venerdì 22 febbraio 2013

Franco Fava una breve biografia di Rolando di Bari e Roberto Bagnera




Franco Fava, scrittore, storico, giornalista, commediografo, regista teatrale, divulgatore e animatore culturale, ha riservato grande parte della sua esistenza professionale allo studio e alla divulgazione della storia e del folclore milanese.
Per decenni direttore editoriale della Libreria Milanese - Edizioni Meravigli e La Spiga, ha diretto anche la più prestigiosa delle riviste ambrosiane, la “Martinella di Milano”
Molte le pubblicazioni da lui dedicate alla metropoli lombarda; tra i tanti titoli ricordiamo Storia di Milano, I navigli del Milanese, Leggende e storie milanesi, Tradizioni e feste popolari milanesi, Milano gotica, longobarda, carolingia, Milano magica & fantastica

Si è anche dedicato alla cultura popolare lombarda in genere; da questo interesse sono nati molti altri testi, quali Antichi proverbi comaschi, Antichi proverbi bergamaschi, Bergamo a tavola, Motti e detti bresciani, Tutta la Brianza a tavola.
Numerosi sono, inoltre, i titoli di cui è coautore: con Francesco Ogliari ha firmato, tra gli altri, La Milano del pret de Ratanà, Milano e i Promessi sposi, I proverbi de Milán, A Milán se dis inscì, Milano storia di strade. Con Rolando Di Bari ha firmato Storia (e storie) di Milano; insieme con Di Bari e Ogliari ha curato una riedizione della Cronologia di Milano dalle origini al 1860, di Giuseppe Gargantini, arricchita con immagini e note.


Negli ultimi decenni grande attenzione ha riservato anche alla storia e alle tradizioni della sua terra natale: Vigevano, la Lomellina, la provincia di Pavia. Non meno numerose, in tale contesto, sono le pubblicazioni da lui firmate o cofirmate. Con Rolando Di Bari ha lavorato a Vigevano al lavoro, Vigevano in famiglia, Donne a Vigevano, Storia della provincia di Pavia, La provincia di Pavia comune per comune, Cronologia della provincia di Pavia dal 1859 a oggi e a molti altri titoli, tra i quali, per le Edizioni Selecta, i volumi della prestigiosa collana Pavia e la sua provincia. A Vigevano è stato anche fondatore e direttore delle riviste “Vigevano Mese” e “Tutto Vigevano“.
Sempre a Vigevano è stato pure ideatore, fondatore e curatore del Museo della vita quotidiana e della Grande Guerra – Le tracce di ieri, che dopo la scomparsa gli era stato intitolato.
Nel corso della sua lunga esperienza editoriale ha tenuto a battesimo l'esordio giornalistico della Fondazione milano Policroma, di Roberto Bagnera, Carlo Arrigo Pedretti e Susanna Federici che lo hanno aiutato a gestire una visione moderna della produzione editoriale dedicata a Milano.
L'ultima sua fatica editoriale è stato il libro Milano Magica e Fantastica, per la Meravigli Editrice, con una prefazione scritta da Roberto Bagnera che sembra voler fermare sulle righe del libro, in uno scatto fotografico senza tempo, tutta la verve, la seria e profonda umanità e il geniale eclettismo di un protagonista della cultura ambrosiana.


Nato nel 1946 a Vigevano, vi è morto l’11 maggio 2009.


martedì 12 febbraio 2013

Come si diventa Tranviere di ACAdeMI

El Manetta, Manovratore del tram, Archivio ACAdeMI, foto del 1963

Un curioso, e commovente per certi versi, articolo sulle fasi di selezione per l'assunzione di nuovo personale dell' ATM, fu pubblicato nel numero di Aprile 1963 sul Notiziario aziendale.
Esso voleva sì rappresentare il rigore e la serietà con la quale l'Azienda affrontava questa delicata fase del lavoro, ma altresì quello scrupolo attento ai dettagli andava anche a rappresentare l'attenzione e l'affetto che ATM ha sempre dedicato ai suoi uomini.
Dai test attitudinali, alle visite mediche, poi l'istruzione tecnica e le prove pratiche e infine... l'agognato
Tesserino di Riconoscimento con quello strano e caratteristico numero fra il cognome e il nome, un codice identificativo nel caso in cui siano in forza diversi tranvieri con lo stesso cognome.

