Celti che adoravano una pietra. Barnaba piantò la croce in quella pietra a dispregio degli dei pagani e la croce fiorì, era il 13 di marzo del 52 dC e da allora in questa data si festeggia la Primavera.
Una suggestiva narrazione tramanda che i Celti fossero lì radunati in onore di Marco Giunio Bruto e della ricorrenza dell'assassinio di Giulio Cesare uomo che con le sue legioni aveva contribuito nel tempo a sterminare quell'orgoglioso popolo, ma non essendovi certezza storica neppure sul passaggio di San Barnaba a Milano, riportiamo questa narrazione come puro oggetto d'inventario.


Via Crema, gruppo di figuranti in costume della Confraternita del Leone

Via Crema, l'arrivo di San Barnaba, gruppo di figuranti in costume della Confraternita del Leone

La pietra fu ospitata nella basilica di San Dionigi, eretta da Sant'Ambrogio, e, quando la chiesa fu demolita per la realizzazione dei Giardini Pubblici, fu traslata presso Santa Maria al Paradiso in corso di Porta Vigentina dov'è ancora oggi al centro della navata nel pavimento.



La chiesa di Santa Maria al Paradiso negli anni 30


La chiesa di Santa Maria al Paradiso oggi, foto di Davide Marchini del 2026


Ancora oggi il 13 marzo di ogni anno una croce viene issata al centro della pietra e si tiene la festa dei fiori, prima nei dintorni della chiesa ed in seguito spostata nella zona di Porta Romana nelle vie Crema, Piacenza e Giulio Romano.

La croce che ogni anno il 13 marzo viene incastonata nella pietra di San Barnaba
Foto del 2026 di Davide Marchini

La croce che ogni anno il 13 marzo viene incastonata nella pietra di San Barnaba
Foto del 2026 di Davide Marchini

La croce che ogni anno il 13 marzo viene incastonata nella pietra di San Barnaba
Foto del 2026 di Davide Marchini

La croce che ogni anno il 13 marzo viene incastonata nella pietra di San Barnaba
Foto del 2026 di Davide Marchini

La croce che ogni anno il 13 marzo viene incastonata nella pietra di San Barnaba
Foto del 2026 di Davide Marchini


Un' istantanea del 1931 quando la sagra del Tredesin si svolgeva presso i Bastioni Spagnoli e nei dintorni della chiesa di S. Maria al Paradiso 

Per molti anni la pietra ha fatto parte delle piccole leggende misteriose che conoscevano solo gli abitanti della zona, è stato così fino a quando alcuni storici non sono capitati quasi per caso nella Chiesa in corso di Porta Vigentina ed hanno osservato delle linee incise sulla pietra. 

La pietra conservata nella navata della chiesa

Alcuni di questi storici hanno interessato degli archeologi che a loro volta hanno interessato gli astronomi dell’osservatorio di Brera. Combinando diverse scienze e diverse discipline si è arrivati alla conclusione che la pietra di San Barnaba non era altro che un datario, cioè uno strumento scientifico con cui gli antichi abitatori di Milano osservando il cielo stabilivano i momenti giusti per seminare , raccogliere e compiere altre operazioni agricole. L’utilizzo di una pietra con un buco in mezzo era l’ideale per mantenere l'angolo inclinato che rappresentava l’inclinazione dell’asse terreste e le linee indicavano le posizioni delle stelle che utilizzavano come riferimento. 






Questa teoria è diventata molto più concreta quando si è cominciato ad osservare le linee in rapporto al cielo e alle stelle presenti circa 3000 anni fa. Anche se gli studi sulla pietra non sono ancora finiti, si pensa di poter arrivare a datare perfettamente il periodo in cui era usata.

Ci piace chiudere con le parole di Emilio De Marchi tratte dall'opera Milanin milanon, nel quale in un'immaginaria lettera a Carlo Porta scrive:


E quî giornad del tredesin de Marz? Gh'era la fera, longa longhera, giò fina al dazi, coi banchitt de vioeur, de girani, coi primm roeus, e tra el guardà, l'usmà, el toccà, se vegneva via col coeur come on giardin, pensand al bell faccin de Carolina che sotto al cappellin a la Pamela e col rosin sul sen la pareva anca lee la primavera.


(E quelle giornate del tredicin di Marzo? C'era la fiera, lunga lunga, giù fino al dazio, coi banchetti di viole, di gerani, con le prime rose, e tra il guardare, l'odorare, il toccare, si tornava col cuore come un giardino, pensando al bel faccino di Carolina che sotto il cappellino alla Pamela e con la rosellina sul seno sembrava anche lei la primavera.)

