venerdì 15 febbraio 2019

Rock Around Milano: Gli Stormy Six di Massimo Gianneschi


La prima foto degli Stormy Six, nell’autunno del 1965. Da sinistra: Toto Zanuso, Alberto Santagostino, Maurizio Masla, Mario Geronazzo, Maurizio Cesana e – sopra – Giovanni Fabbri

Gli Stormy Six sono stati un gruppo musicale italiano, costituitosi a Milano nel 1965 e scioltosi nel 1983. Dopo essersi riuniti nel 1993 hanno suonato in concerti di diversa importanza per due-tre volte all'anno. Gli Stormy Six hanno attraversato numerose stagioni della musica italiana. Nati come gruppo r&b nell'epoca del beat, sono stati fra gli esponenti del primo rock italiano (con venature psichedeliche e country), si sono poi avvicinati alla canzone politica e hanno creato una fusione stilisticamente unica tra canzone politica e rock progressivo; negli ultimi tre album in studio, quando ormai la loro attività si svolgeva prevalentemente all'estero, hanno elaborato uno stile confrontabile con quello dell'avant-progressive rock europeo dell'epoca, collaborando alla fondazione e alle attività di Rock In Opposition.

Gli Stormy Six nel 1967, tra r&b e beat

Il gruppo è fondato nel 1965 da Giovanni Fabbri con Alberto e Giorgio Santagostino, Maurizio Cesana, Mario Geronazzo e Maurizio Masla. Già nell'anno successivo avviene il primo cambio di formazione, con l'arrivo di ex componenti del gruppo Gli Stregoni: Franco Fabbri, Antonio Zanuso e, nel 1967, Luca Piscicelli. Alla fine del 1966, dopo aver vinto il primo Festival studentesco di Milano al Palalido e dopo più serate nei locali importanti di allora (Piper, Voom Voom, Bang Bang), gli Stormy Six incidono il primo 45 giri, contenente Oggi piango (cover di All or Nothing degli Small Faces) e Il mondo è pieno di gente (una canzone di Franco Fabbri, dunque fra i primi brani originali registrati da gruppi italiani dell'epoca beat), con l'etichetta Bluebell.

1967 il pubblico del Palalido in occasione del concerto dei Rolling Stones

Nel 1967 gli Stormy Six vengono scelti come uno dei gruppi spalla dei Rolling Stones per la loro prima tournée italiana. Sempre per la Bluebell, negli stessi mesi, esce il nuovo 45 giri Lui verrà / L'amico e il fico (entrambe canzoni originali). Questa prima fase viene conclusa dal tentativo della Bluebell (la casa discografica di Fabrizio De André, ma anche dei New Dada e di Santo & Johnny) di lanciare Maurizio Masla come solista. 
Gli Stormy Six restano un quartetto. L'anno successivo (ma esce nei primi mesi del 1969), viene inciso il primo LP Le idee di oggi per la musica di domani, album dove si intrecciano riferimenti al rock psichedelico angloamericano ma anche alla nascente canzone d'autore. Le canzoni sono tutte di Franco Fabbri e di Claudio Rocchi; oltre a loro nel gruppo sono rimasti Luca Piscicelli e Antonio Zanuso, anche se le numerose tastiere (Hammond, clavicembalo, pianoforte) sono suonate da Fausto Martinetti, ormai uscito dalla formazione. Non completamente convinta dall'idea (per l'epoca piuttosto rara in Italia) di un gruppo che esegue esclusivamente proprio materiale, la nuova casa discografica (Ariston Records) non sostiene l'album: prima offre agli Stormy Six di registrare due cover dei Creedence Clearwater Revival (La luna è stanca e Lodi), poi offre a Rocchi un contratto come cantautore solista. Viene sostituito nel gruppo da Massimo Villa. Con la nuova formazione il gruppo incide due singoli di canzoni originali, Alice nel vento/Il venditore di fumo (1970) e Rossella/Leone (1971) che ottengono un certo successo radiofonico per l'atmosfera country-rock e i testi svagati e ironici. Leone diventa un tormentone estivo grazie alla trasmissione Alto gradimento, che gioca sull'omonimia tra il protagonista della canzone (un pendolare alla ricerca di avventure mercenarie) e l'allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. È così, in modo quasi casuale, che gli Stormy Six iniziano ad essere associati alla scena politica.

