mercoledì 2 gennaio 2013

Aperitivo Alla Milanese di Roberto Bagnera

Inizia il nuovo anno e così, per brindare con tutti voi, iniziamo il nuovo corso con un post di carattere leggero.

La copertina del libro da cui è tratto questo stralcio
L’uovo di Colombo


Felice Colombo, oste del Tri Fioeu, zona Ponte Lambro, fine Settecento, aveva galline molto prolifiche, troppe uova che non si faceva in tempo a consumare e allora ecco l’idea, le cuoce sode e le mette sul bancone a disposizione dei clienti che vengono a bere da lui…ecco come nasce l’Aperitivo Milanese.

Leggenda a parte, inventata da noi, lo si confessa, fino a pochi decenni fa , nei bar della periferia era ancora possibile trovare sul banco le uova sode da accompagnare al proprio bicchiere e questa commistione cibo veloce- vino è proprio la madre di quel rito noto in tutto il mondo che va sotto il nome di aperitivo alla Milanese.




L'Antica Trattoria Bagutto, sita nell'omonima cascina,  a Ponte Lambro. E uno dei due più antichi ristoranti del mondo tuttora esistenti di cui si abbia notizia.


Negli anni Venti del XX secolo, quando era consuetudine riunirsi prima di pranzo e prima di cena per bere un aperitivo o un bicchiere di vino. I locali del centro città erano i più frequentati, lì infatti venivano serviti insieme ai cocktail a base di Campari , Zucca e altro, anche stuzzichini e cibi freddi di accompagnamento alle bevande, dando così definitiva consacrazione ad un rito tutto meneghino che ben presto conquisterà anche altre città d’Italia.
Oggi un nuovo mito si affaccia: l’Happy Hour, cioè un periodo di una o due ore in cui i vari locali che lo praticano fanno pagare agli avventori la metà del prezzo in listino delle consumazioni.

Ancora oggi, alle propaggini periferiche della città, può capitare di entrare in qualche bar dall'aspetto vetusto e trovare sul bancone delle uova sode già sgusciate che fanno bella mostra di sè in un cestino, o ciotola, con un salino a portata di mano, pronte per accompagnare il nostro aperitivo.

E’ un sistema importato dagli Stati Uniti negli anni 90, che ha subito preso piede in città, ma considerato che l’Happy Hour scatta sempre all’ora dell’aperitivo non è altro che una nuova versione  del nostro amatissimo sport preferito: l’aperitivo è e resta alla milanese, con buona pace degli Americani, che sembra che inventino tutto e invece riciclano le nostre idee, anche l’Americano, bevanda a base di Vermouth e Bitter che ebbe grande successo nei primi del secolo scorso è cosa nostra, si sa…nuovi miti, vecchi riti.

Lo stuzzicante bancone del Bar Ricci in Piazza della Repubblica, pronto per il rito dell'aperitivo.


martedì 25 dicembre 2012

Buon Santo Natale 2012

Una splendida immagine natalizia dal sito www iodonna it


Prima di tutto un grazie a chi ci ha seguiti finora in questa nuova avventura nella cultura di Milano, e della nostra regione, il blog Adalingo, la pagina Facebook Rifondazione Milano Policroma, la pagina Facebook Le Tracce di Ieri e il sito del Museo Franco Fava vogliono augurare a tutti voi delle giornate di festa serene e schioppettanti.
Il nostro impegno per il nuovo anno 2013 sarà quello di interessarvi e coinvolgervi sempre di più,