Il Dazio di Porta Vigentina
 




giovedì 7 marzo 2019

Milano in Gonna di Susanna Federici

Bagliori, Umori, Impressioni, Femminilità




Testo e foto di Susanna Federici
Pubblicato sulla rivista La Martinella di Milano del Marzo 1989

(Per una migliore visione si consiglia di cliccare sulle immagini con il tasto destro del mouse e selezionare quindi l'opzione "apri immagine in un'altra scheda")





martedì 19 febbraio 2019

Villa Carmen Emilia e il suo giardino di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Servizio fotografico 2019 di Filomena Schiattone


Particolare del cancello d'ingresso in ferro battuto e scorcio di via G.B. Monteggia


Nella fascia periferica a Nord Est della città esistono ancora scorci che ci sanno regalare profumi e visioni di quello che era il nostro Milanin d'un tempo, con le strade sterrate, le cascine operose, la rizzada a facilitare le ruote dei carri che componevano il traffico dell'epoca... Erano i tempi in cui el Trottapian collegava il cuore di Milano con la foresta città di Monza.
Nel borgo di Crescenzago, comune autonomo un tempo, ricco di scorci spettacolari, complice certo lo scorrer placido del Naviglio Martesana, sopravvivono testimonianze di ville nobiliari, ville di delizia, ove scorrer lieti e tranquilli giorni fra campagne ubertose e ricche di storia.

Cimiano raffigurato in una mappa del Catasto Lombardo Veneto con datazione 1855/1857

Una piccola parte di questo storico luogo è rappresentata dal borgo di Cimiano, storicamente annesso alla Pieve di Bruzzano, fu comune autonomo fino al 1757, quando a seguito di un'ordinanza di Maria Teresa d'Asburgo fu inglobato nel comune di Crescenzago e successivamente, 1923, annesso al comune di Milano.

Mappa del territorio di Cimiano risalente al 1897-1901; la strada diritta in alto a sinistra è l'odierna via Padova; si riconosce la località Corte Regina, corrispondente  all'angolo tra via Rottole e via Costantino Bresciani Turroni. ça Strada Comunale di Cimiano è l'attuale via Pusiano dalla quale si dirama la strada per Corte Regina che è l'attuale via G.B. Monteggia.
Percorrendo nella storica Cimiano la via G.B. Monteggia, al civico n° 11, ci imbattiamo in una costruzione accattivante, ricca di colore e di terrecotte sulle facciate dei muri che catturano inevitabilmente il nostro sguardo, costringendoci a posare gli occhi al di là delle sbarre di ferro battuto in cerca delle preziose meraviglie del fabbricato, a partire dalla corte con una deliziosa loggetta decorata.

L'ingresso in un'immagine anni 60

Particolare delle Terrecotte nella corte
La corte negli anni 20

Costruita sul finire dell'Ottocento su commissione di una coppia di appassionati di musica lirica, villa Carmen Emilia riflette il gusto eclettico dell'epoca ben rappresentato dall'uso massiccio dell'apparato decorativo: medaglioni in cotto con profili femminili e teste virili con corona di foglie e diverse sculture in marmo di gusto classico.

Stralcio della Planimetria originale (dal sito aziendale Teicos Group)
Sopra la porta d'ingresso è posta una tavola marmorea dove alcuni paffuti amorini giocano in plastica scioltezza.
La tavola con gli amorini sopra la porta d'ingresso
Notevoli i molteplici medaglioni in cotto che ornano la fronte dell'edificio principale e che si susseguino anche fino alla parete rivolta verso il delizioso giardino, raffigurano personaggi famosi, musicisti, artisti e letterati quali: Leonardo, Raffaello, Tasso, Manzoni, Garibaldi, Verdi ecc.

Terrecotte lungo le pareti




Altri, numerosi particolari decorativi, costituiti anche da pregevoli immagini di carattere religioso, si ripercorrono per ogni dove lungo le pareti di villa Carmen Emila, costituendo un grazioso museo all'aperto.

Alcuni particolari decorativi





Ai tempi della costruzione gli interni presentavano dei pregevoli affreschi, andati purtroppo perduti con lo scorrer degli anni e i diversi utitlizzi abitativi che si sono succeduti.
Ma la cosa ancor più spettacolare di questa insolita magione è il sontuoso giardino all'inglese, quasi di gusto romantico, che impreziosisce e caratterizza il luogo con un susseguirsi di vere sorprese: un canneto rigoglioso, una serie di statue disseminate lungo i vialetti, una fontana con la statua del dio Nettuno ed un'imponente struttura a ponte che racchiude un camminamento a forma di grotta.

Il Canneto e alcune statue






Sotto: la fontana con il dio Nettuno


Sotto: Immagini della struttura a ponte e grotta




Servizio fotografico 2019 di Filomena Schiattone

Si ringrazia l'Ingegner Gabriele dell'Oglio per le mappe storiche