| Ritratto di Giovane Gentiluomo Dipinto fra il 1730 ed il 1735 dal pittore Fra' Galgario. Al secolo Giuseppe Ghislandi. Foto dal sito della Fondazione Lisio |
Usava un tempo, quando il dialetto, pardon, la Lingua Milanese echeggiava ancor nell'aere della città, riempiva le bocche ed il dire dei meneghini sempre indaffarati ed operosi un'espressione molto ricorrente: "I Temp del Carlo Codega", pronunciato con malcelato orgoglio di appartenere alla corsa verso il futuro e la modernità dell'intera città.
Si tratta di un modo di dire che definisce un periodo molto vecchio, quando appunto c'era il famigerato Carlo Codega, in milanese pronunciato Cùdega, non era ovviamente un personaggio reale ma la trasposizione simbolica del concetto di cosa superata, vecchia e stantìa, da rigettare quindi con sdegno, volgendo il volto a sempre più nuovi orizzonti o conquiste.
Secondo una versione troppo accademica per essere credibile si rimanda la genesi di questo modo di dire al Settecento, quando Milano era una città molto poco illuminata e i nobili ed i ricchi, quando andavano in giro con il buio, si facevano precedere da un servo munito di lanterna che era detto "codega" per la funzione che svolgeva.
Sembra infatti che tale nome derivi dal greco "odegos" (guida), ed anche in tempi più recenti "codega" era il nomignolo che veniva dato a quei fattorini muniti di ombrello addetti ad accogliere i clienti quando pioveva.
Lo stesso nome era anche usato per coloro i quali riaccompagnavano a casa le ragazze dopo spettacoli o altro.
Sempre al Settecento si fa risalire la seconda teoria: quando era invalsa la consuetudine presso gli uomini di lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale, cioè applicando la cotenna di maiale (codega) sul codino per mantenerlo compatto e lucido.
Con l' espressione " i temp de Carlo Cudega.." si intende appunto dire: "quando si usava la cotenna per acconciarsi i capelli", cosa passata ormai in totale disuso, già nel 1800 e considerata perciò estremamente adatta ad indicare qualcosa di vecchio e assolutamente sorpassato.
Una terza teoria si rifà al fatto che, nel primo Ottocento, il servo delle vecchie casate veniva chiamato codega, perchè indossava la marsina con le falde (cioè i codegh), il senso è ovviamente lo stesso, cioè di qualcosa di superato.
Mi si consenta infine di accennare, quanto a fittizie figure, a quel genuino e geniale parto dell'estro inarrivabile di Carlo Maria Maggi che va sotto il nome di Meneghin Pecenna, laddove Meneghino è diminutivo di Domenichino, ovvero il domestico che serviva solo la domenica alcune famiglie nobili decadute nel censo e nel lustro e che quello solo si potevan concedere. Pecenna invece rimanda a pettine e parrucchiere e difatti questo servitore aveva l'incarico di curar le acconciature di chi lo aveva assunto e chissà quante cotenne dovette allisciare durante gli anni suoi, portando egli stesso un regolar codino, ma pettinandone al contempo i vizi e i vezzi poichè pettinare era sinonimo di spettegolare ...ma questo esula dal nostro tema ed è disquisizione ormai da andeghee.
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