Buon Natale, quindi
e Miglior 2013
Auguri

Il Presepe Biblico di Baggio di Roberto Bagnera

Nella ricorrenza del Santo Natale, dedichiamo questo post ad una delle realizzazioni più toccanti di Milano, il Presepe Biblico di Baggio, in Piazza Sant'Apollinare, nell'omonima chiesa.
Un'iniziativa cui diede avvio Egidio Negri, operaio alla Borletti, che mise la sua febbrile volontà al servizio del progetto che vide la luce nel 1956.
Una storia di volontariato puro e vero, che, attraverso la ricerca e l'utilizzo di materiali di recupero, regalò a Milano forse il suo presepe più bello.
Riproduciamo di seguito l'articolo della rivista Itinera, dicembre 1989, realizzato dalla Fondazione Milano Policroma, con le riprese fotografiche di Franco Mauri.
L'articolo fu concertato e scritto con il compianto Egidio Negrini e rappresenta sicuramente un fedele ritratto dell'iniziativa.
La pubblicazione fu anche utilizzata come depliant per il presepe, l'associazione di Negrini ne acquistò numerose copie da vendersi in loco come complemento e completamento della serie di cartoline che erano gli unici souvenirs all'epoca.
(PER UNA MAGGIORE COMPRENSIONE E LETTURA DELLE PAGINE SOTTO RIPRODOTTE
CONSIGLIAMO DI FARE CLIC CON IL TASTO DESTRO DEL MOUSE E SELEZIONARE APRI IN UNA NUOVA SCHEDA)





domenica 16 dicembre 2012

Bernardino de Vincenzi, una breve biografia di Rolando di Bari




Bernardino de Vincenzi. Nato nel 1954, vigevanese di adozione da quasi mezzo secolo, Bernardino - per tutti “Dino” - de Vincenzi vive nel capoluogo lomellino dove, dal 1975 al 2010, è stato funzionario del Comune di Vigevano.

Brillante ed estroverso, con in tasca un diploma di Ragioneria e di Perito Commerciale, esperto in attività amministrative e contabili, ma studioso rigoroso e puntuale, come giornalista pubblicista, è iscritto all’Albo Nazionale – Sezione Lombardia – dell’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti, ha collaborato e collabora con varie testate. Storico, esperto in Storia antica e specializzato in Egittologia, è coautore e revisore di testi didattici di Storia antica, Storia comparata ed Egittologia, realizzati per università inglesi e, soprattutto, statunitensi. E’ stato ed è docente di corsi di Egittologia presso varie istituzioni culturali nazionali e locali.


Sue opere sono state pubblicate da La Rosa Editrice, Edizioni storiche Gaspari, Fanucci Editore ed Edizioni Selecta. Tra i lavori più recenti ricordiamo la collaborazione alla realizzazione, a livello locale, di Vigevano in divisa, e di Vigevano al lavoro e Vigevano in famiglia (entrambi con Rolando Di Bari e Franco Fava).

Ha collaborato anche con Francesco Ogliari, nella realizzazione dei volumi Malpensa 2000 Da dieci anni in volo verso il futuro, Milano, 92 giorni alla fine, Milano imperiale, Milano libera ricostruisce e della collana Era Milano.


 



A Vigevano ha collaborato, oltre alla realizzazione di numerosi progetti espositivi e di manifestazioni pubbliche di altro tipo, nella ideazione e con la responsabilità organizzativa e amministrativa, alla creazione del Museo della vita quotidiana e della Grande Guerra - Le tracce di ieri, poi intitolato a Franco Fava dopo la sua scomparsa.
I suoi ultimi lavori, pubblicati nel 2012 sono: il saggio "Egittologia Facile" per i tipi di Nulla Die, elaborato con un linguaggio semplicissimo in modo da consentire a chiunque di conoscere i fondamenti della vita e della società nell'antico Egitto,e il romanzo "I nove Pilastri" per CurcioEditore.



"I Nove pilastri" è un vero e proprio Thriller ambientato ai nostri giorni, ricco di forti connotazioni storico archeologiche. I flashback storici sono perfettamente ricostruiti con riferimenti a personaggi e avvenimenti reali documentati con rara maestria come

è usuale per Bernardino de Vincenzi.




Riportiamo qui di seguito la recensione pubblicata  lunedì 3 dicembre ultimo scorso sulla “Provincia di Cremona”:

Un thriller storico che tiene il lettore incollato sin dalle prime pagine ‘I nove pilastri’ di Bernardino de Vincenzi: i Vangeli che tutti conosciamo non sono gli unici, oltre agli apocrifi, ce ne sono invece altri due approvati in passato dalla Chiesa, ma andati perduti.