Da sinistra: Franco Fabbri e Giorgio Casani, al primo festival di Re Nudo a Ballabio, 1971

Rock, canzone politica, rock politico


Nel 1971 prendono parte al primo festival di Re Nudo a Ballabio e al primo Festival d'Avanguardia della Musica e Nuove Tendenze, presentando la loro prima canzone esplicitamente politica, La manifestazione. I loro amici Eugenio Finardi e Alberto Camerini partecipano all'incisione del provino, ed è la prima volta che entrano in uno studio di registrazione. Nell'autunno dello stesso anno viene registrato L'unità, concept album che rilegge in chiave storico-critica l'unità d'Italia. Uscito all'inizio del 1972, l'album ottiene un buon successo di critica (viene salutato come la migliore uscita dell'anno di un gruppo italiano, insieme a Storia di un minuto della Premiata Forneria Marconi), ma non viene trasmesso dalla RAI, la cui Commissione d'ascolto censura tutte le canzoni. Il riscontro commerciale dunque è minimo. Di nuovo, la casa discografica interpreta malamente le prospettive commerciali del gruppo, ed impone agli Stormy Six la partecipazione ad Un disco per l'estate con una canzone, Sotto il bam-bù, scritta dal cantautore Mario Barbaja insieme a Franco Fabbri. Gli Stormy Six cercano di rimediare modificando il testo, che viene però bocciato dalla RAI; a norma di contratto, la casa discografica impone al gruppo di incidere la canzone con un testo rimaneggiato (anche rispetto alla stesura originale). L'episodio di censura viene stigmatizzato dalla stampa di opposizione. Nel frattempo, gli Stormy Six (Franco Fabbri, Giorgio Casani, Massimo Villa, Luca Piscicelli, Antonio Zanuso) iniziano la loro attività di gruppo di agitazione e propaganda politica, partecipando alla campagna elettorale del PCI per le elezioni politiche del 1972 con un repertorio formato dalle canzoni de L'unità, da canzoni di lotta italiane e internazionali, da canzoni nate in quel periodo nel Movimento Studentesco.

Proprio all'interno della attività musicali del Movimento Studentesco milanese avviene l'incontro tra Franco Fabbri e Umberto Fiori, Carlo De Martini e Tommaso Leddi. Insieme a Luca Piscicelli ed Antonio Zanuso (già presenti nel gruppo dagli anni del beat) costituiscono a partire dal 1973 il nucleo di base attorno al quale gireranno le formazioni degli Stormy Six negli anni successivi. Sono questi sei musicisti a incidere alla fine del 1973 Guarda giù dalla pianura, una raccolta di canzoni di protesta di vari Paesi che comprende, tra gli altri, brani di Mikis Theodorakis, Woody Guthrie, Ewan MacColl, Fausto Amodei. Nelle note di copertina dell'album, che esce all'inizio del 1974, gli Stormy Six annunciano il loro prossimo progetto, un album dedicato alla Resistenza partigiana: in effetti, alcune delle canzoni che diventeranno poi più note all'interno di quel nuovo progetto, come Stalingrado, La fabbrica, Dante Di Nanni, sono già state scritte (dalla terna di autori del gruppo, Umberto Fiori, Tommaso Leddi, Franco Fabbri) ed eseguite in concerto prima ancora che il gruppo abbia iniziato a registrare Guarda giù dalla pianura.


L'Orchestra, Un biglietto del tram, il teatro e Cliché, Pinocchio Bazaar



Tuttavia, l'Ariston Records è ancora una volta scettica sulle prospettive commerciali dei progetti degli Stormy Six, e la realizzazione del nuovo album viene continuamente rinviata. Ma nell'autunno del 1974 molti gruppi musicali dell'area milanese si riuniscono per dare vita a una cooperativa, l'Orchestra, che agisca da agenzia di concerti indipendente, e in prospettiva anche da etichetta discografica. Ne fanno parte, oltre agli Stormy Six, il Gruppo Folk Internazionale, fondato da Moni Ovadia, gli Yu Kung, Quarto Stato, i Tecun Uman, e molti degli esponenti del nuovo jazz italiano, da Gaetano Liguori a Guido Mazzon e Toni Rusconi; in anni successivi diventeranno soci de l'Orchestra anche gruppi e musicisti stranieri, come gli Henry Cow o Heiner Goebbels, e la cooperativa sarà coinvolta nell'organizzazione dei festival e delle tournée italiane dei gruppi di Rock In Opposition. Nel giro di pochi mesi l'attività de l'Orchestra come etichetta indipendente si concretizza, e la prima uscita è proprio quella di Un biglietto del tram, l'album degli Stormy Six a lungo rimandato. Se ne venderanno, nei canali tradizionali ma anche ai concerti, nelle manifestazioni, nelle librerie, numerose decine di migliaia. Tutti gli album in studio degli Stormy Six, fino al 1982, usciranno con l'Orchestra, il cui catalogo supererà (con gli album di tutti i musicisti aderenti) i cinquanta titoli.