 Ci scusiamo per la qualità delle scannerizzazioni, ma l'esemplare in nostro possesso è un po' delicato, come sempre facendo clic sulle immagini con il tasto destro e selezionando "apri in una nuova scheda" avrete una migliore visualizzazione.













Tesserino di riconoscimento del 1960 (Proprietà Roberto Bagnera)

 



lunedì 11 febbraio 2013

Roberto Bagnera una Biobibliografia di Academi

Roberto Bagnera bimbo sulla mitica "Piazzetta" di Via Crema

Roberto Bagnera nasce a Vigevano il 31 marzo 1958, il padre è autista sulla linea 90/91 di  ATM di Milano, dove si trasferisce e quindi già all'età di 6 mesi abita in un appartamento di via Colletta, dove oggi si trova il centro commerciale Coop, e poco tempo dopo, il definitivo trasloco nel palazzo in stile Liberty in via Mantova 7, fuori le mura di Porta Romana.

Via Mantova 7
Già all'età di 8 anni, grazie a Franco Bossi, un collega dell'ATM del padre, che lo porta alla scoperta della città, iniziano le passeggiate alla ricerca di una Milano da emozione che genera un amore che da lì in poi diventerà sempre più importante. Unitamente alla grande passione per la musica che lo portò anche ad iscriversi per alcuni anni alla Gioventù Musicale Italiana.
Gli anni dell'adolescenza lo vedono alla ricerca di libri, cartoline e immagini della città concretizzando questa giovanile passione nella creazione di una prima associazione culturale: G.R.I.A.M. (Giovani Realmente Interessati a Milano).

La Gioventù Musicale Italiana a Milano aveva sede in C.So Vittorio Emanuele II nel palazzo dell'Omm de Preja


Dopo la Maturità Scientifica e l'scrizione a Lingue e Letterature Straniere all'Università Cattolica di Milano, si laurea nel 1985, Roberto Bagnera decide che è il momento di dare una svolta concreta a quell'amore per la città di Milano che era sempre al centro dei suoi interessi, nasce così, 7 Novembre 1982, la Fondazione Milano Policroma il cui simbolo, da lui stesso disegnato, prende a modello  i fregi liberty di un balcone di via Mantova 15.

I primi anni vedono l'associazione partecipare a diversi concorsi fotografici, riportando sempre almeno un premio, nel 1983 l'associazione partecipa all'iniziativa "Documentiamo i Beni Culturali" organizzata dalla Provincia di Milano ottenendo lusinghieri complimenti e la pubblicazione di alcune foto sul libro che raccoglieva le varie testimonianze dell'iniziativa.
Nel 1985 inizia la collaborazione con il giornale di Zona 4 "Il Dialogo", un mensile che già vantava decenni di pubblicazione, e questa fu la prima di una lunga serie di esperienze editoriali.
Nel frattempo vengono organizzate diverse mostre fotografiche presso alcune Biblioteche Rionali di Milano, ottenendo un deciso successo di pubblico, come testimoniato i giudizi lasciati sul registro delle firme.
Naturalmente a queste iniziative e alla quotidiana attività di ricerca si affianca la frequentazione dei consigli di circoscrizione della città nelle cui commissioni di cultura trovano posto alcuni soci della Fondazione.

La locandina comunale che presenta la mostra Alchimie Milanesi del 1987 che fu prolungata fino alla metà di ottobre.


Nel 1988 inizia la collaborazione con la Martinella di Milano, all'epoca aveva sede in via Plezzo ed era diretta da Franco Fava, dopo alcuni mesi divenne direttore Enzo de Bernardis che coinvolse la Fondazione Milano Policroma nell'avventura della creazione di una nuova rivista: Itinera Milano.

La copertina del numero di Maggio 1988 che ospita l'esordio della collaborazione con la Fondazione

Il numero di Novembre 1989 interamente redatto dalla Fondazione

Roberto Bagnera sulle pagine di Itinera Milano


Negli anni successivi le collaborazioni editoriali, in proprio o a nome della Fondazione videro Roberto Bagnera comporre articoli, fra gli altri, per "La Zona Quattro", "Milano Quattro", "Il Sette", "Milano Sette", "Darsena", "Quattro", "Qui Milano", "Nuova Serramenti" e "Vigevano Mese" oltre ai già citati "Dialogo", "Martinella di Milano" e "Itinera Milano".