Ora, un paleografo e un ricco magnate americano daranno la caccia a questi documenti fondamentali, sovvertendo l’ordine costituito di molte grandi religioni, tra cui quella cattolica.Unintreccio ben congegnato, che viaggia tra le epoche e le nazioni, con novità anche in merito alla Sindone e al luogo di crocefissione e sepoltura del Cristo.
Siamo nel 26 d.C. negli anni di poco successivi alla morte di Cristo, e un segreto, «la Verità che non deve essere vista», viene celato da pochi uomini che disseminano nel mondo una fitta serie di indizi sibillini. 
Ma torniamo nel 2011, nei nostri giorni.


Un ricco magnate americano viene in possesso di uno di questi indizi e incarica Henry Walcott, filologo e paleografo di fama mondiale, di rintracciare un segreto cruciale per la stessa sopravvivenza della Chiesa cattolica. La caccia si scatena, ricca di azione, contro una spietata e crudele concorrenza di stampo nazista. Il mix di avvincenti flashback, dedicati ad avvenimenti e personaggi storicamente documentati, si intreccia in un percorso unico e inatteso. Un’insospettabile e sconcertante scoperta archeologica attende di essere trovata, per svelare il suo sapere millenario, aprendo finalmente gli occhi all’umanità.



Per finire unepisodio curioso, Bernardino nel 1999 ha avuto la soddisfazione di vedere realizzata la sua idea concepita per i festeggiamenti di San Silvestro della municipalità di Chicago: invitare due persone in rappresentanza di ogni paese del mondo, non Vip, ma semplici cittadini da scegliere con qualsiasi criterio (anche a sorte) per partecipare a una cena di gala il 31/12/99 con il sindaco in un ristorante tipico della città.

Ecco Dino alla Conferenza Ufficiale a Chicago



sabato 15 dicembre 2012

Il Museo della vita quotidiana e della Grande Guerra “Franco Fava” a Vigevano di Bernardino de Vincenzi


Il Museo è il risultato dell’evoluzione del Progetto “Archivio della Memoria – Le Tracce di Ieri”, che nacque  nel 2004, allorché il Comune di Vigevano aveva scelto di attivare un progetto di valorizzazione della memoria storica della città e della sua vita sociale ed economica, favorendo un processo di riscoperta e rivalutazione delle antiche tradizioni dell’artigianato, dei vecchi mestieri, delle professioni, collegando però il tutto alla vita quotidiana, assunta in tutti i suoi aspetti e manifestazioni di rilievo nell’arco di un periodo tra la fine dell’Ottocento e gli ultimi decenni del Novecento. 
 Nella foto di Diana e Mario Grisoni l'ingresso di Palazzo Roncalli, sede del Museo Franco Fava.

 Furono scelte diverse iniziative incentrate sull’utilizzo prioritario delle immagini, coinvolgendo enti, associazioni e privati legati al territorio. Si previde una evoluzione del progetto nell’arco di cinque anni, partendo da una fase di pubblicazioni per poi arrivare a creare strutture espositive o museali stabili, da collegarsi a manifestazioni di alto livello culturale da istituire in cicli ordinati e periodici.
            Il percorso iniziò con diverse manifestazioni parziali e si concretizzò ulteriormente con la realizzazione del volume “Vigevano al lavoro – inventario della memoria”. Si volle produrre una testimonianza concreta e duratura del valore delle immagini nella coscienza e nella conoscenza dei vigevanesi, e nulla meglio di un libro avrebbe potito servire a tale scopo.