La copertina del LP Un Biglietto del Tram
Alcune canzoni di Un biglietto del tram diventano notissime, intonate come inni di piazza o eseguite da altri musicisti. Nel 1975 e 1976 gli Stormy Six sono presenti a festival e manifestazioni, suonano in scuole e fabbriche occupate, in decine di Feste de l'Unità. Stalingrado risuona continuamente anche nelle scalette delle prime radio libere. Il pubblico rimane dunque spiazzato a scoprire che il quinto album degli Stormy Six (il secondo per l'Orchestra) è una raccolta di brani strumentali, scritti per il teatro. Cliché, registrato nel 1976 insieme al trombettista Guido Mazzon e al batterista Toni Rusconi (Antonio Zanuso sta lasciando il gruppo) ottiene ottime critiche su riviste di jazz internazionali, ma lascia freddo il pubblico militante, nonostante lo stile musicale dell'album sia chiaramente imparentato con quello di alcune canzoni dell'album precedente. Ancora all'inizio del 1977 gli Stormy Six, che hanno già composto gran parte del loro sesto album, stanno lavorando per il teatro: creano la parte musicale di Pinocchio Bazaar, un musical diretto da Gabriele Salvatores e interpretato dalla compagnia del Teatro dell'Elfo, che ottiene un successo notevole (le musiche di Pinocchio Bazaar, senza le voci degli attori, saranno incluse nella riedizione su cd di Cliché).



L'apprendista, il progressive rock, l'attività internazionale, Rock In Opposition


Il "vero" successore di Un biglietto del tram è L'apprendista (1977), un album con un carattere decisamente più progressive, dove gli Stormy Six tornano a usare strumenti elettrici (abbandonati dopo L'unità) e prendono atto del cambiamento di funzione delle loro canzoni, ora che la controinformazione ha strumenti molto più potenti, come le emittenti radiofoniche. L'album esce per l'Orchestra ma porta anche il marchio del Consorzio Comunicazione Sonora, una struttura di collegamento tra le cinque principali etichette indipendenti dell'epoca: Cramps, L'Orchestra, Ultima Spiaggia, Divergo, Zoo Records. Il 1977 è, per gli Stormy Six, un anno di grandi cambiamenti: si consolida una nuova formazione, con la sezione ritmica formata dai sardi Salvatore Garau (batteria) e Pino Martini (basso), entrambi provenienti dai Salis; il gruppo ottiene un grande successo al Festival di Tübingen, in Germania, dando inizio a una lunga serie di tournée in quel Paese; verso la fine dell'anno viene convocata una riunione nella quale viene fondato Rock In Opposition. La "lega" di gruppi europei (tra i cui fondatori ci sono anche i belgi Univers Zero, i francesi Etron Fou Leloublan e gli svedesi Samla Mammas Manna) è promossa dagli Henry Cow, con i quali gli Stormy Six hanno rapporti di amicizia e scambio fin dal 1976: al suo interno gli Stormy Six costituiranno, insieme agli Henry Cow, l'ala più militante e più favorevole a forme di organizzazione concrete e stabili.

Inizia dunque il periodo dell'intensa attività internazionale degli Stormy Six, con significativi apprezzamenti da parte della critica e del pubblico di vari Paesi: Germania (Ovest ed Est, all'epoca), Inghilterra, Svezia, Francia, Spagna, Svizzera, Austria. Dopo il Festival di Rock In Opposition di Londra (1978) il critico del Melody Maker definisce gli Stormy Six "the 'stars' of the evening" e "one of Europe's major bands, unquestionably"; recensioni estremamente favorevoli da parte della critica internazionale sono oggi facilmente accessibili, mentre in quegli anni l'eco dell'attività internazionale degli Stormy Six faceva fatica ad arrivare in Italia, dove il pubblico restava affettivamente legato alle canzoni di Un biglietto del tram.



Gli Stormy Six nel 1974, alfieri della canzone politica, in una delle loro foto più  emblematiche