Nel settembre del 1991 la Fondazione partecipa alla manifestazione "La Frutta in Festa", organizzata dalla SOGEMI, allestendo la mostra fotografica "Viaggio attraverso la Milano Commerciale" e  realizzando il servizio fotografico ufficiale.


Il 1992 è dedicato quasi completamente alla realizzazione di "Milanouveau", una mostra multimediale sul Liberty milanese che si sarebbe dovuta tenere all'interno dell'appena restaurata Palazzina Liberty in Largo Marinai d'Italia, era stata già confermata l'adesione e la partecipazione di Aziende storiche: Davide Campari, Arti Grafiche Ricordi, Gioiellerie Calderoni, Vetreria Artistica Grassi, La Rinascente e il Quartetto d'Archi della Scala guidato dal professor Pocaterra, si giunse alla definizione dei pezzi che sarebbero stati esposti quando scoppiò il bubbone di Mani Pulite e il progetto saltò e fu definitivamente archiviato.

Nel 1996 Roberto Bagnera si trasferisce a Vigevano per lavoro, gli viene affidata l'agenzia della Lomellina della de Agostini, ma questo non comporta l'abbandono della Fondazione, anzi, nel corso dell'anno, negli uffici vigevanesi viene ideata e realizzata la guida pieghevole della circoscrizione 4: Vittoria-Romana-Molise all'epoca.
Il pieghevole consiste in una facciata dedicata ad indirizzi e numeri utili della zona, con un elenco delle Associazioni che vi operavano all'epoca, quasi tutte ancora in attività, all'interno una cartina della circoscrizione con evidenziati in rosso i punti monumentali  e, ai bordi, una breve descrizione degli stessi.
Copertina e Retrocopertina della Guida di Zona 4
Stralcio dell'interno del pieghevole

Nel corso di questi anni, nei quali Roberto Bagnera ricopre la carica di Presidente, con l'eccezione del periodo del servizio militare, l'attività della Fondazione vede anche un cospicuo numero di visite guidate cui partecipano anche non soci ed altre associazioni culturali contribuendo al successo ed alla diffusione della Fondazione Milano Policroma che da subito ha privilegiato la ricerca di curiosità e d emergenze culturali milanesi meno note o sconosciute con un' attenzione quasi interamente centrata sulle periferie della città.
Nel corso dell'anno 2000 un nutrito gruppo di soci accusa l'allora amministratore delegato Riccardo Tammaro di aver gestito in maniera poco attenta le esigenze e le attività dei soci e si crea una frattura cui fa inevitabilmente seguito una vera e propria diaspora, Roberto Bagnera riesce a scongiurare lo scioglimento della Fondazione e decide di rassegnare le dimissioni, mantenendo la carica di Presidente HC (da qualcuno ultimamaente messa in discussione), non senza aver predisposto delle linee guida che avrebbero traghettato l'associazione verso nuovi traguardi.

Negli anni successivi la Fondazione prosegue con utte le attività come la redazione di articoli per giornali, le visite guidate, le mostre fotografiche e l'organizzazione di feste di piazza, nel 2004 è stato realizzato il trimestrale gratuito Milano Cultura.
Nel 2006 la Fondazione entra a far parte  della Commissione per le Periferie e collabora alla realizzazione dei progetti "La Milano della Memoria", "Milano Nascosta", "Un Parco in... Comune" e "Centomilano".
 Nel 2010 infine riceve la Civica Benemerenza del Comune di Milano, altresi nota come Ambrogino d'Oro.

Roberto Bagnera come appare nei frontespizi dei suoi libri

La collaborazione con la Fondazione Milano Policroma continua, pur senza partecipare volutamente alle decisioni operative, ma nel frattempo a Vigevano l'incontro con l'artista scrittore Rolando di Bari e la ripresa del rapporto con Franco Fava, anch'egli vigevanese e direttore dell'Editoriale Punto e Virgola, coinvolge Roberto Bagnera nel progetto Milanintasca di Francesco Ogliari ed ecco che nel 2001 esce il libro Milano Minima, uno dei libri più saccheggiati dal mondo di Internet, e non solo, capita spesso infatti di vederne interi stralci ripubblicati come materiale proprio su vari blog, siti o forum, senza peraltro che venga mai citata la fonte.

