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lunedì 8 luglio 2024

Quel Perduto Amor....di Museo Martinitt e Stelline

Foto di gruppo per una classe di Martinitt, scattata nel 1932 quando ancora la sede era in San Pietro In Gessate, Foto Archivio Museo Martinitt e Stelline per gentile concessione di Renato Marelli

sabato 25 novembre 2023

L'Osteria del Gatto Nero di Roberto Bagnera

via Ortica 15, la storica sede, foto ACAdeMI - Roberto Gusmaroli


Le origini di questo locale potrebbero risalire alla fine dei Seicento, quando era conosciuto come “Osteria dell'Ortica" di proprietà dell'abate Cesare Gorani. Comunque, entrando si aveva l'impressione che l'orologio si fosse fermato da un paio di secoli: tale infatti era l'atmosfera generata dai massicci tavoloni di abete e dal rivestimento di legno scuro delle pareti.

La Trattoria Gorana all'Ortica in una foto anni 20 del Novecento


Quelli della "Banda dell'Ortica” - al secolo i vari cantanti e cantas torie, Jannacci in testa, che hanno reso famose le canzoni della mala - la conoscevano bene e spesso poteva capitare di finire la serata con qualcuno di loro alla chitarra.
Condotta dal "Tiglin" (il cui vero nome è Attilio Rusconi) e famiglia, il "Gatto Nero" era la tipica osteria dove: "se parla, se canta e se fa baldoria in milanes".

Il Tiglin sulla soglia della sua Osteria, Archivio ACAdeMI

L'ingresso, che in inverno diventava la sala principale, era catterizzato da un grosso camino sempre acceso sul quale l'Attilio mescolava ogni sera la polenta.
La cucina, ovviamente, non poteva che essere principalmente milanese con salumi nostrani, frittatine e sottaceti come antipasti, risotti, Busecca e Cassoeula come piatti forti.

Il Tiglin al banco, archivio ACAdeMI
Interno dell'osteria, archivio ACAdeMI

Particolare di una parete con fotografie ricordo, foto di Leotorda

Lasciato il quartiere dell'Ortica, l'Osteria del Gatto Nero e il Tiglin proseguono per qualche anno la loro attività in una nuova sede in via Privata Decemviri 14, per poi chiudere definitivamente una pagina imprescindibile di storia milanese.

Primo piano del caminetto, foto di Francesco Brambati

Il Tiglin si gode il caldo del caminetto, foto di Donjulio80


lunedì 20 novembre 2023

I Martinitt e il Mandarinetto di Renato Marelli e Roberto Bagnera Foto di Arianna Pogliani

La foto allegata è riferita ad un Natale (si vedono le fette di panettone) ma serve per dare l'idea dei piccoli Martinitt allineati davanti ai tavoli in attesa dell'ordine di potersi sedere per mangiare. Era ancora il periodo dei tavoli lunghi. Prima di sederci a mangiare dovevamo ascoltare l'ordine del giorno, solo dopo la sua lettura ci davano l'ordine di sederci. Archivio Museo Martinitt e Stelline, per gentile concessione di Renato Marelli.

Dalla metà degli anni 50 fino alla metà degli anni 60, una nota industria milanese utilizzava le bucce dei mandarini per ricavarne essenze. Acquistava quindi tonnellate di mandarini dei quali utilizzava solo la buccia.
Ecco quindi la strana collaborazione che avvenne in quegli anni tra il collegio dei Martinitt e l'industria Milanese. Questa ditta propose la fornitura di mandarini a noi collegiali in cambio della sbucciatura degli stessi. Un connubio che andava bene ad entrambi. Da una parte c'era la frutta gratis e dall'altra la "manodopera" gratis.
Quindi a rotazione, le compagnie dei ragazzi delle medie (allora ancora avviamento) venivano mandate in cucina con l'incarico di sbucciare i mandarini che sarebbero serviti per il pranzo o per la cena. Il guaio era che ogni tot mandarini sbucciati uno finiva in pancia dello sbucciatore di turno. Andò a finire che qualcuno esagerando (forse erano più i mandarini mangiati che quelli consegnati sbucciati) si senti male. La direzione decise allora che la sbucciatura dei mandarini sarebbe avvenuta in refettorio prima di pranzo coinvolgendo l'intera comunità.