Un gruppo europeo. Macchina Maccheronica e il volo 



Il settimo album, Macchina maccheronica (1980), vince il premio della critica discografica tedesca come miglior album rock dell'anno, relegando al secondo posto i Police. Ancora oggi è considerato uno dei prodotti più rappresentativi del Rock In Opposition inteso come genere. La partecipazione alla registrazione e ad alcuni concerti di Georgie Born, violoncellista degli Henry Cow, è un altro segno dell'internazionalizzazione degli Stormy Six, che porta anche all'adozione temporanea del nome Macchina Maccheronica per lo stesso gruppo. La presenza degli Stormy Six/Macchina Maccheronica al Festival della canzone politica di Berlino Est, nel 1979 e nel 1980, crea anche un "caso" politico in Germania Est: i musicisti e gli intellettuali dell'opposizione al governo della RDT vedono con favore il successo del gruppo italiano, così diverso dalla canzone politica "ufficiale" sostenuta dal governo e considerato espressione della posizione critica della sinistra italiana. Il titolo dell'album antologico Alternative, pubblicato dalla casa discografica di stato Amiga, è indicativo di questa polemica interna al potere musicale e politico della Repubblica Democratica Tedesca.
L'ultimo album prodotto in studio durante gli anni dell'attività professionale e continuativa degli Stormy Six è Al volo (1982), nel quale il gruppo lavora in quintetto dopo aver rinunciato (almeno in quell'occasione) al ruolo del solista virtuoso, in varie formazioni precedenti interpretato da Carlo De Martini, Renato Rivolta, Leonardo Schiavone, Stefano Barbaglia. Nel settembre del 1982, dopo aver partecipato per la quarta volta alla Rassegna del Club Tenco, e dopo il fallimento di un'iniziativa volta alla creazione di una rete distributiva comune per le etichette indipendenti, gli Stormy Six decidono di rinunciare all'attività professionale.
Tra il 25 e il 30 luglio del 1983 tre membri del gruppo (Franco Fabbri, Umberto Fiori e Pino Martini) collaborano con tre membri del quartetto avant-rock tedesco Cassiber (l'ex Henry Cow Chris Cutler, Heiner Goebbels e Alfred Harth) nell'ambito del Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano, realizzando brani a partire da basi o improvvisazioni eseguite da ciascuna delle quindici coppie possibili all'interno del sestetto, registrate da uno studio mobile della RAI. I brani vengono eseguiti anche dal vivo in un concerto finale. Le registrazioni vengono poi trasmesse da Radio3 e sette brani tra quelli realizzati con lo studio mobile appaiono sotto il nome collettivo Cassix (Cassiber/Stormy Six) nell'album allegato alla rivista Recommended Records Quarterly Vol.1 No.3 (1986), edita dalla Recommended Records, etichetta indipendente fondata da Chris Cutler.

La copertina dell'Album dal vivo Un Concerto del 1995


La reunion



Si riuniscono nel 1993 per un'esibizione in seguito documentata dal cd live Un concerto (1995). A quella occasione ne sono seguite altre in un arco di quindici anni, con alcuni concerti particolarmente significativi: Settembre Musica, Torino (1997); Mittelfest, Cividale del Friuli (2005), con la partecipazione di Moni Ovadia; Quarant'anni dopo, nell'ambito di Suoni & Visioni, Sesto San Giovanni (2008), insieme a Ivan Della Mea e Donovan e con la partecipazione di molti ex-componenti e collaboratori degli Stormy Six, tra i quali Claudio Rocchi, Massimo Villa, Giorgio Casani, Eugenio Finardi, Ricky Belloni. L'ultimo concerto della serie è stato il 12 luglio 2008 a Fosdinovo (MS).
Il 7 novembre 2009, nella sede del "Museo del Canzoniere delle Lame di Bologna", Umberto Fiori e Franco Fabbri hanno ricordato la scomparsa di Ivan Della Mea, autore di canzoni, poeta, cantante politico. Il 24 aprile 2010 suonano a Rivoli con la formazione al completo.

La copertina del numero 2, gennaio/febbraio 1971 della rivista Re Nudo



Aggiungiamo una breve storia sul festival di ''RE NUDO''



Re Nudo era una rivista dedicata alla cultura Underground, alla controcultura e alla controinformazione, fu fondata a Milano nel novembre 1970 da un gruppo di artisti ed intellettuali.
Fra le varie iniziative la rivista inizia a promuovere alcuni raduni Pop: Il Festival del Proletariato Giovanile, il primo dei quali so svolge a Ballabio, vicino a Lecco, nel 1971. La seconda edizione si tiene a Zerbo, un comune pavese vicino al fiume Po, nel 1972
  Nel 1974 il raduno pop di Re Nudo si sposta a Milano: si tiene presso il Parco Lambro La «Festa», richiama per quattro giorni, (dal 13 al 16 giugno) migliaia di spettatori con una punta eccezionale del sabato, per l'esibizione della PFM. Si avvicendarono sul palco circa trenta «act», tra gruppi e solisti: nomi celebri come Perigeo, Alan Sorrenti, Area, Premiata Forneria Marconi, Battiato, attorniati da altri già parzialmente affermati ( Acqua Fragile, Biglietto per l'inferno, Rocky's Filj, Trip, Loy & Altomare, Volo, Donatella Bardi, Stormy Six, Angelo Branduardi) e da molti ancora sconosciuti al grosso pubblico. Tra questi ultimi da segnalare le apparizioni dell'innovativo gruppo VetroVivo, del Canzoniere del Lazio, dei gruppo La Comune (con il suo spettacolo di musica e immagini) dei MAD (formazione legata alle esperienze degli Aktuala e soprattutto degli  Arti, un sestetto guidato dall'ex Trip Furio Chirico, che ha saputo suscitare l'interesse della critica e l'entusiasmo del pubblico. Furono presentati vari interessanti audiovisivi a cura del Comitato Vietnam e dello stesso «Re Nudo». inoltre, un coraggioso esperimento: venerdì 14, un'ora di musica contemporanea proposta da tre esecutori, Demetrio Stratos degli, Area, Juan Hidalgo e Walter Marchetti, a quasi 20.000 spettatori che li hanno seguiti con grande attenzione. Da segnalare ancora una jam-session tra componenti della Premiata (Pagani e Di Cioccio), del Volo (Radius e Tempera) e degli Area (Stratos, Capiozzo e Tavolazzi), nel pomeriggio di domenica.