La copertina del libro che in seguito verrà riproposto come inserto del quotidiano Il Giorno


Successivamente verranno Pubblicati:
Milano a Tavola con la Storia
Storia di Vino e di Osterie
Nilano Liberty
Milano Deco
Milano Futurista
Milano a Tavola con la storia è stato ripubblicato come inserto del quotidiano Il Giorno



Oltre a svariate prefazioni e presentazioni per l'editrice Selecta Roberto Bagnera ha collaborato alla stesura del "Libro dell'Olio" e di "La Fiera di Milano", quest'ultimo attribuito a Riccardo Tammaro per motivi contrattuali, ma interamente riscritto, ha inoltre realizzato i testi del "Libro del Pane", e ha favorito la pubblicazioni di testi da parte di alcuni soci della Fondazione Milano Policroma fra i quali "La Milano della Scapigliatura" e la Milano di Delio Tessa" di Susanna Federici.
Restano, a causa di problematiche economico organizzative fra l'Editoriale Punto e Virgola e la casa Editrice Selecta, per ora inediti "Milano non solo Navigli", "Il Mare a Milano" e "Le Fontane di Milano".
 

Collabora alle iniziative Le Tracce di Ieri e Museo della Vita Quotidiana Franco Fava e crea nel 2011 la nuova Associazione Culturale Adalingo de Milan che oltre all'interesse per la città ambrosiana si occuperà anche della divulgazione del progetto del Museo Fava, 

Lo stemma di ACAdeMi che riprende i fregi liberty del cancello in ferro battuto di via Mantova 7
Attualmente l'attività di questa associazione si esplica nella tenuta del presente Blog, Adalingo, che vuole raccogliere e documentare gli scritti, oltre che di Roberto Bagnera, di Franco Fava, Francesco Ogliari, Rolando di Bari, Bernardino de Vincenzi, Piero Lucca, Susanna Federici, Carlo Arrigo Pedretti ed altri che si aggiungeranno in seguito.


Nell'immagine da Sinistra; Daniele Gherardi, attuale vice Presidente della Fondazione Milano Policroma, Rino Cieri, con la figlia Serena, Responsabile Tecnico JVC Kenwood, e Roberto Bagnera.
La pagina Facebook "Rifondazione Milano Policroma" , che deve il nome non ad una contrapposizione con l'associazione madre, ma ad un concetto di continuità e ripresa di argomenti non sufficientemente sviluppati all'epoca, rappresenta la vetrina del progetto ed una forma di divulgazione di quanto Milano sa essere amabile, e quindi amata, e delle sue emergenze ambientali, storiche e culturali.



mercoledì 16 gennaio 2013

Il Caso Banderali di Roberto Bagnera

L'Antica Trattoria dell'Oppio in via Corelli, Archivio Pino Bellavita


Pochi sanno, o ricordano, che l'Azienda Tranviaria Municipale, ATM, produce un notiziario interno ricco di notizie utili ai propri dipendenti per quanto riguarda lo svolgimento del proprio lavoro, ma anche ricco di informazioni legate alle attività in generale dell'azienda stessa e al uo rapporto con la città di Milano.
Numerose sono le rubriche tecniche e giuridiche ma altrettanto numerose sono le immagini che, ovviamente scattate a Milano, consentono di avere a portata di mano una documentazione storica del mondo dei trasporti e, contemporaneamente, della città.