La sede della Isolabella in via Villoresi, archivio Pictures Archives


 In quegli anni, nel periodo invernale avveniva un fatto curioso. In refettorio sui tavoli trovavamo 5 o 6 mandarini ciascuno. Prima di sederci ci ordinavano di sbucciare i mandarini e tenere le bucce in mano, poi alcuni incaricati passavano con dei sacchi di tela dove noi dovevamo buttare le bucce. Dopo questa operazione ci si poteva sedere e mangiare quei mandarini come frutta.
Perché tutto questo?
Una nota fabbrica di Milano produceva il liquore Mandarinetto. A lei servivano solo le bucce per estrarre le essenze che avrebbero aromatizzato il liquore.

La storica bottiglia del Mandarinetto Isolabella, lquore creato da Egidio Isolabella nel 1870



Del frutto sbucciato non se ne facevano nulla e lo avrebbero mandato al macero. Da qui l'idea di una collaborazione con i Martinitt. Loro ci donavano i mandarini in cambio dovevamo sbucciarli e rendere a loro le bucce.
A noi questa procedura non dava fastidio, anzi era l'occasione per farci una scorpacciata di mandarini.
Non vi dico le battaglie che facevamo con i semi dei mandarini da una tavolata all'altra, tra le nostre risate e l'incazzatura di qualche istitutore colpito involontariamente (non sempre involontariamente) da qualche seme.

Una storica pubblicità di Marcello Dudovich


Pubblicità anni 30 del Vermouth Bianco Coda di Gallo


In corso Cristoforo Colombo 11, sussiste un edificio che fu una delle sedi della ditta Isolabella & C., fondata da Egidio Isolabella. La facciata presenta una curiosa decorazione, si tratta di tondi che incorniciano 3 sculture di volti femminili con tanto di denominazione: Lina, Tilde, Nina, forse raffigurano le figlie del proprietario, ad ogni buon conto tali decorazioni si ripresentano anche nel lato che dà sulla via Alessandria anche se in questo caso non ci sono nomi incisi. Gradevoli anche le decorazioni dell'androne che rimandano a reminiscenze Liberty.
Qui di seguito alcune immagini scattate da Arianna Pogliani












domenica 27 ottobre 2019

Passeggiata Archeotranviaria attraverso il Municipio 3 di Gabriele dell'Oglio


Un trabattello ATM al deposito Spontini Monteverdi, piazzale Bacone, fine anni 30

Descrizione di una passeggiata tenutasi Domenica 13 ottobre 2019, con un gruppo di amici, alla riscoperta dei percorsi tranviari abbandonati tra Piazza Caiazzo e Via Ponzio.
Nemmeno il tempo di fare le presentazioni e di ammirare gli eleganti palazzi che si affacciano su piazza Caiazzo, che “sparo” la prima notizia sconosciuta ai più.
Fino al 9.6.1904 gran parte della zona dove ci troviamo ricadeva infatti nel territorio del Comune di Greco Milanese [1] [2] [3]; in quella data, con apposita legge furono rideterminati i confini tra Greco e Milano; in seguito, come noto, con il Regio Decreto del 23.9.1923, Greco Milanese ed altri dieci comuni furono definitivamente aggregati al Comune di Milano.


