venerdì 5 luglio 2024

Conosci Milano: Via Varesina 7 di Roberto Bagnera e Luciana Furiosi

Spesso la frenetica attività del nostro quotidiano vivere ci nasconde testimonianze di un passato, neanche troppo lontano, quando il tempo fluiva in modo diverso e con ritualità che oggi non esercitiamo più. 

I tempi moderni ci hanno regalato delle comodità ormai irrinunciabili e ci fermiamo con stupore davanti alle antiche foto che ci raccontano delle sciostre, ovvero quelle rivendite di legna e carbone, spesso ubicate lungo i navigli, dove i Milanesi d'antan si approvvigionavano di quanto utile per il riscaldamento delle proprie magioni.

Anche le periferie estreme della metropoli ricordano e conservano tracce di quelle consuetudini, la via Varesina, testimone di uno storico tracciato viario di origine romana, al numero civico 7 ci rivela un edificio vetusto, oggi sede di un antiquario che era un tempo sede di una sciostra, gestita dal carbonaio Parabiaghi.

Via Varesina 7, l'edificio che oggi ospita un antiquario, un tempo sede del Carbonaio Parabiaghi











giovedì 4 luglio 2024

Conosci Milano: Piazzale Brescia 10 di Roberto Bagnera e Andrea Verduzzo

 Come troppo spesso accade non ci sono notizie precise dedicate a questo singolare edificio posto in piazzale Brescia all'angolo con la via Lorenzo di Credi, contraddistinto da un gusto eclettico che ripercorre nell'impianto costruttivo e decorativo elementi di stili architettonici del passato.

Elemento sicuramente di spicco è la meridiana, lato piazzale Brescia, che presenta un quadrante suggestivo e decisamente insolito.

Voci di quartiere narrano che questa villa fosse stata un comando della Wermacht tedesca durante l'occupazione nazista di Milano dell'ultima guerra, attualmente è residenza di un noto personaggio televisivo.







mercoledì 3 luglio 2024

Conosci Milano: Piazzale Gorini 6 di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone




Piazzale Gorini 6, un palazzo abbastanza anonimo, attribuito all'architetto Manfredo D'Urbino che aveva progettato diversi altri palazzi in città, più noto per essersi impegnato nella ricostruzione della Sinagoga di via della Guastalla 19, ridotta in macerie dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Fonti del Mercato Immobiliare milanese lo datano al 1910, ma decorazioni e stile fanno pensare ad un'epoca più tarda.

L'edificio di piazzale Gorini è ravvivato sull'angolo con la via Inama da un rilievo, quasi un bovindo, circolare, dal secondo piano fino al sommo dell'edificio, una colonna di balconi, appoggiati su mensole murarie e con un'apertura per ogni lato. 

La teoria verticale dei balconi d'angolo, inquadrata dal lato di via Inama, foto di Yuushikun 

Più appariscente l'androne d'ingresso, caratterizzato da una bella vetrata policroma, sobrio ma al contempo elegante e debitore del gusto Deco, impreziosito da particolari curati e ben realizzati, fra i quali spiccano sicuramente i ferri battuti del cancello, dell'invito alle scale e il raffinato ordito della ringhiera che possiamo ammirare nelle successive immagini scattate da Filomena Schiattone.


















lunedì 1 luglio 2024

Conosci Milano: Via Mario Bianco 3/5 di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Un edificio elegante, la cui architettura rimanda agli anni 20/30 del secolo scorso, con una facciata movimentata da cartigli scultorei, in via Mario Bianco, traversa della via Teodosio, altrettanto elegante il sobrio atrio d'ingresso arricchito da un pregevole cancello in ferro battuto, il palazzo è dotato di un piacevole giardino alberato.















Milano Liberty: Viale Monza 77 di Roberto Bagnera e Filomena Schiattone

Palazzetto in stile Liberty di viale Monza 77, una discreta partizione architettonica caratterizzata dalla parte frontale sporgente rispetto al corpo della costruzione, spiccano le eleganti decorazioni floreali tipiche dello stile Art Nouveau nell'ingresso, dove fa bella mostra il numero 73, riferito ad una precedente numerazione civica. Edificato nel 1926, ad uso magazzino è oggi adibito ad uso abitativo.  
Le decorazioni pittoriche, per quanto di ispirazione Liberty, sono di epoca più recente
Foto di Filomena Schiattone








giovedì 6 giugno 2024

Il Fantasma della bella Antonietta di Roberto Bagnera

 

Scorcio di corso Venezia, quando ancora si ergeva il palazzo Lucini Arese

Nell'Ottocento molte testimonianze citano che in questo palazzo di Corso Venezia facesse la sua apparizione, affacciandosi al balcone, la splendida Antonietta Fagnani Arese.