Nel 1975 a partire dal 29 maggio, e vede la partecipazione, tra gli altri, di Area, Stormy Six, Claudio Rocchi, Pino Masi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Antonello Venditti, Giorgio Gaber, Yu kung.
Nel 1976, dal 26 al 30 giugno, nuovamente al Parco Lambro, si tiene l'ultima, travagliata edizione del Festival del proletariato giovanile, cui partecipano più di quattrocentomila persone. Il festival è segnato da gravi problemi di ordine pubblico, aggressioni e saccheggi.
Re Nudo prosegue la sua attività sino al 1980.

1975 un'immagine del raduno di Re Nudo al Parco Lambro, foto di Dino Fracchia

Discografia degli Stormy Six

Album in studio

1969 - Le idee di oggi per la musica di domani
1972 - L'unità
1973 - Guarda giù dalla pianura
1975 - Un biglietto del tram
1976 - Cliché
1977 - L'apprendista
1980 - Macchina maccheronica
1982 - Al volo

Raccolte
1980 - Alternative
1999 - The Best of Stormy Six

Live
1995 - Un concerto
1998 - Megafono

2013 - Benvenuti nel ghetto

La copertina del LP Macchina Maccherionica

Fonti:
Gianluca Testani , Enciclopedia Rock Italiano, Arcana Editrice, 2006, p. 180.

Franco Fabbri, Album bianco. Diari musicali 1965-2011, il Saggiatore, Milano, 2011
Gian Paolo Ragnoli, «Il leninismo e i fumetti», Musiche, 15, 1994, p. 9
Alessandro Achilli e Paolo Chang, «Stormy Six», Musiche, 15, 1994, pp. 9–27
Alessio Marino, "BEATi voi!" n.1, Beat Boutique 67, 2007, intervista e foto a Fabbri sulla storia degli Stormy Six dal '65 al '70
Giovanna Marini, «Cari Area, Finardi, Gianco, Lolli, Manfredi, Sannucci, Stormy Six...», in Romano Madera (a cura di), Ma non è una malattia, Savelli, Roma, 1978, pp. 17–24



I Magazzini Raccordati di Gabriele dell'Oglio

I Magazzini Raccordati, vista su via Ferrante Aporti, foto di Claudio Grassi

Come è noto ai più, la Stazione Centrale di Milano fu inaugurata il 1° luglio 1931.
La sua costruzione fu decisa con il piano di riordino ferroviario del 1906 (a seguito del riscatto e accorpamento delle diverse compagnie ferroviarie avvenuto l’anno precedente).
L’iter di approvazione del progetto architettonico fu tuttavia alquanto travagliato: un primo concorso fu bandito già nel dicembre del 1906, ma nessuno dei 17 progetti presentati fu ritenuto adeguato.
Un secondo concorso fu bandito nel 1912 e fu vinto dall’Arch. Ulisse Stacchini.
Il progetto originario fu più volte rimaneggiato (con diverse varianti, la più importante delle quali è la copertura a grandi volte delle banchine dei binari) e, complice la guerra, la realizzazione andò per le lunghe.
Nel contempo la realizzazione della infrastruttura ferroviaria andava avanti, tant’è che la cintura Nord (tra la vecchia stazione di Lambrate e Musocco, ora Certosa) venne aperta già nel 1914, mentre la cintura Est (tra Lambrate e Rogoredo) fu completata nelle opere civili nel 1927-28 e attivata nel 1931. 
Uno dei requisiti della nuova Stazione Centrale (prevista di testa, anziché passante come la precedente) era di non essere troppo distante dal centro città e nel contempo di avere i binari di corsa lontani dal centro cittadino (in modo da non impedire l’espansione urbanistica della città) e sufficientemente in quota (7,4 metri sul piano stradale), in modo da consentire un agevole transito veicolare, sia automobilistico, sia tranviario, sotto di essa.
L’indicazione “tranviario” non è casuale; il sottopasso Mortirolo è infatti organizzato in tre fornici: quelli laterali destinati a pedoni ed autoveicoli, mentre quello centrale doveva essere tranviario.
Foto 1: I binari, successivamente rimossi, in via Tonale

In origine furono infatti posati i binari in Via Tonale [1], 
che si congiungevano alla linea che percorreva via Ponte Seveso, tuttavia il progetto non fu mai attuato e i binari furono a loro volta rimossi; il fornice centrale del sottopasso Mortirolo è oggi utilizzato dalla linea filoviaria di circonvallazione 90/91.
L’imponente edificio della Stazione Centrale ha una larghezza di 200 metri, ed una lunghezza (dalla facciata su Piazza Duca D'Aosta al tunnel in corrispondenza di Via Spoleto) di quasi 1,5 Km.
Il Piano Terra può essere diviso in tre sezioni:


Foto 2: Pianta del piano stradale della Stazione Centrale
- la prima sezione, da Piazza Duca d’Aosta al tunnel di Via Pergolesi/Tonale, curiosamente l’unico ad avere un nome, essendo chiamato sottopasso Mortirolo (dal nome dell’omonimo passo alpino, in continuità con i viali Tonale e Stelvio), destinata ai servizi per i viaggiatori (biglietterie, elevatori per i bagagli) ed a locali accessori per il servizio ferroviario;
- la seconda sezione, dal sottopasso Mortirolo al tunnel tra Viale Brianza e Viale Lunigiana, destinata i servizi postali ed alla movimentazione delle merci;
- la terza sezione, dal tunnel tra Viale Brianza e Viale Lunigiana al tunnel tra Via Spoleto e Largo San Valentino era infine destinata ai Magazzini Raccordati.
I Magazzini devono il loro nome, al fatto che essi, come vedremo meglio, erano collegati (appunto “raccordati”), oltre che tra di loro, anche alla sezione merci della Stazione Centrale ed alla linea di Cintura (sebbene solo dal lato di Lambrate), per il tramite di appositi binari di servizio.


Planimetria dei Magazzini Raccordati

I Magazzini raccordati, in numero di 116, sono una serie di grandi locali, disposti lungo le Vie Ferrante Aporti e Giovanni Battista Sammartini, destinati a deposito di merci.
Per la loro gestione era stata creata una apposita società (Società Anonima dei Magazzini Raccordati), con sede in Via Sammartini 10.
Tali depositi occupano solo la parte più esterna del rilevato ferroviario, mentre la parte centrale è costituita da un terrapieno, delimitato da mura ciclopiche.
Tali magazzini erano collegati alla zona merci della Stazione Centrale, dove un grande carro ponte permetteva la movimentazione di interi carri ferroviari, da due binari che correvano alle loro spalle, attraversando ortogonalmente i vari tunnel carrabili.
In alcuni punti (ben 22, opportunamente distanziati), per mezzo di apposite piattaforme girevoli, erano inoltre previsti delle comunicazioni rotabili con l’esterno; inoltre vi erano due binari di raccordo tra i due lati dei magazzini.


Foto 4: Passaggio trasversale per il carico e scarico dei Furgoni

Foto 5: Planimetria in sezione

Foto 6: Galleria di servizio
 A completare i collegamenti tra i due lati e con l’infrastruttura ferroviaria sulla testata nord era presente un anello di raccordo tra i due binari, nonché una comunicazione diretta con la linea di cintura.
Foto 7: Testata Nord della Centrale

Osservando l’immagine della costruzione del rilevato
si evidenzia come, a dispetto delle facciate ad arcate la struttura del rilevato fosse di tipo architravato; unica eccezione i sottopassi stradali “minori”, mentre quelli più grandi, come quello di V.le Brianza avevano struttura architravata, con colonne ingentilite da capitelli con decorazioni floreali.
Foto 8: i Magazzini in costruzione


Foto 9: Vista prospettica su via Sammartini
Foto 10: vista di uno dei sottopassi
Foto 11: Il tunnel che collega i viali Brianza e Lunigiana

Sebbene da tempo dismessi, i binari di collegamento dei magazzini raccordati sono ancora ben visibili in alcuni dei tunnel.


Foto 12: Binari interni
Nel 2017, in occasione del Fuorisalone, è stato possibile visitare, sia pure parzialmente, i magazzini.
Recentemente i Magazzini Raccordati sono stati oggetto di un progetto di recupero, che prevede la creazione di un grande parcheggio coperto da 600 posti auto, in modo da liberare dalle automobili Piazza Luigi di Savoia, l’apertura di nuovi accessi alla Stazione Centrale e la trasformazione dei restanti magazzini in una sorta di polo del gusto.


Foto 13: L'ingresso laterale per i rotabili

Foto 14: I Magazzini Raccordati in occasione del "Fuorisalone" 2017
Si ringraziano per la consuklenza e le informazioni desunte: Tullio Terna vincenti,  Giorgio Stagni (curatore del sito Stagniweb), Marzio Castelli (curatore della gallery flickr Milanotrasporti), i forum “Milano Sparita” e “Milano Storia dei Trasporti Pubblici”su Skyscrapercity e il Blog Urbanfile.