Foto 1 Mappa dal Catasto di Greco

Foto 2 Carta idrografica della zona del 1888

Foto 3 Carta idrografica della zona nel 1923




Oggi Piazza Caiazzo è attraversata dai binari tranviari lungo l’asse Venini-Settembrini, tuttavia non è sempre stato così: in origine infatti la linea “Settembrini”, attivata il 12.11.1906, non raggiungeva la piazza, ma terminava in corrispondenza di via Petrella.
Poco tempo dopo (17.11.1908), fu poi attivato il raccordo lungo via Petrella e via Spontini che raggiungeva il deposito tranviario interurbano “Monteverdi” ubicato in p.le Bacone, nell’isolato che ora ospita un complesso scolastico.
Ancora qualche anno (31.07.1911), a seguito dello spostamento in p.le Oberdan del capolinea della tranvia Milano Monza, un altro binario si sarebbe aggiunto: difatti le corse ascendenti della tranvia percorrevano via Lazzaretto e via Settembrini, per poi, raggiunta piazza Caiazzo, svoltare in Via A. Doria in direzione di P.le Loreto, dove avrebbero imboccato V.le Monza.
Ancora qualche mese (1.4.1912) e finalmente il capolinea urbano (della linea nel frattempo numerata 4) avrebbe raggiunto piazza Caiazzo, dove fu realizzato un apposito anello; la linea sarebbe poi stata prolungata sino a via Martiri Oscuri il 12.5.1919.
Nemmeno il tempo di assimilare le importanti modifiche introdotte nel 1926 (cambio di mano tranviaria, il 3 agosto, e soppressione del carosello di Piazza Duomo il 29 novembre), che, per consentire ulteriori modifiche alla rete, il percorso della Milano Monza subì una piccola modifica: fu infatti posato un binario lungo la via Mercadante, per cui le corse discendenti percorrevano l’itinerario Loreto-Argentina-Mercadante-Petrella, per poi reimmettersi nel vecchio tracciato in via Settembrini.
Tale modifica si era resa necessaria per consentire i lavori in viale A Doria, per la realizzazione del nuovo tracciato delle tranvie per Vimercate e Gorgonzola-Vaprio: con la loro elettrificazione si era deciso infatti di spostare il relativo capolinea in via B. Marcello [4] (che sarebbe stato attivato il 20.10.1931).
Foto 4 Il Capolinea STEL in una cartolina del 1931
Le corse discendenti avrebbero quindi seguito l’itinerario …-Padova-Loreto-A.Doria-Caiazzo-Gaffurio-B. Marcello, mentre le corse ascendenti avrebbero seguito l’itinerario B. Marcello-Vitruvio-Tadino-Petrella-Gaffurio-Caiazzo-A.Doria-Loreto-Padova-…
Per esigenze di servizio, sia da via Gaffurio, sia da via Tadino, i convogli interurbani potevano immettersi in Via Petrella in direzione di Via Spontini, per raggiungere il deposito Monteverdi [5].


Foto 5 Tram STEL in via Spontini sul finire degli anni 10 del Novecento
il passaggio dalla Edison alla STEL, con cambio di livrea, avvenne nel 1919)

Pochi mesi prima, con l’inaugurazione della nuova Stazione Centrale (1.7.1931) anche gli itinerari tranviari urbani avevano subito le necessarie modifiche: già dall’8 giugno era infatti stato attivato l’itinerario tranviario lungo via Vitruvio (da p.za Duca d’Aosta a c.so B. Aires) e il 3 agosto era stato attivato l’itinerario Caiazzo-A.Doria-Luigi di Savoia.
Pochi anni dopo (1939), il binario lungo via Mercadante, sarebbe infine stato raddoppiato, per essere utilizzato dalla linea urbana 7 [6].


Foto 6 Dettaglio della carta tranviaria del 1939
Per circa venti anni non ci sarebbero state modifiche alla rete, fin ché, dovendo provvedere alla costruzione della linea metropolitana 1, l’intero nodo afferente p.le Loreto dovette essere significativamente modificato.
La tranvia Milano Monza abbandonò il tracciato il 2.3.1958, trasferendo il suo capolinea in Piazza IV novembre sfruttando il tracciato, opportunamente modificato, della tranvia Milano-Cinisello, dismessa l’anno precedente, mentre il capolinea delle tranvie per Vimercate e Gorgonzola Vaprio fu trasferito in piazza Aspromonte il 22.11.1959.
Quanto alle linee urbane, dovendo “liberare” p.le Loreto e c.so Buenos Aires, furono attivati nuovi itinerari: nel 1960 fu realizzato l’itinerario …Oberdan-Spallanzani-S.F.Romana-Cadamosto-Lavater-Bacone-Matteucci-Abruzzi-…, cui si aggiunse nel 1964 l’itinerario …Vitruvio-Plinio-Morgagni-Bacone-Matteucci-Abruzzi-Pecchio-Aspromonte-Lulli.., alleggerendo quello lungo le vie Petrella-Spontini (rimasto attivo sino ai giorni nostri come itinerario di servizio da/per deposito Leoncavallo).
Ma torniamo alla passeggiata… partendo da p.za Caiazzo, abbiamo percorso via Gaffurio [7], via Petrella [8] e via Spontini [9], raggiungendo l’area del deposito Monteverdi, demolito nel 1975, per far posto all’istituto scolastico [10].