            La scelta del tema  “lavoro” fu dettata da una duplice considerazione: il lavoro come attività fondamentale del progresso umano e della crescita civile ed economica della società, e il rapporto che inevitabilmente finisce per connettere il lavoro a tutte le altre attività umane.
            Il libro prendeva spunto dalla plurisecolare laboriosità dei vigevanesi e cercava di raccontarne la storia in modo agile e godibile, privilegiando l’immagine rispetto al testo. Ovvio che “raccontare” per immagini non può prescindere dalla fotografia, che si colloca in modo utilizzabile principalmente a partire dalla fine del secolo XIX. Il libro quindi iniziava con una breve premessa storica generale sul lavoro e il suo ruolo nella cultura e nella società umana dai suoi albori sino ai nostri giorni, con un accenno a parte anche al lavoro e alle peculiari attività di Vigevano nella sua plurisecolare storia, per poi proporre un vasto archivio di fotografie, raccolte in mesi di ricerca in archivi pubblici e privati. La sezione fotografica fu articolata per categorie e sottocategorie, con brevissime introduzioni per ognuna. Si andava dalle casalinghe agli operai, dai contadini agli ambulanti, dai “colletti bianchi” agli insegnanti. Le immagini avevano datazione varia, principalmente si collocavano tra la fine del 1800 e il primo dopoguerra, ma non mancavano fotografie più recenti.
            L’Amministrazione Comunale delegò l’assessorato alle Attività produttive alla gestione dell’iniziativa, e  in questa fase si rese più ancora incisiva la partecipazione di Franco Fava, che era stato uno dei maggiori ideatori dell’intero progetto e il suo maggior fautore.
            Franvo Fava produsse e realizzò, per conto dell’Amministrazione, grazie a uno staff di esperti collaboratori,  il pregevole volume “Vigevano al Lavoro”, posto in vendita a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato, al fine di favorirne nel modo più ampio possibile la diffusione: il successo fu clamoroso e il libro divenne il volume più acquistato in Vigevano per molti mesi, raggiungendo il record di vendite di 1.550 copie in pochi mesi.
            Tuttavia  la sua realizzazione non era stata concepita come una operazione commerciale, ma come un primo passo editoriale per la diffusione e la valorizzazione della memoria storica della città.
            Il passo successivo fu la pubblicazione di un secondo volume, di pari pregio e formato, questa volta dedicato alle memorie private dei vigevanesi, che infatti fu intitolato “Vigevano in Famiglia”, pubblicato a dicembre del 2005. 



Con esso si volle affiancare alla riscoperta del lavoro nelle sue più antiche accezioni e consuetudini cittadine, la rivalutazione e la conoscenza della vita quotidiana della città e del suo territorio, intesa come valore fondante dell’evoluzione sociale e civile della collettività. Parallelamente alla pubblicazione del libro si allestì una mostra temporanea nelle scuderie del Castello Sforzesco, dedicata alla vita quotidiana, agli oggetti d’uso e di lavoro, agli strumenti, ai giocattoli, ai libri ed alle riviste e giornali, agli oggetti curiosi, agli oggetti decorativi e a tutto quanto insomma circondava la giornata tipica, ma anche a quella diversa, di un vigevanese e di ogni altro italiano tra il 1880 e il 1975. La mostra fu organizzata e realizzata grazie all’attiva partecipazione di Rolando Di Bari, da molti anni stretto collaboratore di Franco Fava, già principale autore dei due libri citati, nonché proprietario di gran parte del materiale esposto.
            Anche il secondo libro ebbe un notevole successo di vendite e di critica e, parimenti, la mostra temporanea ebbe un successo ben al di là delle più rosee previsioni, venendo visitata da oltre diciottomila persone nell’arco di soli quarantacinque giorni. Anche la RAI effettuò un ampio servizio sulla mostra, diffuso sul TG regionale e sulla rubrica culturale settimanale di RAI2.