Fonte immagini:

[1] [2]                         La Stazione centrale di Milano inaugurata l’anno IX E.F., Milano, 1931

[3] [7] [8]                    Forum su Skyscrapercity
[4] [5] [6] [9] [10]       Pubblicazione a nome della S. A. dei magazzini Raccordati, Milano, 1914?
[11] [12] [13] [14]      galleria Flickr Milanotrasporti (Marzio Castelli)

mercoledì 30 gennaio 2019

La Misteriosa Cappelletta di via Trasimeno di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Scorcio di via Trasimeno in una foto del 1965 nella quale si riconoscono la Cascina Gatti e la cascina Cattabrega


In via Trasimeno, Crescenzago, più precisamente nel quartiere Adriano, di fronte al civico numero 84/7, all'interno di un gradevole piccolo parco, fa bella mostra di sè una curata cappelletta che rimanda alle architetture che contraddistinguono le sepolture di famiglia nei cimiteri dei sobborghi.
Non ci sono scritte o lapidi però che lascino intuire qualcosa di più sulla storia di questa architettura religiosa.


La cappelletta di via Trasimeno nel rigoglio della natura, foto di Matteo Grieco
All'interno, si scorge un altare sul quale spiccano una statuetta che riproduce la Madonna di Lourdes, la fotografia di una persona anziana e un cero sempre acceso.

Vista ravvicinata della fotografia appoggiata sull'altare, foto di Filomena Schiattone

Voci di quartiere identificano il personaggio della foto come signora Galimberti che qui riposa.
Era proprietaria dei terreni su cui sorge la cappelletta e alla sua morte lasciò in eredità denaro e terreni affinchè vi fosse costruito un asilo nido.
Probabilmente faceva parte della famiglia del Commendator Angelo Galimberti, costruttore edile che aveva eretto diversi palazzi in zona, e che, nel 1963 acquistò i terreni relativi alla cascina Faipò, via Magistretti, con l'obiettivo di rendere possibile la costruzione della chiesa di San Basilio.

2 immagini della Cappelletta di via Trasimeno, foto di Filomena Schiattone

A due passi dalla cappelletta, sempre lungo la via Trasimeno, troviamo ciò che resta della Cascina Cattabrega nei cui pressi, nel 1869 furono rinvenute alcune tombe di terracotta a forma di cono tronco, contenenti oggetti di bronzo e le ceneri dei defunti, probabilmente queste sepolture risalivano all'età del bronzo. Come sempre furono oggetto di furto da parte di ignoti profanatori e ciò che rimase fu donato all'accademia di Brera. 
Via Trasimeno e la Madonnina sulla fronte della Cascina Cattabrega, foto di Matteo Grieco
Ma torniamo alla nostra cappelletta, dovrebbe essere stata eretta negli anni 50, il terreno su cui sorgeva era stato successivamente venduto al gruppo Ligresti che pagò i dovuti oneri di urbanizzazione al comune di Milano ma non diede inizio a nessun tipo di lavoro.
Col passare degli anni il terreno divenne una vera e propria giungla e solo negli anni 80 fu messa in essere una seria bonifica durante la quale, fra lamiere ed amianto ricomparve la nostra Cappelletta.
Immagini relative al periodo della bonifica, gentilmente concesse dal signor Salvatore Gioia





Curiosando ed indagando, soprattutto perchè c'è chi funge da custode alla cappelletta e si occupa di sostituire i ceri, abbiamo incontrato quindi il signor Stancapiano ed un suo amico che lo sostituisce nelle funzioni di custode quando ha altri impegni, a loro si è aggiunto il signor Salvatore Gioia che ci ha gentilmente concesso alcune immagini, con questi affabili e disponibili signori abbiamo ricostruito, fra pareri discordi sul fatto che sia o non sia una tomba, due possibili versioni sull'origine della costruzione, beninteso senza alcuna certezza storica, semplicemente voce di popolo.

La prima racconta che la signora della fotografia stava diventando cieca e quindi chiese grazia alla Madonna per non perdere totalmente la vista, a grazia concessa, fece erigere la cappelletta ed espresse il desiderio che alla sua morte sul terreno circostante fosse costruito un asilo nido.

La seconda storia racconta di un figlio che aveva commesso qualcosa di grave e, in cerca di espiazione, fece erigere la cappelletta dedicandola alla Madonna e facendovi tumulare la madre.
Alcune immagini degli interni della cappelletta, foto di Filomena Schiattone



Al di là delle leggende metropolitane, che però un fondo di veridicità storica lo conservano sempre, va dato atto agli abitanti del quartiere per l'impegno costante con cui si occupano della piccola costruzione, tanto che il comune di Milano, dietro la loro spinta ha progettato e realizzato il parco che racchiude questa vera perla del quartiere, quando i cittadini si impegnano preservano i veri valori culturali ed ambientali del proprio territorio ed è proprio l'impegno degli abitanti a dare il valore aggiunto a questa nostra piccola storia.


lunedì 21 gennaio 2019

La linea filoviaria 90/91 "rischiò" di diventare una Metrotranvia di Gabriele dell'Oglio