Foto 7 Via Gaffurio, foto di Filomena Schiattone

Foto 8 Via Petrella, foto di Filomena Schiattone

Foto 9 Via Spontini, foto di Filomena Schiattone

Foto 10 Piazzale Bacone il Deposito Spontini durante le fasi di demolizione
Lungo tale percorso sono ancora presenti, oltre ai binari di servizio tuttora attivi, numerosi tratti “tagliati” (via Gaffurio, via B. Marcello, via Mercadante, via Tadino) [11] [12] [13].


Foto 11 Via Petrella angolo via Mercadante, foto di Filomena Schiattone

Foto 12 Via Petrella angolo Tadino, foto di Filomena Schiattone

Foto 13 Via Gaffurio angolo via Benedetto Marcello, foto di Filomena Schiattone
Nel basolato del tratto terminale di Via Spontini è inoltre possibile “leggere” un flesso di comunicazione tra i due binari [14], derivante dalla necessità di eseguire alcune manovre (salto della motrice), per i convogli interurbani da/per deposito Monteverdi e, guardando bene, alcuni dei pali di sostegno [15] della linea aerea tranviaria, hanno tutta l’aria di essere rimasti gli stessi da decenni…


Foto 14 Il "Plesso" Spontini, foto di Paolo Barison
Foto 15 Uno dei pali di sostegno della linea tranviaria aerea, foto di Matteo Grieco
Lungo il percorso poi, non si è potuto fare a meno di alzare gli occhi dalla strada per ammirare un significativo numero di edifici di pregevole fattura, tutti realizzati nei primi decenni del secolo scorso [16] [17] [18].
Foto 16 Piazza Caiazzo e le pregevoli insegne Liberty della Farmacia, foto di Filomena Schiattone

Foto 17 L'incrocio fra le vie Mercadante e Petrella, foto di Filomena Schiattone

Foto 18 Balcone fiorito in via Spontini 3, foto di Filomena Schiattone
Da piazzale Bacone, la passeggiata è proseguita lungo via Paracelso e via Donatello fino a p.za Piola, seguendo l’itinerario tranviario istituito il 28.10.1929 e che sarebbe stato soppresso nel 1970, sempre con un occhio ai binari, ove ancora presenti, ed uno agli edifici di pregio [19] [20] [21].


Foto 19 Scorcio di via Paracelso, foto di Matteo Grieco

Foto 20 Edificio stile Liberty di via Paracelso 2, foto di Paolo Barison

Foto 21, trionfo di elementi decorativi Liberty in via Donatello 5, foto di Filomena Schiattone
Raggiunta via Spinoza, si è reso necessario un salto indietro nel tempo: infatti il primo itinerario tranviario ad interessare l’area fu quello istituito il 3.1.1924 …-Pascoli- L. Da Vinci-Spinoza-Piola-Pacini-Ampère-L. Da Vinci-Pascoli-… con l’anello di capolinea a girare attorno al Villaggio Gran Sasso [22], che purtroppo ebbe vita breve.


Foto 22 Piazza Piola, vista dall'alto del Villaggio Gran Sasso
A seguire, come detto, l’itinerario tranviario da/per Via Donatello, il quale attraversava la piazza senza necessità di regolazione semaforica, segno che il traffico automobilistico era trascurabile.
Parzialmente sovrapposto, qualche anno dopo (1.1.1939) sarebbe stato realizzato un secondo anello di capolinea lungo le vie Bonardi-Ponzio-Pacini.
Raggiunta p.za Leonardo da Vinci, non era possibile evitare una breve deviazione dal tragitto programmato, per vedere quanto rimane di un altro anello di capolinea storico: il 1° maggio 1926 era infatti stato attivato (a servizio della linea 26), l’anello di capolinea …-Pascoli-C. Erba-Plinio-De Janeiro-Mangiagalli-Colombo, con ritorno da L. Da Vinci-Pascoli-…, percorso fino al 1929, in senso antiorario e successivamente in senso orario, fino alla sua dismissione nel 1970 [23].