            Il grande successo della mostra incoraggiò la volontà di renderla permanente e, dietro le pressanti insistenze e incoraggiamenti di Franco Fava e dello stesso Rolando Di Bari, grazie ad un notevole sforzo economico, si previde una nuova, più completa e ampia sua collocazione nei prestigiosi spazi reperibili presso il Palazzo Roncalli, sede dell’omonima fondazione.
            Nella seconda metà del 2006 la mostra permanente fu aperta e fu denominata “Museo della Vita Quotidiana”. Riscosse  immediatamente un enorme successo di pubblico tanto che, nonostante la struttura fosse aperta solo al venerdì pomeriggio e nelle intere giornate del sabato e della domenica, il numero di visitatori salì a oltre mille unità di media a settimana, con punte sino a mille e ottocento in particolari occasioni.
            Fu naturale e consequenziale affidare a Franco Fava l’incarico di curatore della mostra, sia per la sua grande competenza, sia per l’amore e la passione che aveva profuso nella creazione di questo originalissimo “archivio della memoria”.
            Il passo successivo fu l’apertura di una speciale sezione del Museo dedicata alla Grande Guerra, considerando la tragedia bellica come un doloroso evento della vita quotidiana di milioni di italiani nel periodo 1915-1918, proprio in considerazione della peculiarità della Prima guerra mondiale che aveva visto la guerra di trincea divenire diffusa e comune a tutte le nazioni belligeranti.
            La nuova sezione fu allestita con l’acquisizione in prestito permanente dell’intera collezione di un cittadino vigevanese, Daniele Porta Fusero, grande esperto e ricercatore diretto di reperti sui campi che furono teatro del primo conflitto mondiale. La collezione privata fu concessa in prestito permanente gratuito dal Porta Fusero al Comune di Vigevano, in memoria del proprio genitore, Cipriano Porta Fusero, deceduto nel 2005. Naturalmente l’incarico di curatore della sezione fu affidato allo stesso Daniele Porta Fusero, proprietario e creatore della collezione. 

            Va sottolineato che il materiale esposto non ha nulla da temere al confronto, sia per qualità che quantità, con numerosi musei specialistici sulla Grande Guerra nazionali: si tratta di oltre quaranta manichini con divise complete di quasi tutte le nazioni belligeranti (alcune molto rare), più una collezione di ben oltre cinquemila oggetti comprendenti armi, proiettili, bombe a mano, mazze ferrate, baionette, caricatori, buffetterie, pacchetti di medicazione, manuali, bottiglie, scatolette di alimenti, berretti, attrezzi, filo spinato, manuali, schegge di granate e granate intere, documenti, fotografie, giornali e pubblicazioni, lettere, medaglie, zaini, borracce, gavette e ogni altro oggetto del periodo . La sezione, aperta nel dicembre del 2007, ha prodotto un incremento dei visitatori di oltre il 35%, con punte di visitatori che si aggirano sui 2.400 al giorno e, fatto non secondario, a poche settimane dalla sua apertura ha portato il Museo della Vita Quotidiana e della Grande Guerra (come è stato successivamente ribattezzato) in primo piano nel panorama turistico e culturale vigevanese, lomellino e lombardo: non a caso la struttura museale nel suo complesso risulta essere unica per tipologia a livello europeo. I più qualificati siti internet e numerose riviste specialistiche nazionali hanno dedicato link e articoli alla struttura vigevanese. 