Il palazzo venne demolito in periodo post bellico e di questa apparizione si perse memoria.


Ritratto ottocentesco di Antonietta Fagnani Arese, Collezione Privata

Manca ogni possibile testimonianza in merito alla veridicità presunta di questo caso che potrebbe costituire solamente una delle tante romantiche leggende di fantasmi.

Antonia Barbara Giulia Faustina Angiola Lucia fu l'ultima nata di Giacomo Fagnani (1740-1785) e di Costanza Brusati Settala (1747-1805). Sposò il 20 febbraio 1798 in Santa Maria alla Porta il conte Marco Arese Lucini(1770-1852), sesto conte di Barlassina, figlio del conte Benedetto Arese Lucini e di Margherita Lucini dei marchesi di Besate.


Palazzo Lucini Arese in un'incisione di Marcantonio Dal Re

Contagiata da una grave malattia venerea, nell'ottobre 1847 si trasferì a Genova, dove di lì a poco si spense. La salma fu riportata a Milano e sepolta nella chiesa di San Babila.

Antonietta è considerata una delle figure di spicco della società milanese in epoca napoleonica. Amica della regina d’Olanda, Ortensia Beauharnais, il cui figlio passò alla Storia col nome di Napoleone III, frequentò la corte del fratello di lei viceré Eugenio.

Portale interno del palazzo Arese di Corso Venezia, foto di Osvaldo Lissoni

Esperta di francese, inglese e tedesco, aiutò Ugo Foscolo nella revisione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802), e nella traduzione de I dolori del giovane Werther e intrecciò con lui una relazione che sembra aver avuto inizio nel luglio 1801. A lei il poeta dedicò All'amica risanata: «E com'eri tu bella questa sera! Quante volte ho ritirati i miei occhi pieni di spavento! Sì, la mia fantasia e il mio cuore cominciano a crearsi di te una divinità».. Il 4 marzo 1803 l'avventura amorosa era già conclusa; Foscolo scrisse al Pecchio che Antonietta «aveva il cuore fatto di cervello».


lunedì 3 giugno 2024

I Martinitt e il Mandarinetto di Renato Marelli


La sede della Isolabella in via Villoresi, archivio Pictures Archives

Fine anni 50 inizio anni 60. Era ancora il periodo dei tavoli lunghi. Prima di sederci a mangiare dovevamo ascoltare l'ordine del giorno, solo dopo la sua lettura ci davano l'ordine di sederci.

La foto è riferita ad un Natale ma serve per dare l'idea di noi allineati davanti ai tavoli in attesa dell'ordine di poterci sedere per mangiare, Archivio Museo Martinitt e Stelline, per gentile concessione di Renato Marelli.

In quegli anni, nel periodo invernale avveniva un fatto curioso. In refettorio sui tavoli trovavamo 4 o 5 mandarini ciascuno. Prima di sederci ci ordinavano di sbucciare i mandarini e tenere le bucce in mano, poi alcuni incaricati passavano con dei sacchi dove noi dovevamo buttare le bucce. Dopo questa operazione ci si poteva sedere a mangiare quei mandarini come frutta.

La storica bottiglia del Mandarinetto Isolabella, liquore creato da Egidio Isolabella nel 1870


Perché tutto questo?
Una nota fabbrica di Milano produceva il liquore Mandarinetto. A lei servivano solo le bucce per estrarre le essenze che avrebbero aromatizzato il liquore.

Una storica pubblicità opera di Marcello Dudovich



Del frutto sbucciato non se ne facevano nulla e lo avrebbero buttato al macero. Da qui l'idea di una collaborazione con i Martinitt. Loro ci donavano i mandarini in cambio dovevamo sbucciarli e rendere a loro le bucce.