La copertina del Notiziario ATM che pubblica l'articolo dedicato al documentario
A volte si possono scoprire delle vere chicche, come in questo caso che riproduciamo nelle immagini seguenti: si tratta di un documentario prodotto da ATM per la Rai nel quale l'intento di rendere il pubblico partecipe alla vita di un tranviere tipo e quindi di comprenderne stati d'animo e motivazioni esistenziali, si fonde mirabilmente con un panorama storico della città meneghina, avendo come ambientazione luoghi che nel tempo si sono trasformati o, peggio, oggi non ci sono più, come ad esempio la Trattoria dell'Oppio in via Corelli al cui interno sono ambientate alcune scene.
Per il documentario fu privilegiata la scelta di utilizzare dei veri tranvieri, tutti in forza al deposito Palmanova, che aggiunge credibilità ai personaggi.
Un'immagine del 1965 dell'interno del deposito Palmanova dal sito dell'ATM
PER UNA MIGLIORE VISUALIZZAZIONE DELLE IMMAGINI fare clic col tasto destro e selezionare apri in una nuova scheda.





lunedì 7 gennaio 2013

La Peroni nasce a Vigevano di Rolando di Bari

Nella foto storica di Eric Valmir i carri per la distribuzione al dettaglio della bevanda

La "Birra Peroni" nacque a Vigevano nel 1846, allorché in città giunse Francesco Peroni, il quale fondò, in "contrada di Porta Nuova" (quella che più tardi avrebbe preso la denominazione di corso Umberto e successivamente , nel secondo dopoguerra, l'attuale corso della Repubblica), un piccola distilleria per la fabbricazione della birra, tra le prime in Italia. 

Foto di Famiglia del 1864 (Dal sito Peroni)
 L'iniziativa ebbe un discreto successo. Il prodotto, venduto e consumato in un locale di mescita prospiciente la via (mentre il laboratorio era più all'interno, dopo un giardino annesso al locale), iniziò a essere richiesto e commerciato anche oltre i confini cittadini. Tanto che, nel 1864, il figlio di Francesco, Giovanni, che aveva nel frattempo preso le redini della piccola azienda, decise di trasferire la fabbrica a Roma, ove un nuovo complesso produttivo fu eretto nei pressi Porta Pia. 
Particolare della torre dell'ex stabilimento Peroni di Roma del 1910. Foto dal sito mariomieli org

Inizialmente lo stabilimento fabbricava ghiaccio e birra, ma ben presto il successo e la grande diffusione della bevanda condussero all'abandono della prima produzione. 

Particolare della facciata (dal sito mariomieli org)

 La fabbrica vigevanese fu occupata dalla Peroni fino al 1897, quando i locali furono rilevati dalla Birreria Spargelli Natale.
Nella città d'origine era poi sopravvissuto l'ex locale di mescita, divenuto a tutti gli effetti una comune osteria, che avrebbe però conservato sempre l'antico nome di "Birraria", mentre il locale più interno - quello che effettivamente aveva ospitato la distilleria - fu annesso all'esercizio ed esso pure utilizzato per usi vari (nel secondo dopoguerra ospitò anche la sede della più importante società. corale locale, la "Maestri Cantori"). Il complesso di edifici della "Birraria" scomparve nei primi anni Settanta, allorché tutto fu abbattuto e in sua vece fu costruito un moderno palazzo che avrebbe ospitato un supermercato.
Una vecchia cartolina che raffigura il Corso della Repubblica, già Corso Umberto, riconoscibile sulla destra il palazzo che ha sostituito l'edificio della Peroni. (Cartolina da delcampe net)

giovedì 3 gennaio 2013

Milano alcoolica: el vin di Roberto Bagnera


La copertina del libro da cui è tratto questo stralcio.


Nella prima meta' dell' 800 il termine ristorante era pressoche' sconosciuto a Milano, usati invece quelli di osteria e trattoria. Quest' ultima dava anche da mangiare ed era un gradino piu' in su della prima la quale aveva una concorrente nella bottega del vino o bettola che dir si voglia. Piu' tardi con l' arrivo dei robusti vini meridionali di Trani e Barletta si ebbero i trani.
Da trani deriva a sua volta l' aggettivo tranatt, cioe' frequentatore abituale di osterie.
Ai tempi del Porta si usava invece il termine boeucc, cioe' buca, tuttora nome di un antico ristorante. 