Foto 23 Via Pascoli per via Colombo, foto di Lina Olivieri
Gli anelli di capolinea di via Ampère e via Ponzio furono modificati alla fine degli anni ’60, per consentire la costruzione della metropolitana 2: poiché la stazione Piola si trova sotto via Pacini, nel tratto tra p.za Piola e via Ampère, i binari sovrastanti dovettero essere dismessi, per cui si risolse il problema invertendo la circolazione tranviaria in via Ampère, creando un percorso …-Piola-Spinoza-L. da Vinci-Bonardi-Ponzio-Pacini-Ampère-L. Da Vinci-Spinoza-Piola… che rimase in esercizio fino al 1970, quando venne dismesso e privato della linea aerea, salvo poi essere temporaneamente ripristinato in funzione dei collaudi dei tram serie 4900, data la vicinanza con l’Officina Generale Teodosio.


Foto 24 il tratto di binario di via Ampere foto di Filomena Schiattone
Attualmente, di questo itinerario restano un tratto di binario in via Ampère [24] ed i binari nel parterre centrale di via Pacini (con tanto di raddoppio) [25] [26] [27] e lungo via Ponzio, tagliati all’intersezione con le vie Bonardi/Bassini [28], dove si può vedere che i binari erano collegati in entrambe le direzioni in modo che potesse essere imboccato sia da Via Bonardi (tram in linea), sia da Via Bassini (tram provenienti dal deposito Leoncavallo).


Foto 25 Via Pacini e via Poggi (Google Street View)

Foto 26 Via Pacini e via Fossati  (Google Street View)

Foto 27 Via Ponzio e via Pacini, foto di Filomena Schiattone

Foto 28 Via Ponzio, via Bonardi, via Bassini  (Google Street View)

Si ringraziano Filomena Schiattone, Lina Olivieri, Matteo Grieco, e Paolo Barison per le fotografie scattate durante la passeggiata e Roberto Bagnera per la segnalazione degli edifici di interesse architettonico.


Bibliografia:
G. Cornolò:               Fuori porta in tram                  1980 E.Albertelli Editore
P. Zanin:                    Primi tram A Milano               2007 Editrice trasporti su rotaie
G. Boreani-P. Zanin: Dalla Edison alla ATM Vol.1  2018 Edito in proprio
G. Boreani-P. Zanin: Dalla Edison alla ATM Vol.2  2019 Edito in proprio



mercoledì 16 gennaio 2013

Il Caso Banderali di Roberto Bagnera

L'Antica Trattoria dell'Oppio in via Corelli, Archivio Pino Bellavita


Pochi sanno, o ricordano, che l'Azienda Tranviaria Municipale, ATM, produce un notiziario interno ricco di notizie utili ai propri dipendenti per quanto riguarda lo svolgimento del proprio lavoro, ma anche ricco di informazioni legate alle attività in generale dell'azienda stessa e al uo rapporto con la città di Milano.
Numerose sono le rubriche tecniche e giuridiche ma altrettanto numerose sono le immagini che, ovviamente scattate a Milano, consentono di avere a portata di mano una documentazione storica del mondo dei trasporti e, contemporaneamente, della città.

La copertina del Notiziario ATM che pubblica l'articolo dedicato al documentario
A volte si possono scoprire delle vere chicche, come in questo caso che riproduciamo nelle immagini seguenti: si tratta di un documentario prodotto da ATM per la Rai nel quale l'intento di rendere il pubblico partecipe alla vita di un tranviere tipo e quindi di comprenderne stati d'animo e motivazioni esistenziali, si fonde mirabilmente con un panorama storico della città meneghina, avendo come ambientazione luoghi che nel tempo si sono trasformati o, peggio, oggi non ci sono più, come ad esempio la Trattoria dell'Oppio in via Corelli al cui interno sono ambientate alcune scene.
Per il documentario fu privilegiata la scelta di utilizzare dei veri tranvieri, tutti in forza al deposito Palmanova, che aggiunge credibilità ai personaggi.
Un'immagine del 1965 dell'interno del deposito Palmanova dal sito dell'ATM
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