            L'autorevolissima rivista "Uniformi & Armi", una delle più prestigiose a livello europeo in materia, nel suo numero di settembre 2008 nell'editoriale del direttore, riporta questa frase:
"....a Vigevano veniva inaugurato un bellissimo museo dedicato alla Grande Guerra ...(omissis)... che ha messo assieme negli anni una raccolta senza eguali in Italia - riteniamo noi - per completezza uniformologica, ampiezza di documentazione e oggettistica, serietà nella catalogazione".
            Un link completo del museo è anche presente sul prestigioso e conosciutissimo sito specializzato Cimeetrincee.
            Nel 2009 la struttura è stata ulteriormente ampliata con ulteriori spazi dedicati al territorio lomellino e all’agricoltura. Tale nuova sezione, intitolata “Il canto della Terra”, è dedicata soprattutto alle scuole, di ogni ordine e grado,allo scopo di far conoscere ai giovani la vita rurale, nell’ottica di una riscoperta del mondo rurale anche come opportunità di lavoro.
            Nel gennaio 2010 il Museo, e in particolare la sezione “Il canto della Terra”, è stato oggetto di un efficace servizio della RAI, mandato in onda sia all’interno della rubrica del TG2 “Sì Viaggiare” sia in altri contesti.
            Un ampio videoservizio sul Museo, qui illustrato in ogni sua parte, è stato realizzato dalla neonata TelePavia, che lo ha mandato in onda più volte sul suo canale digitale.
            Il Museo della vita quotidiana e della Grande Guerra “Franco Fava”, noto anche con il precedente titolo di “Le tracce di ieri”, fornito di un’ampia biblioteca tematica, di sala video e di book shop, è accessibile in ogni sua parte anche ai diversamente abili.

            La storia di questo fiore all’occhiello della cultura vigevanese (e non solo) si è tristemente conclusa nel 2010, allorché la nuova giunta leghista, eletta a marzo, ne ha decretato, per una bassa ragione di vendette personali e politiche, la chiusura e lo smantellamento.
            Il Museo è stato dunque obbligatoriamente distrutto. Le sue porte si sono chiuse definitivamente l’8 dicembre 2010.
            Encomiabilmente, però, i curatori e i collaboratori hanno provveduto a riunire e conservare in luoghi sicuri tutto il patrimonio materiale del Museo, in attesa che qualche fatto nuovo possa condurre a una sua ricostruzione. Come loro stessi amano affermare, “il Museo non è affatto morto e sopravvive a dispetto di coloro che ne hanno voluto la chiusura; manca soltanto di una sede consona”.
            Chiunque fosse interessato ad approfondire la storia e la situazione attuale, e ad avere notizie e aggiornamenti, può consultare il sito www.museofrancofava.it e contattare il profilo Facebook Le Tracce di ieri.

mercoledì 7 novembre 2012

Il Cabaret di Milano: Guido Andreoni di Roberto Bagnera

 Classe 1957, Guido Andreoni è un artista brillante a tutto tondo, forse poco conosciuto, ma sicuramente rappresentativo nell'ambito dell'avanspettacolo milanese, altrimenti detto Cabaret.



 Il nostro si forma artisticamente, già negli anni dell'adolescenza, presso l'oratorio della chiesa di Sant'Andrea, via Crema 22, di Milano, un'insospettabile fucina di talenti dalla quale provengono anche
Bebo Storti e il duo Aldo e Giovanni (in seguito Aldo, Giovanni e Giacomo).





Come attore di prosa affina la sua professionalità recitando in diverse compagnie oratoriali  fin quando nel 1979 entra a far parte della compagnia "Teatro Olmetto79" recitando in diverse opere, dal Tartufo di Moliére al Teatro Comico di Carlo Goldoni.
Fonda nel 1983 la compagnia "TEATRO DEL BRUSCELLO", mettendo in scena diverse opere dal Bertoldo a Corte di Massimo Dorsi a La scuola dei buffoni di Michele Deghelderode.

Nel 2006 è nel cast  dell film “L’aria del Lago” tratto da un racconto di Andrea Vitali con la regia di Alberto Rondalli per RAICINEMA.