Molte osterie erano nelle vie del centro: Il Falcone, i Tre Re, il Rebecchino, il Bissone...
ma la maggior parte sorgevano in quella che allora era periferia: il Ronchetto, la Melgasciada, la Cazzoeula, la Magna, che aveva come assiduo cliente lo scultore Magni.
Una delle piu' famose era il Monte Tabor (citato dal Porta nel Misere) nei pressi di P.ta Romana.Assidua frequentatrice era Carolina di Brunswick, ricordata dal Porta in tre sonetti alquanto licenziosi come amante del proprio cocchiere, Bartolomeo Pergami, da lei elevato a rango di cavaliere. 

Carolina di Brunswick foto da libero.it

 
La piu' pittoresca delle osterie milanesi era pero' quella della Cazzoeula contornata da alberi secolari, con l' aspetto di un cascinale lombardo e la stalla ricca di mucche che offrivano alle popole il latte appena munto. Si trovava a P.ta Tosa e faceva concorrenza all' osteria del Pellegrino la quale annunciava pesce fresco trascurando di dire che veniva pescato negli stagni che circondavano il Senavra, il famoso manicomio dove Napoleone fece rinchiudere Giuseppe Lattanzi direttore del Corriere delle Dame per punirlo di una indiscrezione politica apparsa su quel foglio ad opera della moglie del Lattanzi, Carolina.
Celebri anche il Ronchetto fuori P.ta Ticinese che vantava come specialita' le cotolette di rane, e la Melgasciada nota per gli squisiti asparagi. Quest' ultima sorgeva dove un tempo c'era il bosco della Merlata, luogo malfamato ove agiva la banda dello Sgorlino e del Logorino. I due "galantuomini" furono finalmente catturati nel 1768, strusati a coda di cavallo e messi a morte.

La Cascina Merlata oggi ripresa da Luigi Petrazzoli





















Converrà ora  che si smetta di andar per Trani, che, come detto poc'anzi, è ormai sinonimo milanese di osteria  ricordando le mescite di vino Pugliese che furono le prime oasi di ristoro in citta’, e che si chiuda il discorso onde evitare di andare “in gajna”, come il vernacolo milanese descrive l’atto di ubriacarsi, non prima però di  concederci un’ultima  digressione, figlia tutta del fine umorismo popolare, dedicata a due monumenti cittadini. 
Il monumento di via Tiraboschi (Foto da chieracostui)
 
In via Tiraboschi un romantico gruppo bronzeo, opera dell’ex Martinitt  Enrico Saroldi, 1923,  che celebra l'eroe della Grande Guerra Giordano Ottolini e commemora le 18 vittime e i 40 feriti del bombardamento aereo, il primo mai avvenuto in città , del 14 febbraio 1916: due soldati, uno dell’eta’ romana e uno di quella comunale sorreggono un fante morente della grande guerra.

Foto d'epoca del Bersagliere Giordano Ottolini (Milano, 1893 – Monte Spil, 30 giugno 1916), eroe della prima guerra mondiale decorato alla memoria con medaglia d'oro al valor militare il 31/12/1916.

A causa delle pose non propriamente plastiche il popolo battezzò immediatamente il monumento di via Tiraboschi: “I Tri Ciocch” - i tre ubriachi.
Chissa’ poi se le posizioni assunte dai personaggi non rinvenivano alla memoria i tre stadi Milanesi della sbronza? Non li conoscete?

Eccoli: la “Cirla”, un’ ubriacatura allegra e ridanciana; la “Virla”, secondo grado, quando comincia a girare la testa e ci si rende conto che è meglio restare seduti; la “Patarlaca”, l’ultimo stadio, quando si barcolla ed e’ necessario trovare un appoggio per non cadere.
 Miglior sorte non è toccata infine, alla statua del sommo Leonardo, imponente opera di Pietro Magni del 1859, in Piazza della Scala, attorniato dai suoi mesti discepoli: Marco d’Oggiono, Andrea Salario, Cesare da Sesto e il Boltraffio.
Il monumento a Leonardo nella foto di tango7174

Fu il primo monumento di Milano ad essere ricostruito dopo i danneggiamenti subiti durante i bombardamenti del 1943.  
Giuseppe Rovani, al quale il monumento proprio non piaceva, con sagace arguzia e feroce umorismo  lo definì : “on litter in quater”, un litro in quattro, e da quel 1872 la locuzione rimase popolare anche se, ovviamente. non gradita allo scultore.