Foto 1: Vettura Viberti 548

La linea filoviaria 90/91 (rispettivamente circonvallazione esterna destra e circonvallazione esterna sinistra) è una delle linee di forza del trasporto pubblico milanese.
Istituita il 1° ottobre 1951 (in sostituzione delle precedenti linee CE1, CE2 e CE2/), nel corso dei decenni ha visto poche modifiche di percorso; le più significative sono infatti sostanzialmente due:
- l’abbandono del periplo della Stazione di Porta Vittoria, a seguito dell’apertura del sottopasso di Viale Molise (a sua volta demolito per far posto alla stazione del passante Ferroviario);
- l’abbandono del transito da piazzale Loreto, per consentire i lavori di costruzione della metropolitana 1.
Per la sua natura di linea di forza, su tale linea hanno sempre circolato dei filobus articolati:

Foto 2: Vetture Van Hool e Cristalis
- Gli Isotta Fraschini- OMS* – TIBB** 501-520 del 1941/42;


 - Gli Alfa Romeo 140 AF – OMS* - Marelli, 521-533 del 1956;

- I Fiat 2472 – Viberti – CGE, 541-580, del 1958/59 [1];
- Gli Alfa Romeo 911 AF – OMS* - TIBB** 534-538 del 1959/60;

- I Fiat – Viberti – CGE***, 581-635 del 1964/65;

- I Socimi F8843, 921-970 del 1993/95;
- I Bredabus 4001.18, 200-232 del1991/94;

- I C.A.M. Busotto/MAN, 303-307 del 2000;

- Gli Irisibus Cristalis ETB 18, 400/409 del 2005/2007;
- I Van Hool New AG 300T, 700-744 del 2008/2012 [2].

(Legenda: * OMS = Officine Meccaniche della Stanga

               ** TIBB = Tecnomasio Italiano Brown Boveri
             *** CGE = Compagnia Generale di Elettricità)

Quello che pochi sanno è che negli anni ’70, l’ATM ipotizzò la costruzione di alcune linee di MLS (Metropolitana Leggera di Superficie), allo scopo di potenziare la rete tranviaria, senza ricorrere alle costose metropolitane interrate.

Nel 1971, la Breda presentò un primo prototipo di veicolo a due casse, a pianale parzialmente ribassato, che tuttavia non ebbe seguito.
L’ATM si orientò quindi su un progetto che prevedeva banchine rialzate (660 mm sul piano del ferro) e mezzi tradizionali, con pianale a 942 mm dal piano del ferro).
Il progetto, curato dagli architetti Koenig e Segoni, era caratterizzato da mezzi con la coda asimmetrica, in modo che tutte le porte fossero allineate e a filo delle banchine; parte delle banchine, poi sarebbero state a quota più alta, per consentire l’accesso a raso alla vettura.

Foto 3: Vista laterale delle banchine rialzate

Foto 4: Vista in sezione delle Banchine Rialzate
Infine le vetture, sarebbero state compatibili, sia con banchine alte, sia con banchine tradizionali, riprendendo l’esperienza già maturata con i convogli bloccati delle Celeri dell’Adda.

Foto 5: Prospetto con banchine alte e basse
La candidata “naturale” alla tranviarizzazione fu appunto la linea 90/91, che da filoviaria sarebbe diventata tranviaria, tramite un percorso in sede propria, con sovrappassi in corrispondenza degli incroci più importanti e semafori asserviti negli altri incroci.
Foto 6: Progetto della trasformazione
Allo scopo furono pertanto ordinati i 100 Tram della serie 4900 (da 4900 a 4999), costruiti da Fiat Ferroviaria-Marelli-Asgen (4900-4949) e da OMS-AEG-Telefunken (4950-4999) 
Foto 7: Vettura con coda originale
Tuttavia per le polemiche sorte all’epoca (si parlò di "una cintura di ferro che imprigionerà Milano"), il progetto non ebbe seguito. Ma i tram erano ormai stati ordinati e furono quindi impiegati sulle linee tranviarie ordinarie.
A seguito di un grave incidente, che costò la vita ad pedone, le vetture furono successivamente modificate, rastremando la coda, in modo da ridurne l’ingombro in curva.
Foto 8: Vettura con coda rastremata
Tale modifica richiese l’installazione di una telecamera affinché il manovratore potesse vedere l’ultima porta, non più allineata, e quindi non visibile dallo specchietto retrovisore esterno.
Recentemente, dopo 40 anni di onorato servizio, le vetture del gruppo 4900, sono state infine oggetto di un revamp, con l’adozione di una nuova livrea e con aggiornamenti tecnologici.

Foto 9: Vettura 4900 oggetto di Revamp

Le foto 1 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 provengono dal Forum Skyscrapercity
Le foto 2 - 8 - 9 provengono dalla Gallery Flickr Milanotrasporti