Guido Andreoni collabora con diverse radio private come DJ, realizza alcune candid camera per RAI UNO, la fiction "Vento di Ponente" per RAI DUE ed il film per la TV "Renzo e Lucia" con Stefania Sandrelli e Paolo Villaggio per la Regia di Francesca Archibugi, Una puntata della serie televisiva "Benedetti dal Signore" Con Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti per la Regia di Francesco Massaro per le reti Medíaset. "La sai l'ultima? " e “Scherzi a parte” per Mediaset Canale 5. "Lista d'attesa" con Ana Laura Ribas edizione 2001-2002 per Telenova dove è anche autore dei testi, protagonista in quaranta puntate della Sit. Com. “Mi serve un’idea” in onda quotidianamente per Mediaset Rete 4, nel 2007 due puntate nella sit-com “Piloti” con Enrico Bertolino e Max Tortora per RAI 2, due puntate di “Camera Caffè” con Luca e Paolo per Mediaset Italia 1 ed “Un Ciclone in Famiglia” per la regia di Carlo Vanzina con Massimo Boldi, Maurizio Mazzocchi e Carlo Buccirosso per Mediaset Canale 5, realizza diversi spot pubblicitari: BelThe, Sky, Gatorade ecc.
Ottobre 2008 conduttore del programma “OSTERIA NUMERO 3” in onda al sabato sera in seconda serata su Antenna 3 ed ora in replica su diverse emittenti.


Guido è forse più noto per il suo lato scherzoso e comico e per l'attività cabarettistica nell'ambito del gruppo comico musicale "El Tranvai", fondato nel 1991, con i quali da sfogo alla sua passione per la musica milanese dando corpo ad una ricerca di tutti quei brani che la tradizione meneghina mette a disposizione proponendoli a modo suo ottenendo ormai da quasi un ventennio un discreto successo in Milano ed hinterland, ricordiamo a tal proposito nel 2009 la vittoria alla 15a edizione del premio D'Anzi, con la canzone MILANO DICE SI' scritta da Walter Di Gemma.


Guido è regolarmente su Antenna 3 dove fa parte del cast fisso nella trasmissione “Festa in Piazza” con I Girasoli, Marco Grazioli, Anna Delli Ponti, I Vigano Brothers, e su Telelombardia nella trasmissione “Tutta un’altra musica” con Enrico e Sabrina Musiani, condotte da Eugenio Ban.

ACAdeMi compie un anno di Roberto Bagnera

L'Associazione Culturale Adalingo de Milan compie un anno,
non è un'associazione in senso stretto, quanto un raccoglitore di iniziative e progetti
che promuovono Milano, la sua cultura, sotto tutti gli aspetti, e i personaggi che la decantano.


 Particolare del balcone in ferro battuto di via Mantova 15 il cui disegno è 
utilizzato come stemma della Fondazione Milano Policroma


L'attività di ACADEMI si dipana attualmente:
attraverso questo Blog,
la pagina Facebook
Rifondazione Milano Policroma
http://www.facebook.com/pages/Rifondazione-Milano-Policroma/462308297119950
dove vengono presentati aspetti inconsueti della città attraverso l'utilizzo di immagini scovate dalla rete, in modo da pubblicizzare anche i vari siti e blog non a noi collegati che si occupano di valorizzare la città ambrosiana,

la pagina Facebook
Le Tracce di Ieri
http://www.facebook.com/letracce.diieri?ref=ts&fref=ts
curata da Rolando di Bari che cerca di mantenere viva l'iniziativa del Museo della vita quotidiana Franco Fava.


Vivere e vedere Milano con occhi diversi è il nostro obiettivo, attualmente vi stiamo proponendo immagini della città attraverso la serie "Ve ne faremo vedere di tutti i colori" e presto introdurremo le rubriche:
Vie di Milano: che proporra immagini di singole strade,
e
Protagonisti: Edifici, luoghi, autori e storie della città.



Foto dell'ascia usata dal Boggia per commettere gli efferati delitti 
della Stretta Bagnera (Dal sito Storia di Milano)


Buon ultimo i gruppi facebook, gestiti dall'amico Alessandro Fortuna che qui vi consigliamo:

Io amo Milano http://www.facebook.com/groups/39152941943/
Milano rivuole il Salone delle Cariatidi di Palazzo Reale  http://www.facebook.com/groups/58693602059/
Milano, salviamo il Diurno Venezia http://www.facebook.com/groups/193865115316/
Quelli di Piazza Grandi alta e bassa degli anni 60 e 70 http://www.facebook.com/groups/240575851567/


Continuate a seguirci e a sostenerci cercheremo di farvene vedere... delle belle.